Direttore responsabile:
Felice de Sanctis
.: Cerca :.
.: News :.
.: Giornale :.
.: Speciali :.
.: Blog :.
.: La Città :.
.: Links :.
.: Contatti :.
.: Redazione :.
Le notizie più lette
Ecco il video dello scippo di ...
Molfetta, rapinano una 90enne ...
Molfetta, arrestato scippatore ...
Pino Amato (Udc): spartizioni ...
Degrado del centro storico di ...
Speciale: Il Mezzogiorno d'Italia
La politica di industrializzazione del Mezzogiorno (I parte)
NAPOLI - 11.11.2007
In occasione delle elezioni amministrative del 1951 e del 1952 la DC, rispetto alle politiche del 1948, comincia a perdere voti. In effetti, la sua politica riformista gli fa venire meno il consenso degli agrari meridionali e delle loro clientele. Ciò è indicativo di quanto le riforme degli anni ’50 abbiano iniziato a colpire alla radice gli interessi del blocco storico conservatore, da sempre indicato dai meridionalisti come la causa fondamentale dell’immobilismo del Meridione. Nel frattempo, dissoltosi il movimento dell’Uomo qualunque, nel Mezzogiorno i voti di protesta sono indirizzati verso due partiti di estrema destra: il Partito Nazionale Monarchico e il Movimento Sociale Italiano. L’ala conservatrice della DC appoggiata dal Vaticano cerca di indirizzare la linea politica del partito verso l’alleanza con le forze di estrema destra, per potere fronteggiare adeguatamente l’avanzata delle Sinistre, ma De Gasperi riesce a confermare con forza la linea di alleanza con i partiti laici. Tuttavia, per assicurare ad essa una solida maggioranza parlamentare viene varata una riforma elettorale che la propaganda delle opposizioni bolla come legge truffa. Alle elezioni del 1953 la DC e i suoi alleati non riescono ad ottenere il 50% dei voti, che farebbe scattare il meccanismo per l’assegnazione del premio di maggioranza. Per computare i seggi si applica la vecchia legge elettorale, che consente ugualmente alla coalizione di centro di ottenere la maggioranza parlamentare. Tuttavia, la maggioranza è così esigua che la seconda legislatura dell’Italia repubblicana versa in una permanente situazione di instabilità ed incertezza. De Gasperi viene subito bocciato e dopo di lui si alternano altri esponenti della Dc alla guida dei governi: Pella (foto), Scelba, Segni, Fanfani, Zoli. Regna l’immobilismo e le spinte riformiste subiscono un duro contraccolpo. Nonostante ciò, gli anni ’50 sono densi di avvenimenti importanti per la vita del Paese. Nel 1956 Trieste torna a fare parte dell’Italia. Nel 1956 Kruscev denuncia i crimini di Stalin. Nello stesso anno l’Armata Rossa interviene in Ungheria per reprimere duramente la rivolta popolare che chiede una maggiore libertà interna ed una maggiore autonomia dall’URSS. Il drammatico evento segna la rottura tra il PCI e il PSI. Il segretario del Partito Socialista Pietro Nenni riconosce la valenza difensiva del Patto Atlantico facendo venire meno, la pregiudiziale maggiore contro l’ingresso dei socialisti nella maggioranza del governo. Nel 1957 la Francia, la Germania, l’Italia, il Belgio, l’Olanda e il Lussemburgo firmano il trattato di Roma, con il quale si istituisce il Mercato Comune Europeo (MEC).
Salvatore Lucchese
Segnala la news ad un amico
Tutti i campi sono obbligatori
Il tuo nome
Indirizzo E-Mail del destinatario
Esprimi la tua opinione
Tutti i campi sono obbligatori
Nominativo
Indirizzo E-Mail
Messaggio
Lunghezza max.:2000 caratteri
ATTENZIONE!
LA VISUALIZZAZIONE DELLE OPINIONI NON E' IMMEDIATA
La redazione di Quindici si riserva il diritto di decidere, a suo insindacabile giudizio, di eliminare i commenti alle news che non riterrà adatti alla messa online:
pubblicitari a fini commerciali;
con contenuti non inerenti all'oggetto della news;
che possano essere interpretati come offensivi o lesivi della dignità umana.
In Edicola
Video Gallery
Accedi agli altri video
Numeri Precedenti
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
2011
09
10
11
12
Vai >>
Login Utente
Username
Password
Password persa?
Registrati
Sondaggio
La Corte Costituzionale ha dichiarato l'incompatibilità del doppio incarico. Azzollini è sindaco e senatore. Deve dimettersi?
Sì, da sindaco
Sì, da senatore
Sì da entrambi, perché è immorale il doppio incarico
No, perché è stato eletto dal popolo
No, perché è utile a Molfetta come senatore
No, perché come sindaco e senatore ha fatto molto