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Il coraggio delle scelte. L’ex sindaco di Molfetta, Paola Natalicchio, lascia la segreteria di Sinistra italiana, dopo lo tsunami delle elezioni politiche «Riparto, allora, dall'unico posto in cui ha senso stare, come ha ricordato Daniela Santroni nel suo bell'intervento in Direzione Nazionale. Per terra. Lì dove il voto ci ha messi e ci ha chiesto di tornare. Per terra. Sui marciapiedi, per le strade, nelle battaglie, sulle ferite, in mezzo a dolori e ardori, fatiche e desideri»
Paola Natalicchio
14 marzo 2018

MOLFETTA – Il coraggio delle scelte. Lo tsunami delle elezioni politiche con il Movimento 5 Stelle protagonista di questa ondata che ha spazzato via il PD e la frammentata «sinistra che non c’è». In questo terremoto si inserisce la scelta dell’ex sindaco di Molfetta, Paola Natalicchio, di lasciare la segreteria di Sinistra Italiana e iniziare un nuovo percorso politico.

Sentiamo dalla stessa Paola Natalicchio i motivi che hanno portato a questa coraggiosa decisione, con una «lettera aperta alla sinistra che non c’è».

«Finisce la mia storia nella segreteria di Sinistra Italiana, inizia una stagione di coraggio radicale – dice Paola Natalicchio -.

Dopo alcuni giorni in cui ho preferito il silenzio, sento di dire alcune cose sulle elezioni politiche del 4 marzo e sul loro risultato. Mi scuso se ci ho messo un po', ma ho avuto bisogno prima di condividere queste riflessioni con la segreteria nazionale di Sinistra Italiana, di cui ho fatto parte per esattamente un anno. E poi ho voluto ascoltare l'organismo più largo del mio partito, la Direzione Nazionale, che si è convocata a Roma sabato, con meno clamore ma non con meno tensioni e contraddizioni di quella del Pd. Ho provato, questa volta come non mai, a elaborare un'analisi non impulsiva, istintiva, frettolosa e "di pancia". Ho cercato di restare calma. leggere i dati, la loro composizione geografica e sociale. Ascoltare le posizioni dei miei compagni di viaggio. Ascoltarmi. Provo a mettere ordine alle riflessioni raccolte e a proporre il mio punto di vista.

LA FINE DEL CENTRO E IL VOTO CONTRO IL PARLAMENTO
Parto da alcune considerazioni generali. La prima, forse l’unica cosa che ci aiuta in questa fase stretta: è finito il centro. È finito quello che Norberto Bobbio e Augusto Del Noce chiamarono - in un libro curato dalla "mia" Lorella Cedroni - "Centro, tentazione senza fine". L'asfittica palude del moderatismo salvifico e pacificatore che ci trasciniamo dal secondo dopoguerra democristiano. Il centro arcadico e confortevole, buono per altre stagioni e non per questo tempo infuocato. L'armonico non luogo di pacificazione forzata dei conflitti sociali, ambientali, civili, di genere, generazionali che attraversano il Paese. E' finito. Sul podio elettorale tripolare, il centro occupa il gradino più basso. Se si andasse a votare di nuovo, rischierebbe l'estinzione. La frana del centro ha fiaccato i due partiti moderati protagonisti, in nome del grande centro, delle larghe intese dell'ultimo quinquennio: Pd e Forza Italia. La seconda considerazione: è finito l’elitismo democratico. Si è votato il Parlamento contro il Parlamento. Si è votato tutto quello che avesse una carica eversiva, il sapore e l'odore di un coraggio radicale. Il disprezzo verso la disonestà, i compromessi, i traffici di sottobanco, i cambiamenti di facciata, gli accordicchi, le insalate miste, le mele con le pere. In questo senso, il voto appena alle spalle merita rispetto e non derisione. Ascolto e non sberleffo.

IL VOTO EMOTIVO E LA SINISTRA SENZA ILLUSIONI 
Durante la segreteria nazionale di Sinistra Italiana dello scorso mercoledì, ho raccontato che nelle ore post voto ho incontrato un’analista. Un’analista vera, una psicoanalista. Che mi ha detto una cosa da cui vorrei partire senza che se ne faccia caricatura perché non penso che questa fase possa incagliarsi in un'autoerotica autocoscienza. Mi ha detto, lineare: c’è tanta fatica tra la gente; soprattutto al Sud, ma non solo. La fatica si è impastata di delusione. Quando si è stanchi e affaticati non si è lucidi e razionali. L’unica consolazione è l’illusione. E voi non avete saputo illudere. Illudere è un verbo che non ha solo a che fare con il raggiro. Inizia come un altro verbo: illuminare. Illudere, in senso positivo, significa una sola cosa: illuminare di speranza.

Non lo abbiamo fatto. Abbiamo costruito la sinistra razionale, ragionevole, responsabile e nemmeno troppo credibile. Sbiadita, minuscola: il piccolo bonsai della sinistra pre renziana. "Italia Bene Comune", in sedicesima. La miniatura di qualcosa che non serviva e comunque c'era già. Non abbiamo proiettato nessun film. Non abbiamo scritto nessun romanzo collettivo. Né il film del partecipa-scegli-cambia, il film della "Terza Repubblica dei cittadini" di cui scriveva qualche giorno fa Di Maio su Repubblica. Né il film della protezione dal nemico straniero di Salvini. Il partito della nazione, quello vero, tinto di verde. Né il film che avevamo scritto in Puglia con Nichi, oppure in molti, moltissimi a Human Factor, a Cosmopolitica e pure al discusso congresso di Rimini di Sinistra Italiana: il film del collettivo corsaro, del partito movimento anzi del movimento partito, del partito pirata con aspirazioni alla Podemos.

IL TIRO ALLA FUNE DEGLI ETERNI "RAGAZZI"
Ci siamo inventati un Corbyn che non era Corbyn. Ci siamo fatti declassare a "ragazzi" (ragazze, in giro, se ne son viste ben poche). I nostri segretari sbiadite comparse, a scorticarsi le mani in un tiro alla fune correttivo di ogni passaggio e di ogni dichiarazione. Portaborse involontari del duo Grasso-Boldrini, percepito come la nobile copertura della vera coppia Bersani-D'Alema. Di quest'ultimo avevo detto un anno fa, con chiarezza: liberiamocene. E' un problema, è un ingombro. Il simbolo di un mondo sparito, che ci ammala tutti, erode fiducia e credibilità. Ma noi siamo i ragazzi gentili. Senza la mano dei padri non sappiamo camminare. E non fa niente se sono patrigni, si mangiano lo spazio politico e quello sui giornali. E come nel mito di Crono, si mangiano i figli. Ma la colpa è la nostra e non la loro: siamo noi i figli inetti che, per paura di rovesciare il tavolo, si sono fatti mangiare.

SINISTRA ITALIANA E IL "FATTORE QUATTRO"
Negli ultimi giorni di campagna elettorale, temevamo in molti che Liberi e Uguali si sarebbe rotto il giorno dopo del voto. Troppe le differenze tra Sinistra Italiana e Possibile, da un lato, e Articolo 1-Mdp dall'altro. Irrisolto il referendum interno tra voglia di un nuovo centrosinistra e ambizione di costruire il quarto polo dell'alternativa. Non so ancora dire come sta LeU, al di là del risultato dimezzato rispetto alle aspettative. Se è al capolinea o ai blocchi di partenza. Se è da sciogliere per lanciare subito una sfida più grande, da rigenerare dalle fondamenta o, più semplicemente, da scassinare, spalancare, contaminare e aprire. Quel che so è che si è rotto il mio partito, Sinistra Italiana. Perché so leggere i numeri di Sinistra Italiana nella sconfitta di LeU e i numeri parlano chiaro. Descrivono con trasparenza "un fattore quattro" in cui sintetizzare il nostro risultato. Meglio guardarlo, che nasconderlo, se davvero vogliamo trovare un punto da cui ricominciare. Quattro parlamentari. Che sono meno di un quarto del gruppo parlamentare (a diciotto). Che non costituiscono nessun quarto polo, fattore di nascita e ragione di esistenza di Sinistra Italiana. Aggiungo una cosa che da fuori ci fanno notare. Fratoianni, Fassina, Palazzotto, De Petris. Sono quattro riconferme e una sola donna. Prova di un problema serio nella composizione delle liste e di un deficit di innovazione di profilo su cui dobbiamo essere pronti a farci valutare. Rossella Muroni - ad oggi unica vera novità del gruppo parlamentare - non l’abbiamo eletta noi. Lo stigma dell’arca di Noè a dimensione di zattera dalla segreteria Fratoianni sarà difficile da cancellare.

LE DIMISSIONI COLLETTIVE DELLA SEGRETERIA
Durante la Direzione Nazionale di sabato, insieme ai miei colleghi di segreteria, abbiamo rassegnato le dimissioni. A dirla tutta, abbiamo unito le nostre dimissioni a quelle di Nicola Fratoianni, come era serio e giusto fare dopo la sconfitta elettorale. La Direzione, sul finale, ha respinto le dimissioni del solo segretario. La segreteria di Sinistra Italiana resta in carica fino alla prossima, imminente Assemblea Nazionale. Sarà in quella sede che Nicola porterà una proposta di riorganizzazione e aprirà una fase congressuale in cui Sinistra Italiana deciderà cosa fare da grande e che ruolo giocare dopo il reset del 4 marzo e il giudizio universale elettorale.

Non so quali sono le intenzioni del segretario sulla prossima squadra da nominare. So che io non ci sarò. Senza polemiche e senza rancori, nella dirigenza di un partito in cui la mia voce non si sente non voglio più continuare a stare. Ambiente e Territorio erano le deleghe che mi erano state affidate in questi dodici mesi e che già, insieme a Marco Furfaro, avevo avuto l'onore e il privilegio di curare nei mesi prima. Tra Napoli e Padova, l'Abruzzo e la Lombardia, la Daunia e il Salento, ho provato a costruire spazi di offensiva. A scandire le proposte e le ragioni di un partito capace di dare battaglia su ambiente, difesa del suolo, tutela del paesaggio, rilancio della bellezza, valorizzazione del patrimonio naturale, centralità delle città. Queste questioni sono rimaste alla periferia di un progetto senz'anima e senza presa. Senz'altro anche per mia incapacità. Sulle altre ragioni, prima o poi le sapremo trovare.

TUTTI GIU' PER TERRA
Riparto, allora, dall'unico posto in cui ha senso stare, come ha ricordato Daniela Santroni nel suo bell'intervento in Direzione Nazionale. Per terra. Lì dove il voto ci ha messi e ci ha chiesto di tornare. Per terra. Sui marciapiedi, per le strade, nelle battaglie, sulle ferite, in mezzo a dolori e ardori, fatiche e desideri. Per terra. Palla a terra, messa a terra di tutta l'elettricità che in queste ore, ancora, ci attraversa, ci incattivisce, ci divide, ci delude e ci disillude. Per terra. Dentro la faglia del terremoto, tra i cocci della sinistra che abbiamo rotto, in mezzo ai brandelli della bandiera sbiadita che a furia di sventolare lontano dalla vita della gente, con snobismo, presunzione e perenne complesso di superiorità abbiamo consumato, sfilacciato e strappato. Per terra. Orecchio a terra ad ascoltare il rumore di quello che è successo. Piedi per terra e umiltà. Mi scuso con tutti quelli che ho imbarcato con me in questa deludente avventura, pensando che sarebbe stato un viaggio forse scomodo ma almeno appassionante. Mi scuso perché, alla fine dei conti, a voler fare un bilancio, la montagna ha partorito il topolino. Non lascio la politica. Non ne ho nessuna intenzione. Parteciperò alle assemblee di Sinistra Italiana da semplice militante, onorerò con passione il mio ruolo di consigliere comunale, guarderò con attenzione anche alla rotta che deciderà di prendere Liberi e Uguali, restando a disposizione sulle tematiche che ho seguito finora del gruppo parlamentare. Chiedendo ai nostri parlamentari una legge sul consumo di suolo, subito. Il rilancio della bonifica dei Siti di Interesse Nazionale, subito. Una nuova Strategia Energetica Nazionale, subito. L'abrogazione di Sblocca Italia e Buona Scuola, subito. Una legge sulla step child adoption, a protezione delle nuove famiglie e per la felicità di tutti e tutte, subito. Una legge per l'adozione dei single, subito. Se Liberi e Uguali, in Parlamento, sarà e farà questo io ci sarò e farò. Altrimenti sarò e farò altro. Altrove.

CREDITS
Grazie a tre segretari regionali sempre rispettosi della mia indisciplina, che mi hanno insegnato che l'innovazione può abitare i partiti: Daniele Licheri, Nico Bavaro e Tonino Scala. Grazie a chi ha lavorato al mio fianco nel Dipartimento nazionale: Luisa Calimani, Rosalba Gadaleta, Mario Tagliaferro, Riccardo Festa e Roberto Braibanti. Grazie ad Anna Riccardi per l'energia e Gianni Mattioli per l'ultimo, luminoso incontro nell'ultimo tratto del mio cammino. Grazie ai miei compagni di Molfetta, tutti. Cosimo e Lello su tutti. Ma grazie anche a chi mi ha invitato a inaugurare circoli in mezzo alle montagne, a visitare fabbriche e letti di fiumi, a camminare sulle dune delle riserve naturali a scovare i nidi del fratino e a fare riunioni nei bar di provincia, a partecipare ad assemblee infuocate e feste d'estate con la lotteria e la balera. Buon lavoro, di cuore, a Nicola, alla nuova segreteria di Sinistra Italiana e al gruppo parlamentare di Liberi e Uguali. Anche da questa storia avrò tanto da imparare. Per tornare, da terra, a dare di nuovo l'assalto al cielo».

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Sono stato un estimatore di un altro "TSUNAMI": la sig.ra Natalicchio. La sua parabola è stata piuttosto ''effimera'', condizionata da spinte del Partito di maggioranza gestito da incompetenti (quasi in modo delinquenziale: con atti degni delle congiure più ignobili). Ho cercato di capire le ragioni che l''hanno spinta a gettare la spugna; dopo riflessione ho capito che (forse) ha sbagliato a dare vinta la partita ai sunnominati "magliari" della politichetta. Ho disapprovato - per quel che può valere - la scelta di lasciare il PD per imbarcarsi in quella "chiatta" etero-guidata da personaggi improbabili, uno per tutti il sig. (immarcescibile) D''Alema che grazie alla sua ...sottile ''politica'' ed al suo astio, ha inguaiato oltre alla SINISTRA TUTTA personaggi validi come Bersani, Grasso, Boldrini, in LEU (carneade, chi era costui???)! Non mi sono mai capacitato del "cupio dissolvi" che anima la SINISTRA italiana, alimentato anche dai vari Renzi, Emiliano e compagnia ...brutta. Adesso noi "sinistroidi", come veniamo spregiativamente definiti, ci stiamo leccando le piaghe di una sconfitta - che ci potrebbe stare, nell''alternanza democratica - ma non in questa dimensione. La Signora ha riflettuto e, chissà forse ha riconosciuto alcune cose che non sono andate come dovevano; buona cosa. Ha lasciato S.I.: l''ennesima scheggia impazzita di una Sinistra che non è capace di coalizzarsi per sconfiggere populismi, razzismi, e porcheriole varie, con cui grazie a tale Sinistra, dovremo forse convivere per chissà quanto. Il PD fa paura, non per la sua forza, ma per la sua inanità. Bene! E allora, si tenterà di trovare il bandolo della matassa e CAPIRE - UNA VOLTA PER TUTTE - LA LEZIONE CHE CI E'' STATA IMPARTITA, GRAZIE ALLA NOSTRA STOLTAGGINE?

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