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Interazione letteraria tra Amleto De Silva e Alessandra Minervini alla libreria “Il Ghigno” di Molfetta Il libro: “L’esemplare vicenda di Augusto Germano Poncarè”, in balia del caso, della fortuna e “del cazzo di cane”
Antonelli, Minervini, De Silva, De Marco
01 ottobre 2018

 MOLFETTA - Il secondo appuntamento della seconda parte del festival letterario “Storie Italiano”, a cura della libreria cittadina “Il Ghigno” (rappresentata dalla prof. Isa de Marco), ha visto protagonista l’interazione letteraria tra lo scrittore Amleto De Silva e la scrittrice, editor, insegnante della scuola di storytelling “Holden” Alessandra Minervini, sul romanzo “L’esemplare vicenda di Augusto Germano Poncarè” dello scrittore stesso.

Amleto de Silva, in arte Amlo, è nato a Napoli, cresciuto a Salerno e vive a Roma. Ha esordito come vignettista su «Cuore», poi su Smemoranda e altri, vincendo il Premio Satira Politica di Forte dei Marmi. Autore teatrale con Enrico Montesano, blogger (www.amlo.it), ha pubblicato i romanzi “Statti attento da me” e “La nobile arte di misurarsi la palla” con Roundmidnight. Sue vignette e battute in “La classe è invasa dal principio d’inerzia” per Kowalski e “Carognate di Natale” per Gremese. Cura le rubriche Spoiler, Playlist e On Writing, per TvZap e Ilmiolibro.it. Per LiberAria ha pubblicato “Stronzology, gnoseologia della dipendenza dagli stronzi”, “Degenerati. Il metodo Cyrano per salvarsi la vita in un mondo di idioti”. Per Macig Press ha pubblicato: “I nuovi 10 peggio. Sociologia della scemità” e “Il dizionario illustrato dei #giovanimerda”.

L’editrice stessa Giorgia Antonelli, direttrice editoriale LiberAria, ha introdotto il romanzo così: “La libreria “Il ghigno” è uno dei porti fissi in cui approdiamo. Sono stata contenta di aver pubblicato il romanzo “L’esemplare vicenda di Augusto Germano Poncarè” perché credo nella penna di Amleto De Silva. Il suo ottimo lavoro di scrittore si evince soprattutto dalla costruzione del personaggio Augusto Germano: a tratti anche irritante. La penna leggera e arguta di Amleto è il mezzo più adeguato per raccontare la storia di un protagonista, molto più che inetto, in balia del “casaccio” e dell’incompetenza della società che lo circonda, specchio del presente che viviamo.”

La scrittrice Alessandra Minervini spiega alla platea perché viene definito un romanzo rocambolesco, idea che rimanda ai romanzi di avventura, un genere che sta scomparendo nella letteratura italiana ma che nutre sempre un grande fascino, a cui Amleto De Silva chiaramente s’ispira vista la sua predilezione per i romanzi di Salgari.

Il romanzo rocambolesco è anche legato all’ammissione di finzione e quindi legittima l’autore ad usare tutti i “mezzi ed i soprusi” per convincere di raccontare la realtà. Autore che si diverte a giocare su due registri linguistici, a cui attribuisce una scrittura diversa proprio nel format del romanzo: il corsivo, vera voce rocambolesca dell’autore, intriso di errori di sintassi per puntare più sulla trama ed il non corsivo.

Il file rouge dell’intero romanzo è una voce narrante, la quale verrà attribuita ad un personaggio solo alla chiusa dell’opera, che compie una vera e propria dichiarazione di intenti affermando che narrerà le vicende di Poncarè in maniera sincronica, perché specchio dell’iter della vita che non ha logica né segue un ordine cronologico e che incomincia a narrare la storia del protagonista proprio dalla sua morte.

Ma qual è stata l’intuizione che ha portato alla genesi del libro? “Le fonti di ispirazione per questo romanzo sono stati sia i miei romanzi preferiti, sia mio nonno, massone come il protagonista del romanzo”.

Il tessuto connettivo del romanzo si articola in “caso, fortuna, cazzo di cane” in un passato più presente perché “l’hic è mai hic e il nunc dov’è?” perché il romanziere De Silva è convinto del fatto che non ci sono illusioni, speranze, ma ci si può solo divertire: leggendo libri degni di essere letti e ascoltando la buona musica che non è certo quella che viene prodotta negli ultimi tempi.

Inoltre, l’opera analizza due macrosistemi: l’Italia e la sua storia e due microsistemi: il mondo editoriale e la cultura, infatti lo stesso protagonista prima di morire diventa direttore del giornale “Il cittadino” perché è riuscito a captare benevolentia dalla società che non comprende quanto in realtà sia privo di contenuti. Misunderstanding incrementato dal tema della realtà provinciale, composta da “galline senza coscienza che non hanno capacità di giudizio consapevole”, concretizzata nella rappresentazione della città di Salerno, città che ha dato i natali allo scrittore De Silva, verso cui l’autore prova sia un senso di affezione che disaffezione.

“La questione del porto ha attanagliato le coscienze dei salernitani, da sempre in combutta con i napoletani, quando comunque è stato costruito il porto a Salerno continuavano a lamentarsi sullo stesso, è una cosa impossibile! Avrebbero dovuto perorare la causa della commemorazione di Alfonso Gatto, encomiabile poeta e scrittore salernitano, e avrebbero dovuto dare lustro alla città perché ha dato i natali a questo grande intellettuale, di cui non c’è traccia nel territorio se non grazie alla fondazione che ha diffuso il suo verbo!”.

Molto arguta e puntuale è l’analisi delle personalità intellettuali con cui Pancarè entra in contatto, dietro cui si cela una satira del mondo della cultura: da Moravia, a Pasolini a Ennio Flaiano, critico cinematografico e sceneggiatore, personalità minore e meno apprezzata rispetto agli altri due intellettuali ma unico personaggio che si accorge della “cretinitaggine” del protagonista perché anch’egli “provinciale”, quindi abituato a far leva sulle proprie forze per riuscire a guadagnarsi credibilità.

Infine, l’unico personaggio pseudopositivo del romanzo è Virginia, moglie di Augusto Germano, che prova un amore incondizionato verso suo marito e rappresenta l’emblema della moglie devota al marito, completamente assuefatta della sua persona che si scontra con l’idea di amore distruttivo e controproducente che aleggia nell’opera romanzesca: “Io odio l’amore, fa come gli pare, distrugge e uccide, è il peggio che possa capitare nella vita, è una maledizione!”

Infine il romanzo di Amleto De Silva si presenta nelle vesti di una storia sul passato che può fare luce sul presente, sottolineando quanto sia importante tenere sempre vivo l’ideale di meritocrazia, che sembra estraneo alle coscienze degli italiani già da qualche secolo.

© Riproduzione riservata

Autore: Marina Francesca Altomare
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