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Il “candidato fantasma” Azzollini e il futuro dell’amministrazione Minervini a Molfetta
Antonio Azzollini
18 settembre 2020

MOLFETTA – C’è un “candidato-fantasma” in questa campagna elettorale a Molfetta per le elezioni al consiglio regionale della Puglia, che in realtà si è trasformata in una campagna elettorale per le comunali.

Si tratta dell’ex senatore ed ex sindaco Antonio Azzollini, candidato al consiglio regionale nella lista di Forza Italia, a sostegno del candidato presidente Raffaele Fitto. Molti in città si chiedono come mai Azzollini non abbia fatto alcuna manifestazione pubblica. Probabilmente l’ex senatore ha scelto di lavorare un po’ defilato, nelle retrovie, per logorare ai fianchi il suo diretto avversario, quel candidato Saverio Tammacco, suo ex sergente all’epoca dei suoi incarichi istituzionali e del ruolo di sindaco, il quale, poi, approfittando delle difficoltà giudiziarie dello stesso Azzollini, aveva cambiato schieramento, passando al centrosinistra di Michele Emiliano. E oggi tornato a destra con Fitto.

E da questo passaggio e dal tradimento degli altri sergenti di Azzollini, passati anche loro da destra a sinistra, erano nate le liste civiche, che di politico hanno poco, ma hanno molto di personale, legate ai vari personaggi che le rappresentano. E Tammacco si è fatto leader di questa coalizione di liste civiche, che, alla fine, ha inglobato anche il Pd, divenuto anch’esso una lista civica, per creare l’amministrazione ciambotto di destracentrosinistra, un pasticcio unico realizzato solo a fine di potere politico, per amministrare la città, anche grazie ai fondi lasciati da Azzollini e ottenuti dallo Stato, all’epoca del finanziamento del nuovo porto commerciale.

Così “il senatore” come viene ancora indicato a Molfetta, superate le vicende giudiziarie, ha deciso di tornare in campo per evitare che la città “fosse stritolata dal potere politico di pochi” e per “mettere fine a questa ascesa di un potere politico serpeggiante e stritolante per la città”. Come “Quindici” ha efficacemente titolato nella rivista mensile, in edicola in questi giorni”: Azzollini2, la vendetta.

Azzollini come candidato, in questa campagna elettorale, sembra non esserci, ma, probabilmente sta lavorando dietro le quinte, negli ambienti che contano, fra gli elettori che gli sono rimasti vicini, per togliere voti e consensi a Tammacco. E il fiuto politico non gli manca.

In realtà, la consultazione regionale si gioca sul piano locale, essendo a rischio il sindaco Tommaso Minervini e la sua amministrazione, sia in caso di elezione, sia in caso di sconfitta del candidato Tammacco. Lo stesso Azzollini non perde occasione per accusare “il sindaco e soci di politica clientelare” e si augura di cancellare o ridimensionare “una classe politica priva di progettualità, che ha ridotto la massima assise cittadina ad una giostra di poltrone, incarichi e appalti”.

Quest’amministrazione, secondo “il senatore” “ha dimostrato di non avere alcuna identità se non quella degli interessi personali anteposti a quelli di un’intera comunità”.

Annunciando la candidatura di Azzollini, “Quindici” aveva scritto che Tammacco trema e, in realtà, (forse a questo fa riferimento lo slogan senza senso “principio di realtà” del candidato dell’amministrazione comunale) teme di non raggiungere la soglia di sbarramento del 4% e di restare fuori ancora una volta dal consiglio regionale.

Ma trema anche il sindaco Minervini, che, malgrado la sua storia politica a sinistra, per salvare la poltrona, ha scelto, per la seconda volta (prima con Fini, ora con la Meloni e Salvini), di passare a destra con la debole giustificazione di voler portare a termine la sua azione amministrativa.

Molfetta ancora una volta “laboratorio politico”? Probabilmente sì, ma dei pasticci politici al tempo del tramonto della politica, quella vera, quella buona, che antepone agli interessi personali quelli generali, di una collettività senza pace da tempo e in attesa di una vera svolta che sembra ancora lontana.

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