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Il rancido “ciambotto” della politica a Molfetta, si arricchisce di nuovi pesci: Pino Amato cambia di nuovo casacca e passa in maggioranza, da Emiliano a Fitto per sostenere Tammacco
Pino Amato con l'ex sindaco Antonio Azzollini
30 agosto 2020

 MOLFETTA – Il ciambotto della maggioranza di governo a Molfetta si irrancidisce ancora di più con l’aggiunta di nuovi pesci.

Si tratta del gruppo di Pino Amato, un altro noto campione del trasformismo locale, voltagabbana politico per vocazione e convenienza, che, abbandona anche lui l’ex senatore e sindaco Antonio Azzollini e passa nella maggioranza di Tommaso Minervini o meglio sarebbe dire di Saverio Tammacco.

Ex Udc, ed ex tutto, sarebbe più corretto affermare, sempre pronto a fiutare l’aria e andare in soccorso al vincitore, come direbbe il grande Flaiano, dopo aver attaccato, anche pesantemente (dall’opposizione con Forza Italia in consiglio comunale), la maggioranza di destracentro “ciambotto” di pesci congelati e scongelati secondo le convenienze, alla vigilia delle elezioni regionali, ha deciso di abbandonare il centrosinistra di Michele Emilano, al quale fa capo il suo riferimento (fino a ieri) Peppino Longo vice presidente del consiglio regionale e di passare al centrodestra di Raffaele Fitto aderendo alla maggioranza che sostiene Tammacco.

E per giustificare questo voltafaccia politico, al quale Amato ha abituato i cittadini di Molfetta, rispolvera il partito (ma questo termine è improprio per certi gruppi di opportunisti della politica) o meglio movimento “Popolari per Molfetta”.

Questa lista civica, nata nel 2006 con i fratelli Spadavecchia, dopo il divorzio di Mimmo, è rimasto appannaggio del germano Vincenzo, già presente in maggioranza come consigliere comunale. Accanto a loro un altro voltagabbana storico locale, quel Peppino De Nicolò, il quale era passato da destra a sinistra entrando nel Pd e poi, non ottenuto l’assessorato promesso, si era dichiarato indipendente.

Ora hanno costituito questa terna ciambottista e per giustificare l’operazione trasformistica hanno affidato al neo capogruppo dei Popolari per Molfetta” Pino Amato, la dichiarazione che “consapevoli che l’ideologia politica, in questo momento storico, è messa in secondo piano (perché si utilizza secondo le convenienze, ndr), rispetto ai bisogni e al bene della collettività”.

La mancanza di coerenza, una caratteristica di colui che si definisce “il più amato dei molfettesi” arriva al punto di sostenere che questa maggioranza (criticata fino a ieri) sta facendo tanto bene per la città. Ma fino a ieri Amato non aveva detto, pubblicamente in consiglio comunale, che questa coalizione era un disastro per la città? Forse il Pino molfettese ha fiutato la possibilità di rimediare qualche poltrona e ha mollato Peppino Longo e l’Udc, che non gli servono più, anche perché sostengono il centrosinistra e il governatore Michele Emiliano, per schierarsi a destra con Raffaele Fitto e Saverio Tammacco.

Purtroppo questi “pesci” produce da alcuni anni la politica a Molfetta, pesci rancidi e di scarsa qualità, ma recettori di voti a colpi di promesse elettorali, destinate a restare tali. Ma gli elettori di Molfetta (almeno quelli che continuano a frequentare i seggi), dimenticato un glorioso passato, che ha visto politici di qualità dai De Cosmo, ai Fiore, ai Finocchiaro, per citarne solo alcuni, si accontentano di quelli che una volta erano le terze o le quarte file della politica, sperando di raccogliere le briciole sotto il tavolo. Da voltastomaco. La coerenza in politica non premia. Anzi, meglio l'incoerenza, piace di più al popolo bue.

Una fine ingloriosa, per una città che meriterebbe di più. Approfondiremo l’argomento in altri articoli sulla rivista mensile, che fa opinione a Molfetta, “Quindici”, che sarà in edicola il 12 settembre, dedicata in gran parte alle elezioni regionali e ai suoi risvolti politici. “Quindici”, quello che gli altri non dicono. L'informazione di qualità e verità a Molfetta. 

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