Speciale: Il Mezzogiorno d'Italia
La pedagogia della politica
NAPOLI - 15.10.2008 Molti giovani studiosi e ricercatori meridionali sono in prima linea per contrastare la deriva tecnicistica e formalistica della cultura occidentale. Nell’età del disincanto e della morte delle ideologie, la razionalità strumentale genera una nuova ricerca di senso, che non può essere delegata ai rinascenti integralismi e fondamentalismi di matrice religiosa, ma necessita di essere declinata anche e soprattutto in termini laici. Alcuni filoni di ricerca si stanno sviluppando in questa direzione, grazie anche all’apporto di giovani e brillanti forze coltivate nelle Università e negli altri Istituti di alta Cultura del Sud d’Italia. Per quanto concerne le ricerche educative, si deve constatare che da circa un trentennio il dibattito pedagogico contemporaneo si caratterizza per il tentativo di rilancio della sua dimensione teorica in contrapposizione al predominante modello scientifico-tecnologico. Pur dando per acquisita una delle principali svolte della pedagogia contemporanea – la nascita e l’affermazione delle scienze dell’educazione –, che ne delineano l’identità epistemologica nei termini della ipercomplessità, studiosi appartenenti a diverse correnti di pensiero hanno posto sempre più l’accento sulle finalità generali dei processi educativi e sui suoi modelli teorici di riferimento, delineando una prospettiva critica in aperta polemica con l’approccio funzionalista. In Italia, attraverso un lungo percorso di ricerca, articolato in rigorose ricostruzioni storiche e profonde riflessioni teoriche, Franco Cambi (nella foto) è tra gli studiosi che hanno posto l’esigenza di rilanciare la finalità specifica della pedagogia, da lui indicata nella “formazione umana di quell’uomo-soggetto-individuo inteso però come animale sociale che nella società (anche come storia) compie la propria formazione umana, che è insieme emancipazione da… e costruzione nella libertà, nell’autonomia, nell’autoformazione”. E’ all’interno di questo quadro critico di riferimento che si colloca il testo di un giovane e valente ricercatore Fabrizio Manuel Sirignano, Per una pedagogia della politica, Editori Riuniti, Roma 2007, in cui l’autore ripercorre storicamente ed analizza criticamente i principali autori di riferimento, nonché gli snodi problematici maggiormente significativi per la delineazione di un modello pedagogico incentrato su “una filosofia politica che indica i fini da perseguire e traccia il percorso da compiere”. Attraverso uno stile chiaro e rigoroso, l’autore ripercorre le principali tappe storico-concettuali relative al rapporto tra pedagogia e politica: dalla polis greca come “impresa educativa” all’ideale di educazione cristiana, dalle origini della modernità fino all’attuale dibattito nell’età del disincanto. Ne emerge una ricostruzione esaustiva delle caratteristiche di fondo del paradigma della pedagogia politica, alla luce di una principali emergenze educative del nostro tempo: l’educazione alla cittadinanza. Infatti, richiamandosi agli studi di Gianfranco Pasquino, Sirignano evidenzia che attualmente “non sono più le irrequitezze dei cittadini democratici a creare problemi. E’, invece, il loro, più o meno grande, abbandono della scena politica”. Salvatore Lucchese
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