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La farsa del divieto di balneazione ad intermittenza a Cala S. Andrea per consentire il bagno ai disabili a Molfetta
La rampa per disabili a Cala S. Andrea
21 agosto 2018

MOLFETTA – L’amministrazione di destracentro di Tommaso Minervini ci ha abituato ai pasticci amministrativi, molte volte giustificati dal populismo o dalla necessità di mantenere insieme una coalizione ciambotto che più eterogenea non si può.

Ma l’ultima trovata ha del paradossale: il divieto di balneazione a comando o a intermittenza. Avviene a Cala S. Andrea dove esisteva da sempre il divieto di balneazione, ma qualcuno ora ha deciso che si poteva realizzare una rampa per consentire ai disabili di bagnarsi in acque, dove di solito vanno a rinfrescarsi i cani e qualche ingenuo cittadino che le trova comode, perché vicino casa a suo rischio e pericolo e mai sanzionato dalla Capitaneria di porto.

Dopo la realizzazione della rampa, con tanto di pubblicità, qualcuno fa notare al sindaco che tratta i disabili da cittadini di serie B mandandoli a fare il bagno in un’area dove esiste il divieto di balneazione.

Così, preso in castagna, Minervini, nell’era di Salvini, si adegua e prendendo esempio dai fascioleghisti, decide che il problema si può risolvere semplicemente rimuovendo (a tempo e a termine) il divieto e rendendo balneabili con un’ordinanza le acque di Cala S. Andrea (ora accessibili ai cani e ai disabili?).

E per avvalorare questa tesi, chiama in causa la Capitaneria di porto che certifica la balneabilità. Ma come mai, ci chiediamo prima non nessuno aveva mai sanzionato coloro che facevano il bagno alle spalle della stessa sede della Capitaneria di porto? Tolleranza, disattenzione?

Ma la cosa più divertente (non possiamo definirla diversamente) è che la sospensione del divieto di balneazione dura solo fino al 16 settembre (per consentire a tutti di nuotare fino alla conclusione della Festa patronale?).

Del resto il divieto di balneazione a Molfetta è solo un cartello che viene sistematicamente ignorato. Basta collocarlo nei punti vietati, per mettersi la coscienza a posto, poi ognuno è libero di violarlo (vedi Gavetone) senza problemi. In caso malaugurato di incidente, gli amministratori sono a posto: il divieto c'era, chi l'ha violato ne paghi le conseguenze.

Tutto ciò porta ad avere qualche perplessità sulla balneazione a comando o per decreto. Vista la discordanza fra i rilievi fatti dal Comune (?) e dalla capitaneria di porto, forse sarebbe il caso di interpellare un soggetto terzo, Goletta verde, WWF, ma ci piacerebbe conoscere anche il parere di Legambiente su questo ultimo pasticcio amministrativo.

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