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Speciale: Il Mezzogiorno d'Italia
La crisi dello Stato liberale (II parte)
NAPOLI - 30.4.2007
Nell’ottobre del 1922 a fronte della marcia delle squadre nere su Roma, l’atteggiamento della monarchia e l’insipienza delle principali forze politiche determina l’ascesa al potere del fascismo, con la nomina di Benito Mussolini (foto) a presidente del consiglio. Mussolini gode di un’ampia maggioranza parlamentare, che gli riconosce pieni poteri. Al governo partecipano anche ministri liberali e popolari, anche se questi ultimi lo fanno a titolo personale e non in rappresentanza del partito. Oramai certo della debolezza e delle incertezze della vecchia classe dirigente, Mussolini comincia ad attaccare la costituzione liberale, prima con l’istituzione del Gran Consiglio del Fascismo (1922), poi con l’integrazione tra le forze armate dello Stato delle squadre fasciste con la funzione di Milizia volontaria per la sicurezza nazionale. Varata una legge elettorale maggioritaria, nel 1924 la “lista nazionale”, formata da fascisti e liberali, ottiene la maggioranza assoluta dei voti e dei seggi. Solo nel 1924 con l’assassinio del deputato socialista Giacomo Matteotti, che aveva denunciato il clima di violenze e brogli nel quale si era svolta la campagna elettorale, il liberali partecipano insieme ai socialriformisti alla secessione dell’Aventino. Lo sconcerto si insinua nelle file dello stesso fascismo, ma la passività delle forze politiche di opposizione e l’inerzia del re consentono a Mussolini di guadagnare tempo e superare la crisi. Gli oppositori sono costretti all’esilio, alla cospirazione o al silenzio civile. Giovanni Amendola e Piero Gobetti vengono barbaramente aggrediti. Si apre la fase delle leggi fascistissime: il presidente del Consiglio non è più responsabile di fonte alla Camera (1925); il Gran Consiglio del Fascismo acquisisce sia il potere di designare il capo del governo (1925), sia di scegliere la lista unica dei candidati che gli elettori possono solo accettare o respingere in blocco per le elezioni alla Camera dei deputati (1928); i deputati “aventiniani” sono dichiarati decaduti, si limita la libertà di stampa e viene istituito il Tribunale speciale per i reati politici (1926); nasce il Consiglio delle corporazioni per evitare i conflitti sul lavoro (1934); viene abolita la Camera dei deputati ed istituita la Camera dei fasci e delle corporazioni (1939). E’ la progressiva instaurazione del regime fascista, il cui successo non è dovuto soltanto all’uso cinico e spregiudicato della violenza e della coercizione ma anche al consenso internazionale delle forze conservatrici e a quello interno di ampi settori della piccola e media borghesia, che vedono nel fascismo una forza capace di ristabilire l’ordine e ridare dignità alla nazione.
Salvatore Lucchese
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