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L’amministrazione Minervini di Molfetta approva il primo bilancio. Ma ne esce malconcia. Le critiche dell’opposizione: conti disinvolti e gonfiati
23 marzo 2018

MOLFETTA – L’amministrazione di destracentro di Tommaso Minervini a Molfetta approva il suo primo bilancio di previsione a notte fonda. Ma la maggioranza non ne esce bene, anzi piuttosto malconcia, sia per le pesanti critiche delle opposizioni dei destra e sinistra, sia per le cifre che non convincono.

A fare le pulci al sindaco e all’amministrazione destracentro è l’ex sindaco Paola Natalicchio oggi consigliere di opposizione di Sinistra italiana.

«Oltre 12 ore di consiglio comunale sul primo bilancio della giunta di Tommaso Minervini. In aula fino alle 3 e mezzo del mattino, a discutere della visione e della soluzione dei problemi della nostra città – scrive la Natalicchio -. Con ostinazione, tenacia e amore puro per la città. Abbiamo votato contro. Convintamente. Contro un bilancio che ci sembra gonfiato e disinvolto. Un bilancio che prevede entrate molto, troppo alte e spese superiori a quelle che possiamo permetterci. Che stanzia 1 milione e 900mila euro di oneri di urbanizzazione, mentre l'urbanistica è bloccata e i costruttori dei comparti 17 e 18, dopo anni di strumentali pressioni, ancora non firmano le convenzioni col Comune. Come faremo a incassare cifre così alte da permessi a costruire che nessuno viene a ritirare?

Un bilancio che stanzia 950.000 euro di entrate legate alle multe, quando l'accertato medio nell'ultimo triennio è di un terzo inferiore. Come faremo a quadrare i conti e a recuperare 300.000 euro in più dalle tasche dei cittadini?

Un bilancio che ci dice una cosa inquietante: la cassa del Comune è in sofferenza e se ripartissero davvero i lavori del Porto (e i pagamenti conseguenti) rischierebbe di prosciugarsi in pochi mesi. Un bilancio che prevede un piano delle opere pubbliche pindarico. In cui si abusa del project financing (per la "smart city", per il porto turistico e addirittura per i cantieri, per il parco del Tombino e chi più ne ha più ne metta), in cui nel 2018 si vede poco, pochissimo. In cui abbiamo chiesto alla Regione un milione di euro di danni dopo l'alluvione del 2016 in zona industriale e ne abbiamo ricevuti la metà, potendoci solo limitare a mettere qualche toppa (ma "Emiliano è amico nostro").

In cui le urbanizzazioni nelle periferie, in particolare a via Spadolini e dintorni, sono rimandate al 2020, al di là delle belle fotografie con i comitati di quartiere. E però facciamo un teatro da 7 milioni di euro vicino alla scuola Berlinguer (decidendo di seppellire il sogno di riaprire il Teatro dov'era prima: a piazza Municipio, nell'attuale sede degli uffici comunali).

In cui i lavori della piscina sono previsti nel 2019, condannando ancora a un anno di stop l'impianto natatorio, con "buona pace" per gli 11 lavoratori che dal prossimo mese perdono anche la disoccupazione e un impianto che rischia di andare in malora perché dopo due anni gli "esperti" (Commissario e Sindaco) non sono riusciti a fare uno straccio di bando.

Un bilancio in cui non ci sono novità sulle politiche sociali, se non il fallimento delle politiche di "affido abitativo" e idee poche e confuse sull'emergenza casa.

Un bilancio nelle mani di una struttura comunale smontata pezzo per pezzo, in cui è scomparso il settore lavori pubblici, in cui il segretario generale ha sulle spalle tre settori ad interim tra cui la ragioneria (controllore e controllato), mentre il concorso svolto sugli Affari Generali è bloccato senza essere annullato, in cui in giunta c’è ancora un assessore il cui coniuge guida una società partecipata in house (l’assessore ai Lavori pubblici, Mariano Caputo, la cui moglie, come più volte sottolineato da “Quindici” è ancora al vertice della Mtm: rientrerà anche nella spartizione post elettorale, ma è certamente una cosa indecente, fatta proprio da chi quando era all’opposizione inviava esposti alla Procura. Ma Minervini è sotto ricatto di Caputo, col rischio di caduta dell’amministrazione?, ndr).

Aspettiamo la pubblicazione dei Peg (i singoli capitoli, voce per voce, che saranno approvati da sindaco e giunta dopo il voto di ieri) per capire esattamente come il sindaco ha disegnato le entrate e le spese di questa annualità e delle prossime due.

E lavoreremo politicamente sulle linee strategiche del DUP, il Documento di Programmazione più simile a un "libro dei sogni", pieno di disordine e contraddizioni, che a una ordinata agenda di governo. Perché' in quel Dup ci sono tanti, troppi errori che vanno corretti.

Sarà questo il nostro lavoro nei prossimi mesi e nei prossimi quattro anni. Provvedimento per provvedimento. Controllo democratico e proposte concrete per migliorare le condizioni di Molfetta nostra. Anche dall'opposizione.

Caro sindaco, siamo solo un po' assonnati. Ma abbiamo gli occhi molto aperti. E non ci stanchiamo».

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