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Incontro con l’Alfiere della Repubblica Giuseppe Cassano del Ferraris di Molfetta. Ha prodotto, con la sua stampante 3D, ben 90 supporti per visiere di protezione Covid
Giuseppe Cassano e Beatrice Trogu
20 marzo 2021

 MOLFETTA - I segnali dell’imminente appuntamento ci sono tutti: attesa, aspettativa, emozione, timore di dire o fare qualcosa di sbagliato ed emozione, tanta. E poi la netta sensazione di non essere all’altezza perché non capita tutti i giorni ma neanche in tutta la vita di incontrare un Alfiere della Repubblica del Ferraris di Molfetta.

E come ogni appuntamento atteso che si rispetti, si arriva in anticipo. L’appuntamento è all’ingresso della sua scuola, quella che frequenta perché il VIP, il personaggio famoso ha sedici anni.

Lo osservo mentre mi raggiunge, lo accompagna un ragazzo e penso che non ha nessun carattere distintivo diverso rispetto ai suoi coetanei. Cosa mi sarei aspettata? Che fosse accompagnato dai Corazzieri? Che giungesse barbato da medaglie e stendardi della Repubblica? Telefonino in mano, jeans scuri, scarpe da ginnastica, mascherina, è lui, Giuseppe Cassano, studente di Ruvo, uno degli Alfieri della Repubblica 2021, onorificenza destinata a “giovani che nel 2020 si sono distinti per l’impegno e le azioni coraggiose e solidali...in un anno che rimarrà nella storia per i tragici eventi legati alla pandemia”.

I gradini della sua scuola, quella che non vive in presenza, come tutti gli studenti pugliesi, l’I.I.S.S. Ferraris di Molfetta, accolgono l’emozionata intervistatrice e l’Alfiere. Disarmante la sua innocenza. “Sono venuto a conoscenza di aver ricevuto l’onorificenza, il giorno del mio compleanno, l’11 marzo, durante la lezione di Lettere in DAD. Un mio compagno della squadra di ciclismo, di cui faccio parte, stava scorrendo le notizie Ansa della nostra Regione.

Anche i compagni di classe ne sono venuti a conoscenza ed è stata festa: la prof.ssa Antonella La Grasta, colei che ha segnalato il mio nome, che ha seguito l’iter, mantenendo i contatti col Quirinale, con la quale eravamo in DAD, era la più felice. Abbiamo atteso che la notizia diventasse ufficiale. I miei genitori sono stati avvisati con un giorno d’anticipo, ma hanno mantenuto il segreto non dicendo nulla. Hanno saputo in anticipo rispetto all’ufficialità, per una ragione molto semplice: la notizia dell’onorificenza di Alfiere della Repubblica, viene ufficialmente comunicata dalle più alte cariche militari locali, le quali hanno avvisato anticipatamente la loro visita a casa per evitare che la mia famiglia, il vicinato, il quartiere in cui abito, si interrogassero sui motivi della visita della forza pubblica”.

Giuseppe Cassano mostra ancora un sorriso che neanche la mascherina riesce a nascondere. E’ un sorriso che parte dagli occhi e ti abbraccia. E’ il sorriso dei sedici anni, delle persone ottimiste, fiduciose che si donano, persone che sono profonde, a prescindere dall’età anagrafica, dimostrando che si può essere maturi a sedici e superficiali a sessanta anni.

Giuseppe ha occhi dolci e ciglia lunghe e scure, esempio di una famiglia che lo ama ed è la sua certezza, il suo porto sicuro, anche ora che, con generosità non comune, si lascia intervistare e trova tempo per tutti. La sua famiglia eccezionale e normale, come tutte, come poche, che ha vissuto e vive le gioie e i dolori, perché lo spessore di questa meglio gioventù, è frutto di amore, conquiste, dolori ed ancora conquiste meritate.

Ne è felice anche Florenza, sorella di Giuseppe, lo riempirebbe di baci se solo non fosse volata via diventando il suo angelo custode, ma certe assenze sono più tangibili delle presenze fisiche e c’è anche Lei a far festa.

Le domande sarebbero più numerose, la voglia di rimanere ancora con Giuseppe è tanta ma lo lascio ai suoi amici, ai suoi sedici anni, ottenendo una risultato: dammi del tu, perché il gigante è lui, lui la persona cui rivolgersi col massimo rispetto.

“Continuerò a fare quello che facevo, con responsabilità, sperando di realizzare il sogno di diventare ingegnere aerospaziale”.

Ce la fai, Giuseppe, ce la fai.

“Per l’impegno con cui ha partecipato alla rete di solidarietà che ha consentito di rafforzare i presidi medici e gli strumenti di protezione nella prima fase della pandemia, quando questi presidi erano particolarmente carenti. Ha lavorato giorno e notte, ed è riuscito a produrre, con la sua stampante 3D, ben 90 supporti per visiere di protezione, poi utilizzati da personale medico e infermieristico”.

Null’altro da aggiungere.

© Riproduzione riservata

Autore: Beatrice Trogu
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