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Il messaggio del nuovo segretario del Pd, Enrico Letta, sembra scritto per la sezione di Molfetta, che ha perduto dignità e identità nell’amministrazione comunale in cambio di poltrone
18 marzo 2021

MOLFETTA – Il nuovo segretario nazionale del Pd, Enrico Letta, nel suo programma ha messo anche la riorganizzazione delle sezioni, non più sulla base delle tessere, ma delle idee e dei valori per recuperare la propria identità.

Sembra un programma mirato per la sezione del Partito Democratico di Molfetta, due volte commissariata, due volte affidata a commissari che non sono stati in grado di apportare un contributo positivo al partito, ma che si sono allineati ai signori delle tessere condividendo alleanze con elementi della destra e del qualunquismo locale. I commissari del Pd e gli esponenti locali delle correnti (Piergiovanni e De Nicolo), per mantenere le poltrone, hanno snaturato il partito, riducendolo a una presenza insignificante sul territorio.

Il risultato è stato quello di perdere uomini e voti, con un partito ridotto a lista civica e succubo di qualche personaggio politico che ha utilizzato il Pd come sgabello per la sua scalata politica, offrendo il consentito di qualche poltrona, che era poi quello che chiedevano gli esponenti del Pd.

Letta nel suo appello alla base del partito, ha messo in evidenza alcune linee che sono esattamente il contrario di quello che il Pd ha fatto in questi anni, quando si è schierato prima nell’amministrazione “ciambotto” con esponenti della destra che avevano governato con Azzollini, con voltagabbana storici della politica locale e poi con quella rimpastata dal sindaco Tommaso Minervini  una giunta “frankenstein” che, dopo un regolamento di conti fra le liste civiche, ha prodotto un’amministrazione senza colore, né anima, né identità, intesa non a fare gli interessi dei cittadini, ma a raccogliere solo voti.

A conferma di questa scelta, è stato chiesto al Pd di schierarsi già ora con la coalizione “ciambotto” che si riproporrà per le prossime elezioni amministrative: solo così avrebbero potuto salvare le poltrone alle quali il Pd era attaccato, anche se a discapito della crescita della città.

Ricordiamo alcune delle frasi di Enrico Letta, che sembrano scritte proprio per il Pd di Molfetta: «Non dobbiamo avere paura di stare all'opposizione. Al governo dobbiamo andare vincendo le elezioni, con la forza delle nostre idee e della nostra identità…

Dobbiamo conservare e rivendicare la nostra anima - vale a dire i nostri valori, la nostra identità (perduti nella coalizione frankenstein, ndr) - facendo leva però sugli strumenti necessari a realizzare le nostre idee, il "cacciavite". Le due dimensioni - identità e concretezza - sono inscindibili…

La nostra ambizione è essere il perno di un nuovo centrosinistra (non del centrodestra di Molfetta, ndr), aperto al dialogo e al lavoro su coalizioni e alleanze. E' con le coalizioni che abbiamo vinto, nel 1996 e nel 2006…

ll rapporto tra noi deve essere tra volti, non tra maschere (e quante maschere ci sono a Molfetta, ndr)…

Saranno verifiche chiare basate sul rispetto della parola, ma dopo servirà coerenza. Perché l'identità è per metà quello che siamo e per metà l'immagine che di noi ci restituiscono gli altri. E l'immagine che abbiamo dato di noi è quella di una Torre di Babele (bella immagine di confusione che si addice proprio al Pd locale, ndr). Non va bene. Dobbiamo avere un senso del limite, del decoro e del rispetto (perduti per qualche poltrona, giocandosi la faccia e la dignità, ndr).

Il PD non può essere però il partito delle correnti. Per ricostruire un partito più aperto, inclusivo e partecipato, nella seconda metà dell'anno lanceremo le Agorà Democratiche, uno strumento nuovo per aprire davvero le porte del partito, radicarlo sui territori, valorizzare il contributo e le sollecitazioni della società civile…».

Forse Enrico Letta farebbe bene a concedersi una passeggiata a Molfetta, prima del congresso di aprile, che dovrebbe nominare la nuova dirigenza e il nuovo segretario, ma rischia di essere ancora il partito lacerato, correntizio e delle tessere di Piergiovanni e De Nicolo che non sarà mai in grado di riconoscersi nel centrosinistra, né dialogare con le forze di sinistra che stanno faticosamente ricostruendo un confronto fortemente identitario che non ammette voltagabbana, né ambiguità. Non si può cambiare di nuovo casacca, dopo aver governato con la destra e con Minervini, gli elettori si aspettano un cambio di campo e un soprassalto di dignità, altrimenti la partita è persa in partenza.

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