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L’omelia di Papa Francesco a Molfetta: don Tonino un pastore che davanti al Tabernacolo imparava a farsi mangiare dalla gente. “Dopo tante comunioni, siamo diventati gente di comunione?
20 aprile 2018

MOLFETTA -? E’ il momento del Vangelo e Papa Francesco nella sua omelia a Molfetta, non manca di citare spesso don Tonino Bello.

”Il Pane vivo disceso dal Cielo rappresenta il punto focale del Vangelo della giornata, con l’immagine di Gesù che “si offre a noi come Pane di vita, come a dirci: ‘di me non potete fare a meno”. L’Eucaristia, ha affermato il Pontefice nella sua omelia, non è “un bel rito, ma la comunione più intima, più concreta, più sorprendente che si possa immaginare con Dio”. Chi la riceve diventa a sua volta “pane spezzato, che non lievita d’orgoglio, ma si dona agli altri”,. “Vivere per” diviene “il contrassegno di chi mangia questo pane, il marchio di fabbrica del cristiano”. Questo è stato il cardine della testimonianza di don Tonino, un “Vescovo-servo, un Pastore fattosi popolo, che davanti al Tabernacolo imparava a farsi mangiare dalla gente. Sognava una Chiesa affamata di Gesù e intollerante a ogni mondanità”. Sul molo illuminato d’azzurro, si è levato l’interrogativo di Sua Santità: “dopo tante Comunioni, siamo diventati gente di comunione?”
?Il “Pane spezzato”, ha proseguito Papa Francesco, è “pane di pace”; don Tonino lo ha affermato con forza quando diceva che “la pace non viene quando uno si prende solo il suo pane e va a mangiarselo per conto suo”. Germoglia nella convivialità, nell’atto di condividere il “Pane di unità e di pace”, “chiamati ad amare ogni volto, a ricucire ogni strappo” per mezzo della Parola. Essa serve a “camminare nella via, non per sedersi a parlare di ciò che va e non va”. Quello che realmente importa è lasciarsi plasmare dal cambiamento di vita “richiesto da lui”; andare come Saulo e Ananìa, non autorelegarsi in “spazi rassicuranti”. Divenire “’corrieri di speranza’, distributori semplici e gioiosi dell’Alleluia pasquale”, della parola di Dio che “libera, rialza, fa andare avanti, umili e coraggiosi al tempo stesso”. “Viviamo ciò che celebriamo! Così, come don Tonino, saremo sorgenti di speranza, di gioia e di pace”.

(Foto Francesco Mezzina)

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