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Jazz contro i porti chiusi con Amnesty International a Sapemore Molfetta: Felice Mezzina e gli Stay Human, Umberto Binetti per una serata di cultura e riflessione
Umberto Binetti recita, Felice Mezzina al sax, gli Stay Human dietro
06 ottobre 2018

 MOLFETTA – Un gradito ritorno quello di Felice Mezzina e Umberto Binetti insieme nell’incontro promosso da Amnesty a Molfetta che ha offerto l’occasione di una serata culturale diversa ascoltando i brani letti da Binetti, la buona musica jazz degli Stay Human (Gianluca de Bari alla chitarra, Vittorio Palmisano alla tastiera, Marco Pennelli alla batteria e Marco Valente al contrabasso e lo stesso Mezzina al sax), degustando le proposte di Sapemore.

Tutto per un pubblico qualificato che ha gradito la proposta di Amnesty: jazz contro i porti chiusi, sul tema di accoglienza ai migranti “I welcome”.

«Io sono il comandante – scandisce con voce appassionata Umberto Binetti, su un brano del “Pescatore di uomini” di Thomas Pistoia – ...  Qui fuori galleggiano in una carcassa sferragliante una quarantina di persone. Uomini, donne, bambini; stipati come bestie, in cerca di una speranza imponderabile, moscerini che si abbattono suicidi contro una finestra chiusa che nega loro salvezza dalla pioggia. E io ora cosa devo fare… La legge dice che sono clandestini, devono tornare a casa. La legge va rispettata. Dovrei avvertire le autorità, rimandarli indietro, comunque lasciarli qui. Ma in questo mare di buio ho già visto troppi cadaveri galleggiare nel vuoto. Sono andato da loro. Li ho trovati in cuccette maleodoranti, addossati ai muri dei corridoi, nella stiva, ai bordi delle scalette.
Al diavolo la legge! Non è legge, se mi permette di ignorare la sofferenza. Non è legge, se mi consente di lasciar morire una persona. Ordino al mio equipaggio di agganciare la carcassa. Poi cominciamo a trainarla. Abbiamo dato loro da mangiare e da bere. Sembrano più tranquilli, anche se danno l’impressione di avere comunque paura di noi».

E da Pistoia a Ivano Fossati: «Nina ci vogliono scarpe buone /e gambe belle Lucia/ Nina ci vogliono scarpe buone / pane e fortuna e così sia / ma soprattutto ci vuole coraggio / a trascinare le nostre suole / da una terra che ci odia / ad un’altra che non ci vuole».

Non poteva mancare Pier Paolo Pasolini nelle letture appassionate di Umberto Binetti: «Alì dagli Occhi Azzurri uno dei tanti figli di figli, scenderà da Algeri, su navi a vela e a remi. Saranno con lui migliaia di uomini coi corpicini e gli occhi di poveri cani dei padri sulle barche varate nei Regni della Fame. Porteranno con sé i bambini, e il pane e il formaggio, nelle carte gialle del Lunedì di Pasqua. Porteranno le nonne e gli asini, sulle triremi rubate ai porti coloniali. Sbarcheranno a Crotone o a Palmi, a milioni, vestiti di stracci, asiatici, e di camice americane».

Per concludere, immancabilmente e magistralmente con don Tonino Bello: «Perdonaci, fratello marocchino, se noi cristiani non ti diamo neppure l’ospitalità della soglia. Se nei giorni di festa, non ti abbiamo braccato per condurti a mensa con noi. Se a mezzogiorno ti abbiamo lasciato sulla piazza, deserta dopo la fiera, a mangiare in solitudine le olive nere della tua miseria… Un giorno, quando nel cielo incontreremo il nostro Dio, questo infaticabile viandante sulle strade della terra, ci accorgeremo con sorpresa che egli ha… il colore della tua pelle».

Felice Mezzina che torna col suo sax la seconda volta quest’anno a Molfetta (la prima a marzo a SpazioLeArti), la sua città, dopo una lunga assenza, impegnato a Bari anche sul piano sociale, ha offerto, con i bravissimi Stay Human, la piacevole occasione di assistere a un live intenso, in un viaggio sonoro alla scoperta delle diverse sfumature che disegnano i raffinati contorni del jazz di qualità.

E infine il Messaggio di Amnesty portato da Domi Bufi: «Nonostante la gravità della situazione in atto, i Paesi più ricchi continuano ancora oggi a privilegiare le politiche e le misure atte a bloccare il movimento dei rifugiati e dei migranti, spesso delegando ad altri Stati situati nelle regioni più vicine alle aree in guerra la responsabilità per l’accoglienza delle persone bisognose di protezione. Non possiamo stare a guardare, dobbiamo e possiamo fare passi concreti per fermare queste morti e per trovare una soluzione più sostenibile che tenga conto della necessità primaria delle persone di chiedere protezione ad un Paese diverso dal proprio, senza dover mettere a repentaglio la vita».

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