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"Il peso delle parole", romanzo di Olimpia Petruzzella di Molfetta La giovane collaboratrice di “Quindici” al suo esordio letterario
17 luglio 2018

MOLFETTA - Brillante romanzo d’esordio Il peso delle parole di Olimpia Emma Petruzzella. Molfettese, laureata in “Archeologia” e diplomata in violino nel 2012, ha conseguito un master di Drammaturgia e Sceneggiatura presso l’Accademia d’Arte drammatica “Silvio D’Amico”.

Attualmente vive a Roma; tra le numerose esperienze della giovane scrittrice la gestione del blog di critica letteraria “Biancaneve critica” e le collaborazioni con l’agenzia letteraria “SaperScrivere” come ghostwriter e con l’agenzia di comunicazione web “Pantomedia” in qualità di social media manager.

Il peso delle parole è stato recentemente pubblicato da Dark Zone edizioni, che si occupa di “narrativa romance, gialli, thriller, horror per adulti e ragazzi”, realizzando ottimi prodotti, a cominciare dalle pregevoli copertine, opera di Livia De Simone. È stato presentato al Salone Internazionale del Libro di Torino, con ottimi riscontri. È facilmente acquistabile nelle librerie e anche online.

L’opera di Olimpia E. Petruzzella è caratterizzata da notevole coralità, proponendo un riuscito intreccio di storie, in cui l’elemento amoroso è un espediente per puntare all’analisi introspettiva dei personaggi. A fungere da schidione la figura di una giovane sceneggiatrice, Diana, molfettese, ma spinta da esigenze di lavoro a trasferirsi prima a Roma e poi a Londra. Brillante, geniale nelle sue abilità deduttive che ammiccano a Sherlock Holmes, il suo mito, la donna cela un’insicurezza e una fragilità che affondano le radici nell’adolescenza nerd e nel bullismo subito in quegli anni.

Attorno a lei ruotano alcune figure: Sean (in realtà Roy), il suo compagno, violinista in crisi profonda; Vanessa, la sua migliore amica, inaffidabile e perennemente afflitta da un complesso di inferiorità rispetto alla brillante Diana.

Alcuni personaggi, poi, consentono di introdurre il tema dell’omosessualità maschile: l’attore Logan, connotato da un’esistenza borderline, e i coniugi Mark (ispirato a Mark Gatiss, sceneggiatore e attore nelle serie televisive Doctor Who e Sherlock) e Michael, esempio di quanto, tra crisi passeggere e piccoli veleni della quotidianità, l’amore vero non conosca barriere né stereotipi legati all’orientamento sessuale.

Un esordio interessante per la Petruzzella, con un romanzo coinvolgente, dallo stile curato e dallo humour graffiante. L’autrice ha tesaurizzato lo studio accurato delle dinamiche tipiche delle serie TV, di cui si avverte l’eco anche nei dialoghi.

Notevole la tecnica narrativa: il montaggio, infatti, accosta sequenze temporalmente distanti e spetta al lettore ricostruire la fabula, in uno stimolante gioco intellettuale dalle implicazioni mai scontate. Tipicamente postmodernista il gusto citazionista: oltre ai già menzionati riferimenti a Gatiss emergono elementi che ammiccano alla tradizione fiabesca, cui si allude con ironia, alle atmosfere di serie ormai entrate nel mito, tra le quali citeremmo in primis Ally Mc Beal.

Un cenno merita anche la colonna sonora dell’opera, che spazia dalle esercitazioni per principianti del metodo Suzuki alla musica classica, sino alle canzoni degli Abba, con la sequenza dominata dall’avvolgente ritmo di Honey.

Numerose scene del Peso delle parole sono ambientate a Molfetta e qui emerge il rapporto ambiguo dell’autrice con la terra in cui è cresciuta. La nostra città è il grembo carezzevole in cui rifugiarsi e cogliere gli scampoli di incontri che il Tempo Kairòs dona, incontri non sempre piacevoli, in verità.

La bellezza di un scenario caro al cuore è però offuscata dalla mentalità retriva che in esso a tratti affiora e dalla consapevolezza che questo contesto, peraltro non molto dissimile dalle altre cittadine del Sud, non offra ai suoi giovanissimi figli le dovute occasioni di successo.

Quel successo che siamo convinti debba arridere a Olimpia E. Petruzzella (tra l’altro collaboratrice di “Quindici”) per la sua limpida vocazione di narrare storie.

© Riproduzione riservata

 

Gianni Antonio Palumbo

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