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“La giacca di pelle del Venezuela” all’Auser di Molfetta. Migrazioni, giovani e Mezzogiorno negli anni Cinquanta Un cortometraggio della sociologa Marina Mastropierro venerdì 15 novembre all'Auser
07 novembre 2019

 MOLFETTA - L’ultimo rapporto dello Svimez, associazione per lo sviluppo industriale del Mezzogiorno, sulla condizione economica e sociale nel Sud, scatta una fotografia rivelatrice sulle vere emergenze che riguardano il nostro Paese. Ci sono circa 2 milioni di meridionali che dal 2002 al 2017 si sono spostati al Centro Nord o all’estero per lavorare o studiare, di cui 132.187 solo nel 2017. Di questi 66.557 sono giovani, pari al 50,4%, il 33% è laureato.  

“La vera emergenza del nostro Paese è questa” afferma il direttore dell’Istituto Luca Bianchi, “le cui dimensioni superano quelle relative al fenomeno dell’immigrazione”.

L’emigrazione del Sud determina una perdita nella popolazione, soprattutto giovanile, solo in parte compensata dai flussi migratori che arrivano nelle Regioni del Mezzogiorno. Questo preoccupa rispetto a una previsione demografica di spopolamento che riguarda prevalentemente i Comuni sotto i 5mila abitanti. A fare le spese di questo svuotamento è anche l’andamento del Pil: in base alle previsioni fatte sul 2019 dallo Svimez l’Italia dovrebbe registrare sino alla fine dell’anno una sostanziale stagnazione, con un incremento lievissimo del Pil del +0,1%. Vi sono però delle differenze tra il Centro-Nord (che cresce di appena lo +0,3%) e il Mezzogiorno (che recede del -0,3%) che riaprono la famosa frattura territoriale dal quale il Sud stava faticosamente cercando di uscire. Anche la dinamica occupazionale segue lo stesso andamento: gli occupati al Sud negli ultimi due trimestri del 2018 e nel primo del 2019 sono calati di 107mila unità (-1,7%), nel Centro-Nord, nello stesso periodo, sono cresciuti di 48mila unità (+0,3%).

Anche il recente Rapporto Migrantes restituisce l’immagine di un Mezzogiorno come paese di nuova emigrazione: si tratta prevalentemente di giovani istruiti che emigrano per studio, lavoro o per altre ragioni. Secondo il Rapporto Migrantes le storie di chi emigra non sono sempre caratterizzate da progetti ben definiti, le situazioni mutano velocemente e le cause possono essere plurime. Pare non valere più la strategia del “per sempre”, come quando si sfidava l’oceano e dopo tanti giorni di navigazione si giungeva dall’altra parte del mondo e lì si restava per lunghissimi anni, se non definitivamente.

Questo quadro, che poteva essere previsto almeno circa 10 anni fa, ha aperto la riflessione della sociologa pugliese Marina Mastropierro sull’importanza del recupero della memoria per provare a comprendere meglio il presente. L’incontro con Girolamo Spaccavento, giovane emigrante che negli anni Cinquanta decide di sfidare la sorte partendo da Molfetta per cercare lavoro in Venezuela e poi in Germania, ha dato forma a un cortometraggio dal titolo “La giacca di pelle del Venezuela”. Erano gli anni dell’esplosione della musica rock in America e la figura di Elvis Presley era diventata iconica per la gioventù di tutto il mondo.

Lo strumento metodologico della “storia di vita”, in cui emblematici rimangono gli esempi italiani e mondiali, come “Intervista a Maria” di Clara Gallini del 1979 e Tuhami di Vincent Crapanzano del 1980, è stato mediato attraverso il supporto audio-video, con l’obiettivo di condividere il racconto di Girolamo e le immagini che lo rappresentano con il maggior numero di persone, soprattutto non addetti ai lavori. Ci sono particolari momenti storici nei quali le scienze sociali, così come la politica, interrogano la società. La sociologa Marina Mastropierro ha inteso attraverso questo lavoro trovare dei punti di contatto tra le migrazioni odierne e quelle passate, entrando nel territorio della propria città Molfetta, nelle pieghe di un Mezzogiorno povero che durante gli anni Cinquanta non aveva nulla da offrire ai suoi giovani. L’emigrazione si poneva spesso come una scelta forzata. Cosa succede nei nostri giorni? Si stanno verificando le stesse condizioni?    

La prima proiezione è fissata per il giorno 15 novembre in Auser a Molfetta, Piazza Paradiso 16, ore 17.15

 “La giacca di pelle del Venezuela” è un cortometraggio realizzato nell’aprile del 2019 grazie a finanziamenti Auser Molfetta e al lavoro volontario di Marina Mastropierro e Paola Natalicchio, rispettivamente sociologa e giornalista.

Idea, studi e ricerche e regia: Marina Mastropierro;

Riprese e consulenza autoriale: Paola Natalicchio;

Montaggio e consulenza autoriale: Annalisa Perla.

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