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L’impegno contro la mafia al Liceo Classico di Molfetta: la parola al magistrato Lorenzo Gadaleta
Lorenzo Gadaleta e Annamaria Caputi
11 marzo 2018

MOLFETTA - Tanti sono i dendriti in cui un neurone può ramificarsi, quanti i luoghi in cui la criminalità organizzata può irradiarsi. Non si tratta più di una pecca del Meridione, bensì di un fenomeno che coinvolge, specie di recente, anche il Nord Italia dove, abituati al fatto che la notizia di cronaca più eclatante che si ritrovi sfogliando le pagine dei quotidiani riguardi tutt’al più il furto di una bicicletta, si è sprovvisti dei mezzi per contrastare la mafia.

In occasione della “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie”, giunta alla XXIII edizione e che culminerà con la marcia organizzata dall’associazione “Libera” a Foggia, Lorenzo Gadaleta, Giudice della Corte d’Appello di Bari, ne parla sabato 10 marzo presso la biblioteca del Liceo Classico “Leonardo Da Vinci” di Molfetta, introdotto dalla prof.ssa Annamaria Caputi.

Un magistrato per cui i casi di omicidio e riduzione in schiavitù come conseguenza della criminalità organizzata sono pane quotidiano sa bene come la storia spiegata sui libri non renda l’idea di quanto effettivamente le associazioni mafiose siano radicate nel territorio. Ma l’ascesa del ceto medio borghese nel campo della magistratura ha soppresso la connivenza in favore della lotta alla giustizia e alla legalità, tanto da portare Gadaleta ad affermare che attualmente “è notevole la cifra di mafiosi dietro le sbarre”.

Sarebbe magnifico potersi vantare di numeri più cospicui, e sarebbe anche possibile se le organizzazioni criminali non si nascondessero come prede di caccia. La 'ndràngheta in Calabria, Cosa Nostra in Sicilia e Camorra in Campania sono solo alcuni dei più noti esempi che si possono citare a proposito della mafia italiana; dei più allarmanti non si conosce nulla o quasi. Le associazioni mafiose che minacciano più pericolo sono quelle ignote, sommesse, penetranti, quelle in cui basta un saldo accordo vigente fra tre uomini per giocare la partita dell’illegalità e del terrore. Proprio sulla semina del terrore fanno leva i capi mafiosi, per cui forse persino le armi sono ormai di vecchio stampo.

Non a caso la tipologia di organizzazione criminale più diffusa è la mafia capitale, che si manifesta attraverso lo spaccio di droga e di sostanze stupefacenti: occorre la sola minaccia per tenere in pugno le vittime che, pur di non rischiare la propria vita, preferiscono rimanere ancorate a patti illeciti o essere omertosi di azioni criminali. Azioni da cui tenersi alla larga combattendo in solitudine è molto difficile: il giudice riporta l’esperienza vissuta a Cerignola, a pochi chilometri da Molfetta, quando aveva soli 25 anni ed era ai primordi della sua carriera. Qui gli è stato detto “Gadaleta lei cerca la guerra? La guerra avrà”; qui ha imparato che l’unico rimedio contro la morte civile è saper farsi rispettare.

“Un vero capo mafioso del ventunesimo secolo non va neanche in giro con lo smartphone: tutto pur di evitare l’intercettazione”, spiega il magistrato.

Pur dovendo essere le stazioni di polizia a tener sotto controllo le organizzazioni criminali, succede l’esatto contrario, ma Gadaleta sente di poter spezzare una lancia per i carabinieri perché sono troppo pochi per contrastare una piaga così diffusa.

È un invito a restare in trincea? Certo che no, perché ci deve esser pure un Generale Inverno in grado di arrestare la mafia. È già partita, a tal proposito, una proposta da parte del Presidente del Tribunale dei minori di Reggio Calabria: si tratta della sospensione temporanea dell’affidamento dei minori all’autorità genitoriale in caso di padre e /o madre coinvolti in organizzazioni criminali. Spezzando i saldi legami di sangue dell’associazione mafiosa e garantendo ai minori l’educazione e l’istruzione si potrà fuoriuscire da un circolo vizioso che si tramanda di generazione in generazione e che riaffiora in età sempre più giovanile, come per le baby gang diffusissime a Napoli. 

Dimostrato come persino la mafia si evolve, portando la legge ad essere duttile in concomitanza con il crimine e ad adeguare i provvedimenti alla realtà, Lorenzo Gadaleta invita gli studenti a non adeguarsi mai all’illegalità.

“Non scommettete, non fate uso di stupefacenti perché in tal modo le organizzazioni mafiose sono incentivate a crescere”.

A crescere, invece, dev’essere l’informazione sul tema, che sta prendendo il controllo di tutto il territorio, persino di quello pugliese. Non dimentichiamo che la mafia barese è a due passi: e anche se non lo fosse, più c’è consapevolezza, meno c’è possibilità di sopraffazione.

© Riproduzione riservata

 

 

Autore: Sara Fiumefreddo
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