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L’ex ministro leghista Maroni a Molfetta, accolto da proteste e contestazioni
Lo striscione di protesta nell'aula
04 settembre 2019

Molfetta non si lega e lo ha detto chiaro e tondo all’ex ministro ed ex presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni esponente della Lega Nord (e sottolineiamo Nord, perché lo ha fatto anche lui, criticando la “presunta” politica nazionale di Matteo Salvini dello slogan “prima gli italiani”, per lui è sempre “prima il Nord” e l’autonomia delle Regioni).

Maroni è venuto a Molfetta a presentare il suo libro “Pensiero ambrosiano” in occasione delle “Conversazioni dal mare” promosse dall’Associazione “Artemia” ed è stato accolto da una rumorosa contestazione che ha avuto anche strascichi antipatici come l’intervento, forse un po’ inopportuno, dei carabinieri, pur in assenza di momenti di tensione di un gruppo che esprimeva solo dissenso in forma civile. (L’ordine di identificare i dimostranti, che si erano limitati a leggere un comunicato sarà arrivato direttamente dal ministro Salvini che non ha ancora lasciato la sua poltrona al Viminale?).

La protesta nei confronti del leghista è iniziata in Pizza Mazzini dove alcuni giovani hanno organizzato una specie di contromanifestazione per contestare la venuta a Molfetta di un esponente di un partito razzista fascista e soprattutto antimeridionale. I contestatori, infatti hanno proposto un’azione di controinformazione ricordando che della Lega Nord, «Maroni è stato segretario nazionale prima di Matteo Salvini negli anni 2012 e 2013. Anche lui, quindi, ha usato i 49 milioni dello scandalo che ha travolto il partito. Non possiamo accettare – hanno detto gli esponenti del Comitato #MolfettaNonSiLega - che le istituzioni cittadine finanzino e sostengano l'arrivo in città di uno dei protagonisti della propaganda e dell'azione politica contro il nostro Sud, promotore di un referendum di spirito chiaramente secessionista e anti meridionalista, quattro volte ministro del centrodestra berlusconiano, autore di politiche liberiste anche da presidente della Regione Lombardia e sostenitore di valori di matrice chiaramente razzista e contrari al principio di accoglienza e convivialità multiculturale.

È inaccettabile che con i soldi del bilancio comunale si incoraggi una iniziativa di chiaro stampo politico, dando voce a un leader che per anni ha fatto della propaganda contro il Sud il cento della sua proposta politica».

La somma di 3.000 euro che secondo i manifestanti è stata concessa dal Comune per “Conversazioni dal mare” appare eccessiva e lo hanno detto civilmente.

Non dimentichiamo che la Lega Nord ha protestato violentemente e incivilmente contro lo Stato italiano, sputando perfino sulla bandiera e insultando i meridionali (“che puzzano più dei cani” diceva Salvini), ma ora che sono al governo, non accettano le critiche, come gli intolleranti alle regole democratiche.

La protesta contro Maroni è continuata anche all’esterno della sala consiliare che ospitava la presentazione del libro, con uno striscione che diceva: «Lega Ladrona il Sud non perdona», mentre in coro cantavano: «Leghista molfettese, vattene a Varese (la città di Maroni)». Non si è capito a quale “leghista molfettese” si riferissero.

Lo stesso striscione è stato portato all’interno dell’aula consiliare dove parlava Maroni, il quale ha reagito con molto self control, riconoscendo il diritto alla critica.

Alla fine del dibattito fra Maroni e il giornalista Cenzio Di Zanni, l’ex ministro ha lasciato Palazzo Giovene, fra i cori di protesta e, scortato, ha evitato di incrociare i manifestanti in piazza Municipio, allontanandosi da via S. Pietro.

Fin qui la cronaca della protesta, dei contenuti del dibattito relativo al libro “Pensiero ambrosiano”, riferiremo in altro articolo.

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