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Il Papa ad Alessano: a don Tonino non disturbavano le richieste, lo feriva l’indifferenza
20 aprile 2018

Finis terrae non come fine del mondo, ma quale terra di incontro; il Mediterraneo come “porto di pace”… Questi sono alcuni degli spunti che la visita del Pontefice ad Alessano ha offerto.
Il Vescovo di Ugento ha ringraziato il Santo Padre per la sua commossa “sosta orante” presso la tomba di mons. Bello, “gesto di squisita paternità” verso il Servo di Dio. Suggestive parole sono state dedicate al Salento e alla sua vocazione a divenire “ponte di fraternità nel Mediterraneo”, che si spera possa assurgere ad ‘arca di pace’, nell’amorevole propensione all’accoglienza dei migranti, da percepire non come un pericolo, ma quale preziosa opportunità di arricchimento.
Nel finale, un parallelismo tra la predicazione e gli atti del Pontefice e quelli di don Tonino: “le sue parole, come quelle di don Tonino, ci aiutano a non farci rubare la speranza”, forza che ci sostiene dinanzi ai molteplici mali di questo tempo e ci aiuta “a seminare pace intorno a noi”.
Il Papa ha esordito dichiarandosi pellegrino nella bellissima terra di Puglia e di Alessano, presso la tomba di don Tonino, “che non si innalza monumentale verso l’alto”, ma “è tutta piantata nella terra”. Il suo è un segno di vicinanza a quella terra che mons. Bello definiva con amore e “gratitudine” “piccola e povera”. I “poveri sono realmente ricchezza della Chiesa”, ha affermato Papa Francesco, auspicando che don Tonino possa ricordarcelo ancora e sempre “di fronte alla tentazione ricorrente di accodarci dietro ai potenti di turno”. “Una Chiesa che ha a cuore i poveri rimane sempre sintonizzata sul canale di Dio, non perde mai la frequenza del Vangelo”. È, quindi, necessario abbandonare ogni fasto e “tornare all’essenziale per professare con coerenza che il Signore è l’unico vero bene”.
Sua Santità ha poi focalizzato nuovamente l’attenzione su don Tonino, tratteggiandone il ritratto. “Non lo disturbavano le richieste, lo feriva l’indifferenza”; “agiva localmente per seminare pace globalmente”, consapevole che quest’ultima “si costruisce a cominciare dalle case, dalle strade, dalle botteghe, là dove artigianalmente si plasma la comunione”. Case, strade e botteghe di quella che Don Tonino “chiamava terra-finestra” di speranza e che il Pontefice ha definito “meravigliosa terra di frontiera”. In questo clima è sbocciata la vocazione-evocazione del Vescovo degli umili; qui ha imparato a “sognare con audacia”, “a decentrare la propria esistenza per metterla al servizio”, in un’attitudine contempl-attiva.
Il Pontefice ha concluso alludendo al profetismo di don Tonino: dalla terra di Alessano, Dio lo “ha fatto sorgere” “come dono e profezia per i nostri tempi”. “Non accontentiamoci di annotare bei ricordi (…) Imitiamo don Tonino, lasciamoci trasportare dal suo giovane ardore cristiano, sentiamo il suo invito pressante a vivere il Vangelo senza sconti”.

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