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Il dr. Felice Spaccavento di Molfetta: un ospedale per sempre. “Non c’è alternativa alla realizzazione della Carta di Ruvo. Si vince tutti insieme o si perde tutti”. Appello a Sindaci e pubblici amministratori
Il dr. Felice Spaccavento con il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano
01 luglio 2018

 MOLFETTA – Sull’ospedale torna a farsi sentire il dr. Felice Spaccavento di Molfetta, in difesa della Carta di Ruvo: «Abbiamo notizia che il Presidente della Regione Puglia ha finito il suo giro di consultazioni con i Sindaci. Ormai non manca più nessun tassello e dovremmo essere alla vigilia della nomina della Commissione Tecnica che porti a compimento gli impegni presi con la Carta di Ruvo.

Personalmente, attendo questo momento con trepidazione. Ho investito tutto me stesso in questa impresa, ci ho messo più che la faccia, ho subito gli attacchi più ingiusti e impensabili ma non ho mollato e non mollerò fino a che ci sarà una sola possibilità: la sfida della Salute è troppo importante. Da ormai due anni lavoriamo instancabilmente con tutto lo Staff di volontari (che non ringrazierò mai abbastanza) per il raggiungimento di questa svolta storica non solo nel rapporto tra Cittadini e Istituzioni ma, quel che più ci preme, nell’offerta sanitaria del nostro Territorio e nella garanzia di Salute che solo l’Ospedale Unico può dare, pur con i limiti delle soluzioni umane, ma al massimo livello delle attuali possibilità. Non ho e non abbiamo altri obiettivi che questo.

Realizzata la Carta di Ruvo, realizzato il nostro Progetto, potrò fare finalmente solo il mio lavoro, in una struttura all’altezza delle sfide che ogni giorno viviamo, quale che sia la sede scelta per l’Ospedale Unico.

Il mio lavoro che adoro, con i miei pazienti che amo - una missione oggi ridotta a un continuo fronteggiare emergenze dovute non alla gravità delle singole situazioni patologiche ma alla dispersione e al cattivo collegamento delle eccellenze sul nostro Territorio, oltre che dalle antiche, mai sanate, gravi lacune a partire dall’assenza della Rianimazione in tutta un’area sterminata con quasi 200mila abitanti, oggi costretti a servirsi di una Sanità non all’altezza.

Il mio appello a Sindaci e pubblici amministratori è a non frapporre ostacoli, a non erigere dannose barricate, a sotterrare le asce di guerra e a guardare più in là di recinti e campanili, di convenienze politiche del momento e di meri calcoli di consenso spicciolo e momentaneo.

Con la Carta di Ruvo abbiamo già ottenuto risultati importanti per il nostro territorio, già destinato alla desertificazione sanitaria a vantaggio di Bari (peraltro già in affanno per conto suo) e Bat.

Oggi si tratta di portare a termine l’impresa e realizzare pienamente l’obiettivo della Carta nell’interesse di tutti, di tutte le Città, di tutti i Cittadini.

Il mio e il nostro appello ai Sindaci e agli Amministratori pubblici è di NON frapporre ostacoli pregiudiziali alla disponibilità del vertice regionale e di tener ben presente che la vera alternativa sul piatto NON è tra questa o quella Città, ma tra avere l’Ospedale Unico scelto secondo i criteri e gli strumenti della Carta di Ruvo, o non avere nulla.

Sono sicuro che tutti i pubblici amministratori saranno saggi e costruttivi, e che nessuno vorrà essere additato come colui che ha dato il pretesto perché si dica “ok, se non siete d’accordo tra voi, non se ne fa nulla: lasciamo le cose come stanno”.

Ricordo che “le cose come stanno” significa la desertificazione di ogni eccellenza sanitaria e la realizzazione temporanea di un Primo Livello a Corato, che sarà smantellato una volta realizzato il nuovo Ospedale di Andria.

Insomma il danno e la beffa. E il nostro Territorio sempre più mortificato e abbandonato.

E i più abbandonati e ingannati di tutti sono proprio i cittadini di Corato, i miei concittadini di adozione, con cui lavoro e la cui situazione conosco bene, come conosco quella di Terlizzi, di Giovinazzo, di Bitonto, di Ruvo, tutte Città antiche, ricche di cultura e personalità, che oggi condividono uno stesso destino, come fossero un’unica grande Città, su un Territorio antico e nobile.

I miei concittadini coratini, dicevo, a cui è stato raccontato che hanno avuto l’Ospedale, mentre la dura realtà del Piano di Riordino è che nel migliore dei casi, ammesso che si faccia, si tratterebbe di una soluzione provvisoria, di un pannicello caldo che si raffredderà presto lasciando il vuoto, e il dolore».

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