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Il Centro "Annamaria Bufi" di Molfetta: la violenza non si combatte con la violenza
Salvatore Margi
29 novembre 2019

MOLFETTA - Eccoci ancora una volta a manifestare, un anno dopo quello che segue a quello precedente e all’altro ancora. Solidarietà, belle parole ma ancora violenza, inarrestabile.

Tutti i giorni registrano donne vittime di violenze, omicidi, abusi fisici e psicologici, tutti i giorni ci sono orfani che piangono, famiglie distrutte, vite spezzate e niente e nessuno che riesca a fermarle. Ma le donne non si arrendono e vanno avanti sia pure con una manifestazione, silenziose ma tenaci e costanti come la pioggia che caratterizza questa giornata e che cadendo, ricorda lacrime silenziose di chi vede la sofferenza dei propri cari e nulla può per fare per conforto. Parole e gesti che si ripetono, atti di violenza che scandiscono il passare degli anni.

Sembrano passati secoli quando le donne dicevano ad altre donne di resistere alle violenze per il bene dei figli, perché la società le avrebbe emarginate se avessero denunciate, perché in fondo il marito “è buono, solo che è il suo carattere, e poi è solo uno schiaffo”. E quello schiaffo era invece solo il primo atto di una morte annunciata, però l’importante era tenere tutto nascosto affinché la gente non parlasse, affinché la famiglia si mostrasse unita.

Quante donne hanno portato nell’aldilà il segreto, quante hanno sopportato. Tante, tutte, ma sempre troppo poche quelle che hanno denunciato, e ora, come allora, nulla è cambiato. E quante gridano ancora, dopo la morte, il proprio senso di impotenza per la violenza subita, per la morte, per aver amato un uomo che non le ha amate, per non aver visto punito il proprio assassino.

Annamaria Bufi è una vittima indimenticata grazie all’amore dei suoi genitori e di suo fratello che con dignità portano avanti il suo ricordo. Il Centro antiviolenza cittadino è a lei dedicato, e in suo nome, e in ricordo di tutte quelle ragazze che, come lei, sono rimaste ragazze e che non hanno conosciuto l’emozione di un amore sano.

Il Centro Antiviolenza Annamaria Bufi di Molfetta porta avanti battaglie, sostiene donne che denunciano, organizza manifestazioni di sensibilizzazione, come in questa giornata che non è solo ricordo ma monito che urla.

Valeria Scardigno, presidente del Centro Antiviolenza intitolato alla nostra concittadina, ricorda che il 25 novembre è il giorno del dolore ma la violenza non si combatte con la violenza. I social riproducono ossessivamente immagini di volti tumefatti, immagini violente ma, senza voler dimenticare la genesi di questa giornata, la donna è vita. E con questo spirito l’Associazione ha promosso la rappresentazione di una pièce teatrale ed un concerto contro ogni forma di discriminazione e violenza sulle donne.

Con appassionata interpretazione, l’attore Salvatore Margi, ha “trasmesso” il dolore lacerante provato da Franca Rame, vittima di uno stupro punitivo perché libera, comunista e compagna di Dario Fò.

Il gruppo Woodstock 69, ha interpretato brani del festival che celebrava la libertà, la non violenza, la pace. Perché la donna merita dolcezza pur essendo forte, sorrisi anche quando piange, sostegno anche se appare forte.

Una bellissima iniziativa, lontana dagli stereotipi che vogliono le donne vittime del proprio dolore, un inno alla rinascita, alla vita. Siamo multitasking, accoglienti, e a volte lo siamo troppo, in nome di un sentimento che definire amore è un atto di coraggioso ottimismo nel voler tirare quell’amore da chi non è capace di amare ma solo di possedere.

Educare, seminare, parlare, non smettere mai di essere madri nell’educare le proprie figlie a dire basta, a dire no, a non sopportare, ad amare prima di tutto se stesse per poter amare gli altri.

Educare i propri figli maschi al rispetto e delle donne, di tutte, perché veniamo al mondo grazie all’amore di una donna e se sappiamo amare è perché una donna ce l’ha insegnato.

Il 25 novembre è una data convenzionale in cui si ricordano le sorelle Mirabal, ma lo deve essere tutti i giorni senza che a ricordarcelo siano commemorazioni, ricordi, mazzi di fiori e medaglie.

© Riproduzione riservata

Autore: Beatrice Trogu
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