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Speciale: Il Mezzogiorno d'Italia
La lunga agonia dell’intervento straordinario (II parte)
NAPOLI - 8.3.2008
Le incentivazioni economiche furono estese anche agli uffici delle imprese industriali, alle società di progettazione e ai centri di ricerca. Inoltre, con la legge del 12 agosto 1977, n. 675 furono disciplinati i finanziamenti per i processi di ristrutturazione aziendale, favorendo l’apparato industriale del Nord d’Italia. Nel complesso, gli anni ’70 si caratterizzarono per la instabilità relativa alle norme di attuazione degli interventi straordinari, nonché per il l’imprecisato ruolo delle Regioni sia nella fase di progettazione che in quella di attuazione. Agli inizi degli anni ’70, sopraggiunse anche una difficile congiuntura economica internazionale, caratterizzata da una fase di recessione, che determinò un rallentamento del tasso di sviluppo. Ciò rappresentò per il Mezzogiorno un duplice effetto negativo: la limitazione del processo di espansione industriale nazionale verso il Sud; il riemergere di tassi elevati di disoccupazione. Il Meridione non fu neanche capace di sviluppare un sistema di piccole e medie imprese, come avvenne nella cosiddetta Terza Italia (Triveneto, Emilia Romagna, Umbria, Marche). Anzi molte attività artigianali locali scomparvero a causa della concorrenza dei prodotti dell’industria di massa provenienti dall’esterno. Il 6 agosto del 1984 con un decreto presidenziale venne sancita la fine della Cassa del Mezzogiorno Seguì una nuova normativa tesa ad ampliare il ventaglio e il campo di applicazione degli incentivi alle imprese, soprattutto per la ristrutturazione, la conversione, l’acquisto di brevetti e licenze, l’offerta e la domanda di servizi. Si acuirono anche i problemi relativi al coordinamento informativo, progettuale ed attuativo tra i diversi settori della pubblica amministrazione ed i vari enti locali.
Salvatore Lucchese
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