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L’avv. Maurizio Altomare di Molfetta ottiene il sequestro di stipendi, beni mobili e immobili di ex manager dell’Unicredit Il processo riguarda, tra l’altro gli ex amministratori delegati Federico Ghizzoni e Alessandro Profumo (quest’ultimo dal 2017 alla guida di Leonardo, ex Finmeccanica). Bloccati 40 milioni di euro fino alle eventuali condanne per bancarotta
L'avv. Maurizio Altomare
21 novembre 2020

MOLFETTA - Un avvocato di Molfetta, Maurizio Altomare, è riuscito ad ottenere un maxi sequestro conservativo di stipendi (1/5), beni mobili e immobili di ex manager del colosso bancario Unicredit.

Un’operazione storica e rilevante (anche per l’entità dei beni per un valore di oltre 40 milioni di euro) che vede coinvolti, 14 dirigenti fra cui gli ex manager di Unicredit, Federico Ghizzoni e Alessandro Profumo (quest’ultimo dal 2017 alla guida dell’ex Finmeccanica, oggi Leonardo, prima industria produttrice di armi in Italia), che avevano rivestito il ruolo di amministratori delegati della banca.

Il maxi sequestro è stato disposto dal Tribunale di Bari a tutela del titolare dell’azienda Divania, Francesco Saverio Parisi, costituitosi parte civile proprio con l’avv. Maurizio Altomare di Molfetta, nel processo per bancarotta che vede coinvolti i nomi più in vista del gotha finanziario italiano.

Il processo per bancarotta è in corso davanti al Tribunale di Bari e vede Parisi vittima di un’operazione che lo aveva portato a sottoscrivere, tra il 1998 e il 2005, contratti derivati (una specie di speculazione, una scommessa economica a rischio), su consiglio dei manager oggi sotto accusa. Questi avevano imbottito l’azienda barese produttrice di divani di titoli pericolosi, che hanno poi portato al dissesto e al fallimento dell’azienda e al licenziamento di 400 dipendenti.

I manager, secondo l’accusa, avrebbero assicurato Parisi che i contratti derivati erano a costo zero, mentre, in realtà, gli imputati, che si dichiarano innocenti, avrebbero distratto senza autorizzazione più di 183 milioni di euro dai conti correnti della società Divania, produttrice di divani.

Il continuo prelievo avrebbe poi generato il fallimento nel 2011 della società con sede nella zona industriale di Bari-Modugno.

Secondo l’accusa, Profumo sarebbe stato il coordinatore delle strategie e della commercializzazione alle imprese clienti dei contratti derivati.

La notizia è stata data in esclusiva sull’ultimo numero del settimanale “L’Espresso”.

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