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Speciale: Il Mezzogiorno d'Italia
La crisi dello Stato liberale (I parte)
NAPOLI - 24.4.2007
All’indomani della Prima guerra mondiale (1914-1918), l’Italia attraversa una grave crisi politica acuita dalla disattesa del Patto di Londra, che alimenta le contrapposizioni tra fautori ed avversari della guerra. Al governo Orlando seguono quello di Nitti (foto) prima (1920) e di Giolitti poi (1921). Nitti deve affrontare l’acuirsi della questione adriatica con l’occupazione della città di Fiume da parte di D’Annunzio, appoggiato da alcuni reparti dell’esercito italiano in aperta sedizione nei confronti del governo nazionale. All’interno, affascinati dal mito della rivoluzione russa, i socialisti rivoluzionari promuovono una serie di scioperi e di atti manifestamente ostili nei confronti dell’esercito e dei reduci. Questi ultimi, che hanno notevoli difficoltà ad inserirsi nella vita civile ed economica nazionale, costituiscono la base di sostegno dei nazionalisti e del nascente movimento dei Fasci di combattimento, fondati da Benito Mussolini a Milano nel 1919. I liberali come Giolitti e Nitti inizialmente pensano di utilizzare il nascente movimento fascista come forza d’urto in contrapposizione ai due maggiori partiti di massa: quello socialista da un lato e quello Popolare dall’altro, fondato da Don Luigi Sturzo nel 1919. Con la firma del Trattato di Rapallo (1920), Giolitti riesce a risolvere la grave crisi internazionale con la Juogoslavia, alla quale sono assegnate metà dell’Istria e la Dalmazia con l’esclusione di Zara e delle isole di Cherso e Lussino, assegnate all’Italia, e con la dichiarazione di Fiume città libera. Sul piano della politica interna, coerentemente al suo metodo della neutralità e della mediazione nei conflitti di lavoro, Giolitti attende l’esaurirsi della mobilitazione operaia culminata nel 1920 con l’occupazione di molte fabbriche. Forte dei successi conseguiti in politica estera e in politica interna, Giolitti ottiene lo scioglimento delle Camere e l’indizione di nuove elezione con la speranza di avere una maggioranza parlamentare capace di ridare la guida del paese ai liberali. Ma le elezioni del 1921 vedono la riconferma dei socialisti e dei popolari, frammentando ulteriormente il campo liberale oramai incapace di assicurare una guida stabile al Paese. Nel 1921, dopo l’ondata delle agitazioni operaie al Nord e contadine al Sud, appoggiati dagli industriali, dai latifondisti e dalla piccola borghesia, la squadre nere fasciste guidate dai ras locali intensificano le loro azioni armate contro le organizzazioni politiche e sindacali dei lavoratori, con una serie di azioni paramilitari che minano alla base le fondamenta dello Stato liberale.
Salvatore Lucchese
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