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L’Olocausto e le sue vittime
Alice in visita alla casa di Anna Frank ad Amsterdam
27 gennaio 2021

Oggi, 27 gennaio 2021 ricorre il 76° anniversario della liberazione da parte dell’esercito sovietico del campo di concentramento di Auschwitz.

Il genocidio di massa che ebbe inizio nel 1941 ad opera della follia di Hitler e della Germania nazista ha portato alla persecuzione e all’uccisione di oltre 17 milioni di persone, la maggior parte di origine ebraica.

Il folle pensiero antisemita nazista perseguitava persone appartenenti a categorie ritenute inferiori o dannose per la società quali ebrei, omosessuali, nomadi, testimoni di Geova, portatori di handicap.

Il nazismo dichiarò guerra a ogni pensiero libero. L’Olocausto fu l’assassinio premeditato e forse impunito, di milioni di civili innocenti.

Gli ebrei, considerati “specie parassita” degna di venire estirpata in maniera definitiva, furono perseguitati e uccisi; i ricchi come i poveri, i malati come i sani, i giovani, gli anziani e persino i bambini.

Tutti venivano privati ovviamente dei propri beni materiali ma, soprattutto della propria identità.

Per loro non c’era diritto alcuno: lo studio, la salute, la dignità, la libertà in ogni suo significato gli era precluso.

Il loro nome veniva trasformato in un numero. Venivano allontanati dalla famiglia e dagli affetti. Tutto questo sotto gli occhi complici ma impotenti del resto del mondo.

Per me, bambina nata libera e in libertà leggere questa storia pare inverosimile. Eppure è storia realmente esistita ed è nostro dovere prenderne coscienza e consapevolezza e parlarne sempre, per non dimenticare e far sì che certi errori ed orrore non accadano più.

In quest’ultimo periodo l’olocausto è stato paragonato alla pandemia che stiamo vivendo; il lockdown è stato considerato una prigionia immeritata

Io credo che non sia possibile dare uguale peso a un genocidio di massa, di cui le vittime, bambini, anziani, persone che non avevano colpe se non quella di professare una religione diversa o essere diversi, ad una pandemia che, è vero ci ha colto di sorpresa e ha scombussolato le nostre vite, ma, alla fine è una parte di storia, una cosa inevitabile.

Mi piacerebbe chiedere a Liliana Segre e a tanti altri sopravvissuti ai campi di sterminio se è meglio stare chiusi in casa per 4 mesi o in un campo di concentramento dove la libertà di pensiero, di movimento, di vita, non era neanche presa in considerazione

Di sicuro mi direbbe che essere chiusi, senza libertà in un campo di concentramento è peggio di una pandemia.

Lei è stata privata dell’amore del padre, della sua casa, della compagnia dei suoi amici, cosa che al giorno d’oggi può essere sostituita facilmente da una videochiamata.

Anna Frank è stata chiusa in una soffitta, con la porta nascosta da una libreria, non poteva neppure avvicinarsi a una finestra; al buio poiché non si potevano tenere le luci accese, il suo pasto dei fagioli poiché era l’unico cibo disponibile. Il suo unico passatempo era scrivere un diario, che per fortuna è riuscito a salvarsi e a giungere a noi, ed è una testimonianza importante della sua vita.

Lei, nata tra i privilegi è morta uccisa dalla follia nazista, di una malattia, il tifo, per cui non fu curata.

Noi giovani di oggi ci divertiamo con dei videogiochi in cui uccidersi a vicenda è il premio per la vittoria, dimentichiamo che in quei bui giorni della nostra storia i bambini venivano fatti schiavi nei campi di concentramento, senza cibo né acqua, che venivano uccisi in una camera a gas.

Questa è la realtà che ci ha visto colpevoli, e ciò non deve mai essere negato, perché il grembo dell’odio e dell’intolleranza è ancora fecondo

Concludo con una poesia di Bertold Brecht che ci invita a riflettere e a tenere sempre viva la voglia di libertà:

 

E voi, imparate che occorre vedere

e non guardare in aria; occorre agire

e non parlare. Questo mostro stava

una volta per governare il mondo!

I popoli lo spensero, ma ora non

cantiam vittoria troppo presto

il grembo da cui nacque è ancora fecondo.

© Riproduzione riservata

 

Maria Alice Agrimi de Candia

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