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Intitolata a Lecce una via al professor Lorenzo Palumbo, ma Molfetta lo dimentica
18 giugno 2020

MOLFETTA - Un nuovo importante riconoscimento è stato tributato al significativo ruolo culturale rivestito dal professor Lorenzo Palumbo nell’ambito degli studi storici, condotti con particolare riferimento alla sociologia rurale e una peculiare attenzione per il Basso Salento.

Mercoledì 17 giugno, a Lecce, alle ore 11.15, gli è stata intitolata una via nelle vicinanze dell’Orto Botanico Universitario sulla Lecce San Cataldo (nei pressi di via Cantù). Nell’occasione, lo studioso è stato ricordato dal prof. Mario Spedicato, docente dell’Università del Salento. La cerimonia si è svolta alla presenza del sindaco Carlo Salvemini e del vicesindaco Alessandro Delli Noci, del sindaco della città di Surano, Salvatore Fernando Puce, di esponenti del mondo accademico salentino, nonché di alcuni soci della Società di storia patria, sez. di Lecce.

Il medesimo riconoscimento è stato attribuito, nella zona circostante la Chiesa di San Massimiliano Kolbe, a Ennio Bonea, anch’egli professore universitario.

Questa importante tappa si colloca a suggello di altre iniziative, avvenute nel Leccese, volte a ricordare il prezioso magistero dello studioso.  Il 19 marzo 2018, nella ricorrenza dei dieci anni dalla morte dello stimato studioso, il Dipartimento di Beni culturali dell’Università del Salento e la Società di Storia Patria – sezione di Lecce – gli aveva reso omaggio con una manifestazione presso l’ex monastero degli Olivetani. L’evento, intitolato “Lorenzo Palumbo. L’uomo e lo storico nel decennale della morte”, aveva veduto alternarsi noti relatori quali Filippo G. Cerfeda, Archivio Storico Diocesano Otranto, mons. Salvatore Palese, già Preside della Facoltà Teologica Pugliese, Pasquale Corsi, Presidente della Società di Storia Patria per la Puglia, docente dell’Università di Bari, e Mario Spedicato, dell’Università del Salento.

Apprezzato collaboratore di “Quindici”, nato a Palagiano (Ta) il 15 febbraio 1929 da Angelo Domenico Palumbo e Lucrezia Acquafredda, lo storico ha trascorso la sua vita prevalentemente a Molfetta dove ha insegnato Italiano e Storia presso l’Istituto Magistrale “Vito Fornari”. Dal 1976 il passaggio a professore associato di “Storia dell’Agricoltura” e di “Sociologia Rurale” presso la Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Bari.

Autore di numerose monografie e saggi, ha collaborato con prestigiose riviste ed è stato membro della Società di Storia patria pugliese. È stato attento anche al contesto degli studi molfettesi, con lucidi contributi sugli antifascisti molfettesi e sugli “aspetti demografici e sociali” della città tra gli anni Trenta e Cinquanta.

Al Basso Salento e agli uomini di quella terra, alla suggestione “di un passato, non inglorioso, che è forse ancora il presente” scandagliato con amorevole passione fino agli ultimi tempi della sua vita, ha dedicato alcuni dei suoi più interessanti lavori: Il massaro, zio prete, la bizzoca (Congedo 1989), L’onomastica storica di Poggiardo e le strutture comunitarie (Bari 1995), Baroni ribelli e indocili vassalli (Bari 1996), La casa, le famiglie, i patrimoni ( Edipan 2006), Un feudo ecclesiastico: Uggiano La Chiesa nel Settecento (Edipan 2007). Il volume Baroni ribelli e indocili vassalli: appunti per una storia di Surano tra Sei e Settecento gli è valso la cittadinanza onoraria del suddetto comune.

In suo ricordo sono stati pubblicati i volumi Campi solcati - Studi in memoria di Lorenzo Palumbo, a cura di Mario Spedicato (Panico, Galatina, 2009), e Chiesa, società e territorio. Studi in memoria di Lorenzo Palumbo, a cura di Arcangelo Ficco e Giuseppe Poli (La Nuova Mezzina, Molfetta, 2012)

Anche la Sezione Aneb di Molfetta, presieduta dal prof. Michele Laudadio, ha voluto, in presenza della famiglia, in data 20 marzo 2019, rendere un “Omaggio al prof. Lorenzo Palumbo”, figura che ha saputo coniugare il rigore scientifico con il dono di un’acuta ironia e di una profonda umanità.

Ora si auspica che anche nella toponomastica della nostra città possa restare traccia della stima della comunità nei confronti di uno studioso di cui l’elevato profilo culturale è stato già unanimemente riconosciuto al di fuori del territorio molfettese.

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