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IL Jeff Ballard Quartet in concerto al Teatro Forma di Bari
04 febbraio 2019

BARI - Sabato 26 gennaio al Teatro Forma è stato il turno del batterista californiano Jeff Ballard, che ha presentato il progetto “Fairgrounds”, album uscito ufficialmente il 25 gennaio (il giorno prima), esibendosi col suo quartetto: Lionel Loueke alla chitarra, Kevin Hays al pianoforte e Chriss Cheek al sassofono. Ballard inizia a suonare all’età di quattordici anni e presto entra a far parte della Big Band di Ray Charles con cui resta per tre anni.

Si trasferisce a New York e  inizia a collaborare, suonare e incidere con i maggiori musicisti della sua generazione (Brad Mehldau, Kurt Rosenwinkel, Avishai Cohen e Ben Allison). Chick Corea gli offre un posto nel sestetto Origin che lo rende famoso a livello internazionale.

Dopo collabora, in studio e dal vivo, con  Bobby Hutcherson, Buddy Montgomery, Maria Schneider, Diane Schuur, Mike Stern, Danilo Perez, Gary Burton, Pat Metheny, Joshua Redman, Enrico Rava, Stefano Bollani e Stefano Di Battista.

Fonda insieme a Larry Grenadier e a Mark Turner il Fly Trio, artefice di tre ottimi album di cui gli ultimi due pubblicati con il prestigioso marchio ECM. Nel 2014 incide per Okeh “Time’s Tale”, disco che vara il suo progetto in trio con il chitarrista Lionel Loueke e il sassofonista Miguel Zenón; Estetica, contrasti e tecnica le caratteristiche del lavoro, con una formazione che è un laboratorio creativo pur sperimentando generi e stili diversi,  band lega la world music alla musica pop, l’avanguardia tecnologica ad una profonda tradizione, forma e fluidità. “Time's Tales è un racconto della mia vita fino a questo punto” ha detto Ballard.

A proposito del nuovo album, invece, ha detto: “Vedo Fairgrounds come qualcosa di estremamente aperto e pieno di possibilità. Quello che voglio è che questa musica, a prescindere dalle variazioni e dalla sperimentazione, mantenga il contatto con la struttura e il lirismo, tenendo a mente tutti noi quattro di creare una musica che sia tangibile e accessibile, anche se a briglie sciolte.

Detto questo, potrebbe esserci la tendenza oggi tra i musicisti di essere troppo attenti – e non è mai quello che voglio. La musica non dovrebbe divagare, ma dovrebbe essere audace. Voglio che si faccia qualcosa di organico e reale – una musica che si possa sentire, quasi toccare”.

Concerto d’altri tempi quello a cui abbiamo assistito, grazie alla versatilità di Ballard che, oltre ad essere un ottimo batterista, ha la capacità di comporre e  scegliere standard che difficilmente si ascoltano nei live attuali: il brano di John Surman che hanno eseguito è stato a dir poco eccezionale. Brani lunghi e senza pause o interruzioni, come si suonava una volta, creatività da vendere e virtuosismo allo stato puro; sax campionati, piano alla Chick Corea e Lionel Loueke bravissimo alla chitarra e alla voce e Ballard a preferire ritmi classici misti a quelli afro.

Un jazz, che oserei definire molto americano, con interventi, qua e là, in quello europeo degli anni ‘60/70, inglese soprattutto fatto di linearità e sperimentazione insieme, e dove il virtuosismo personale è alla base di tutto, quindi live emozionante e intenso nonché molto lungo, dimostrando che il piacere è stato più “loro” che suonavano che nostro che ascoltavamo.  Il pubblico ha ascoltato in religioso silenzio ipnotizzato e affascinato dal sound che i quattro, capitanati da un grande maestro, Ballard, sono riusciti a tirar fuori dalla performance. Bravi.

 Antonio Pisani

 

 

 

 

 

 

 

 

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