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L’amaro della disfatta, presentato a Molfetta il diario di Michele Carabellese, dopo l’armistizio dell’8 settembre del ‘43
Piccininni, Marisa e Vincenzo Carabellese, Allegretta, Spadavecchia
12 giugno 2019

 MOLFETTA - La flotta italiana, l’8 settembre del 1943, a seguito dell’Armistizio e nel rispetto delle clausole previste, salpò da La Spezia e da Genova per sottrarsi ad una possibile cattura tedesca. Alcune navi furono colpite gravemente dagli attacchi e affondarono, altre riuscirono a proseguire la navigazione verso Malta, porto inglese e furono internate nei laghi Amari, lungo il canale di Suez.

I laghi Amari, il piccolo e il grande, sono due laghi salati, uniti tra loro e circondati da una vasta zona desertica, prospiciente la penisola del Sinai. Le due navi da battaglia italiane, che si erano consegnate a Malta, le corazzate Vittorio Veneto e Italia, furono ospitate nel bacino dei laghi.

Michele Carabellese, di origini molfettesi, è un ufficiale della corazzata Italia. Su piccoli foglietti, descrive, giorno per giorno, ciò che accade sulla sua nave a partire dalla data dell’Armistizio. Vincenzo e Marisa Carabellese, hanno deciso, dopo 75 anni, di pubblicare questo diario, per rendere omaggio alla zio e raccontare la vicenda di alcune navi della Marina Italiana, dopo l’armistizio dell’8 settembre del 1943.

I due curatori della pubblicazione, presentata nella sala consiliare del Comune di Molfetta, sono i nipoti dell’ufficiale, che non ebbe figli e vide in loro la continuità della sua vita, la sua eredità. I nipoti, riordinando vecchie carte appartenenti allo zio, ritrovarono un pacco contenente tanti foglietti, li lessero, chiesero anche ad altri un parere su quanto scritto e la risposta fu che si trattava di una documentazione di grande interesse storico, scritta giorno per giorno dall’ufficiale, con eventi raccontati “in presa diretta” e non dopo la conclusione della guerra.

Senza sapere cosa dovesse succedere e se le notizie che giungevano fossero false, Michele Carabellese scriveva quanto accadeva su una delle più belle corazzate italiane “L’Italia” (ex Littorio), ferma nei laghi e con il divieto per l’equipaggio di mettere piede a terra. La calligrafia di Michele Carabellese, riferisce la nipote Marisa, presentava qualche difficoltà nell’essere interpretata e anche la carta era datata, si decise di riversare su computer le note del diario per pubblicarle in un libro. Il diario si conclude alla fine di maggio del 1944 quando gran parte dell’equipaggio sbarcò e rientro in patria.

Nel periodo di internamento nel bacino, racconta Vincenzo Carabellese, la marineria italiana ricevette le lodi del grande statista inglese Winston Churchill, verso la quale fu assunto un atteggiamento improntato al rispetto e alla cortesia. Churchill disse espressamente che la Marina italiana dovesse essere trattata bene e arrivare indenne nei nostri porti. L’equipaggio era sulla nave, come tenuto agli “arresti domiciliari” sapendo poco o nulla di quanto stesse accadendo in Italia. Nel diario si mescolano storia, cronaca e vicende personali dell’autore. Anche Carabellese riceveva notizie vaghe e frammentarie sulla propria famiglia e nulla sapeva della propria consorte Paola che si trovava in Romagna, in territorio occupato dalle truppe naziste.

Il diario comincia con la descrizione degli accaniti attacchi dei bombardieri tedeschi mentre le navi si trovavano nei pressi delle Bocche di Bonifacio.

L’ufficiale racconta: “anche la nostra unità è stata colpita. Trepidazione per le conseguenze. La nave, all’atto dello sgancio delle bombe, accosta fulmineamente e sbanda più del naturale e ciò viene di volta in volta avvertito sulla plancia di comando. Controlli su eventuali allagamenti e intanto prosegue rabbiosa la reazione della contraerea. Iddio ci ha protetti, la bomba, per un prodigioso miracolo, ha perforato lo scafo laterale ma è andata a scoppiare in mare, ad una certa profondità e questo ne ha ritardato lo scoppio”.

Gli interventi nel corso della presentazione del libro, sono intervallati dalla lettura di alcune pagine del diario. Alla conferenza, patrocinata dal Comune di Molfetta, presentata dalle associazioni combattentistiche e d’arma, hanno partecipato anche il vicesindaco Sara Allegretta, l’avv. Lamberto Piccininni, presidente ANMI (Associazione marinai d’Italia) Gruppo Molfetta, oltre a Vincenzo e Marisa Carabellese, nipoti dell’ufficiale. A moderare l’incontro il dr. Michele Spadavecchia, presidente dell’Associazione “Eredi della Storia”.

Il 20 febbraio del 1944 Michele Carabellese scrive di aver mandato un altro messaggio a sua moglie Paola. Era una donna bellissima, di ottima famiglia, e lui, quando la conobbe, ne rimase folgorato. Il loro amore, i nipoti ne sono stati testimoni, durò fino alla fine dei loro giorni. L’ufficiale racconta di provare sollievo ogni volta che, scrivendo questi messaggi alla moglie lontana, si illude che presto o tardi lei debba riceverli.

Si domanda: «Arriveranno essi a destinazione, non arriveranno?!? Quando arriveranno? Quanta ansia in queste domande e quanta tristezza per le condizioni in cui, per la tragedia della guerra e per l’abisso in cui la nostra Patria, divisa e sgretolata materialmente e, quel che è peggio, moralmente, si è costretti a vivere. La mia angoscia dura da molti mesi (e quanto durerà ancora…??), il giorno in cui potrò riabbracciare Paola, potremo riabbracciarci, stringerci reciprocamente al cuore, a questi cuori che tante ansie e tanti timori, tante incertezze e tante speranze, tanta fede e tante depressioni vivono da tempo, sotto l’infuriare degli eventi, l’accanimento delle dolorose circostanze e della crisi profonda che attraversa la Patria e che mette a dura prova gli spiriti più forti e i cuori più saldi».

Bellissime le parole scritte e la simbiosi completa che si era creata tra il diario e il suo autore: era come se lui parlasse ad un vecchio amico. L’avv. Lamberto Piccininni si chiede se effettivamente: “si tratti di un libro di storia o di un semplice diario? In effetti sono evidenziati alcuni aspetti intimi ma tante pagine andrebbero citate. Si va oltre la cronaca minuziosa e si fa riferimento ad un patrimonio di valori comuni, l’avere un alto senso per la parola prestata, l’essere al servizio della Patria fino al supremo sacrificio, aggiunge Marisa Carabellese.

Poi c’è quotidianità, descritta con più note giornaliere: il deprimente ruolo della corazzata ferma, con rassegnata dignità. L’equipaggio provato da una così lunga permanenza in un ambiente ostile e disabitato.

“L’amaro della disfatta”, edito da Nadir Media Edizioni, è un diario che descrive una realtà storica, si entra in contatto con uno scenario di guerra, sostiene il moderatore Michele Spadavecchia, rispondendo all’avv. Piccininni.

Al libro va riconosciuto un contributo di genuinità, esprime ed evidenzia la capacità dell’equipaggio di non abbattersi ad uno sfiduciato lassismo, pur vivendo in una condizione di libertà vigilata e sotto il controllo degli inglesi. Ma la dignità e il decoro che traspare dalle loro piaghe, dalle loro ferite, la voglia dei marinai di dare attuazione all’Armistizio, il dovere di difendere la Patria ad ogni costo e come dovere costituzionale, consentivano loro di superare ogni privazione.

“Speriamo che i più giovani possano cogliere questi valori, conclude Marisa Carabellese, in una società satura, in una società di sprechi, che i sacrifici di queste persone non siano stati inutili, che non ne sia valsa la pena”.

© Riproduzione riservata

Autore: Vincenza Amato
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