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La grande sceneggiata del recupero di ordigni bellici dal porto di Molfetta. L’ex sindaco Natalicchio: clamore per 84 ordigni (rispetto ai 56.000 bonificati negli anni scorsi) e silenzio sulle opere importanti. Una maxi inchiesta sul porto nel numero della rivista “Quindici” in edicola il 15 dicembre
28 novembre 2018

 MOLFETTA – Una grande messa in scena a Molfetta con una conferenza stampa con tutti i militari schierati: esercito, marina, carabinieri, vigili urbani, capitaneria, due addetti stampa per supportare il sindaco (mancava stranamente l’assessore Mariano Caputo, troppo impegnato, forse, nei suoi cantieri perenni), manco se si dovesse dare l’annuncio dell’entrata in guerra di Molfetta contro l’Isis.

Tutto per la propaganda, se si aggiunge che la città era stata tappezzata da manifesti tipo “Molfetta liberata” dalle bombe, “torna a respirare”.

Oggetto di questo eccezionale evento dell’amministrazione di destracentro: il recupero di 84 ordigni nei fondali del porto di Molfetta. Avete letto bene: solo 84 bombe a fronte dei 56.000 ordigni recuperati dalle amministrazioni Azzollini e Natalicchio. Cosa avrebbero dovuto fare i predecessori, calcolando il quantitativo 600 volte superiore di ordigni? Portare la fanfara, invitare il presidente della Repubblica e il Papa nel segno della pace?

Sembra che l’amministrazione comunale, influenzata dal governo Salvini-Di Maio, si faccia trascinare nell’autoesaltazione eccessiva, senza misura.

Meno clamore sarebbe stato più equilibrato. Che succederà quando e se il porto sarà concluso? Almeno il sorvolo delle Frecce tricolori non dovrebbe mancare con il ministro Salvini in piedi su un carro armato a guidare la sfilata su Corso Dante.

Inevitabili le critiche sui social, una per tutte: «Qua sembra che manchi solo il Generale Schwarzkopf che guidò l'operazione Desert Storm. Va bene che oggi l'immagine conta più della sostanza, ma non esistono allocchi in giro».

Su questa tendenza alla spettacolarità dell’amministrazione che parla di rinascita, rinascimento, rifondazione (non il partito) di Molfetta con 50 opere pubbliche all’anno negli auspici dell’assessore Caputo (forse si riferisce alla chiusura delle buche stradali, che sono più di 50 e quindi serviranno 5 anni per chiuderle tutte) è intervenuta anche l’ex sindaca Paola Natalicchio.

«Stamattina sono passata dalla sede del Comune, in 167, per un colloquio con un dirigente e un assessore. Il parcheggio era pieno zeppo di macchine, ho dovuto parcheggiare fuori. Mi sono affacciata alla vetrata della sala auditorium. Piena di giornalisti. Telecamere, macchine fotografiche. Uomini in divisa del nucleo SDAI. Carabinieri, vigili, microfoni. Lo stemma del Comune trascinato a spalla da un dipendente comunale. Grande andirivieni, grande enfasi. Una strana tensione. Cos'era successo? Il sindaco, dopo aver tappezzato la città di manifesti sul mare che torna a respirare, annunciava a gran voce, in un set da Cinecittà, che stava dando il via al brillamento di oltre 80 ordigni a caricamento speciale. Operazione di protezione civile molto delicata, che noi abbiamo fatto il 27 ottobre 2014 con grande discrezione in collaborazione con la Marina Militare, il Nucleo dei Guastatori di Foggia, le forze dell'ordine e la Prefettura. Un'operazione straordinaria ma "ordinaria" per la nostra Molfetta che, da anni (da quando si è deciso di costruire il Grande Porto ad oggi non costruito), è interessata dalla più imponente operazione di bonifica da ordigni bellici dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, per la quale negli anni passati sono stati già interamente spesi i 5 milioni di euro stanziati per la intera bonifica del Centro e Basso Adriatico.

Oggi il sindaco prosegue DOVEROSAMENTE una attività di messa in sicurezza dello specchio acqueo di cui già due amministrazioni e due commissari si sono occupati. Ritiene, però, di tappezzare di manifesti ogni plancia della città raccontandoci che l'evento ha dell'incredibile (cosa c'è di incredibile?) ed è merito suo (qual è il merito?) e che, grazie al suo lavoro, il nostro mare "torna a respirare".

Non una parola nelle sedi opportune - il consiglio comunale e le piazze della città - sulla prosecuzione dei lavori del porto commerciale, sul futuro dei cantieri navali e di spiaggia Maddalena, sulla prospettiva di sviluppo del porto turistico, sul sostegno al comparto pesca.

Restando al porto, allora, tre domande al sindaco. Primo: con che soldi continuerà la bonifica da ordigni bellici dell'area del nuovo porto commerciale se i soldi del programma di bonifica del Medio e Basso Adriatico sono finiti? Ancora con i famosi "soldi del Porto"? E quanto costerà completare l'intera bonifica dell'area del Nuovo Porto e di quella di Torre Gavetone?

Secondo: le certificazioni della bonifica già effettuata sono valide o scadute. Se scadute - come a noi risulta - dovremo tornare a bonificare zone già sminate dallo SDAI, spendendo nuovi soldi per un lavoro di fatto già svolto, senza alcuna garanzia sulla data di ripresa del cantiere del Nuovo Porto?

Terzo: qual è la priorità, di bonifica, in termini di protezione civile: la zona del nuovo porto commerciale, con i lavori ancora fermi, o quella di Torre Gavetone dove, fra pochi mesi, riprenderà un'affluenza di bagnanti di centinaia di persone al giorno?

A noi i film di guerra, sindaco, piace vederli a limite al cinema. E la propaganda dei manifesti celesti sul mare che respira è molto poetica, ma lascia il tempo che trova. Sul Porto e su Torre Gavetone è calata da due anni e mezzo la nebbia fitta. Nessuno ha mai pensato che si tratti di una matassa semplice da districare.

Ma lei lavora in gran segreto sulle cose di sostanza e con grande enfasi su operazioni come quella del brillamento degli ordigni a caricamento speciale, cicliche, ordinarie e doverose.

E intanto né lei né il commissario siete riusciti a trovare la bacchetta magica per spostare i cassoni e mettere in sicurezza la banchina. Né il contratto con le ditte esecutrici è stato sciolto e né alcuna nuova gara sul nuovo progetto è stata bandita. Né un business plan sul futuro dell'area portuale è stato elaborato.

Un anno di commissario, un anno e mezzo di nuova amministrazione. Fra poco gli anni sono tre, gli stessi in cui abbiamo governato noi che eravamo, però, incapaci e bloccatutto. Giù la maschera e basta col cinema: sul Porto venite in consiglio comunale e in città e diteci davvero cosa sta accadendo. Abbiamo diritto di saperlo.

Il Porto non è cosa vostra, ma è bene comune. Di tutta la città».

SULLA VICENDA DEL NUOVO PORTO DI MOLFETTA SUL PROSSIMO NUMERO DELLA RIVISTA “QUINDICI”, IN EDICOLA IL 15 DICEMBRE, POTRETE LEGGERE UNA MAXI-INCHIESTA CHE RIASSUME TUTTA LA STORIA CON FOTO E DOCUMENTI.

"QUINDICI" QUELLO CHE GLI ALTRI NON DICONO

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