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I giovani e il sesso nell’era dei social: il progettoSexTeen
22 novembre 2018

Cos’altro dovrebbero sapere i giovani sul sesso che non sanno già? Cos’altro dovremmo mettere a loro disposizione che non sia già disponibile sul web, sui social, sui blog? Ma vi è davvero la necessità di istruire i giovani sul sesso, sui suoi pericoli, sulle esperienze che devono fare e quelle che non devono fare?

A quanto pare, la risposta a quest’ultima domanda è affermativa, nel senso che non dobbiamo mai abbassare la guardia con i nostri figli e dare tutto per scontato, lasciare che anche interrogativi più delicati e complessi, come quelli riguardanti le esperienze sessuali, siano lasciati nelle mani del primo indirizzo che compare su un qualsiasi motore di ricerca nel momento in cui si digitano le parole chiave su cui i nostri ragazzi sentono il bisogno di scoprire di più.

Oggi, da un certo punto di vista, è molto più facile sapere, avere informazioni su qualsiasi argomento; la nostra, ormai, è una società della conoscenza prêt-à-porter, disponibile e accessibile a tutti, ma non si considera che anche la conoscenza, il sapere, le informazioni, hanno bisogno di essere misurate sulle persone, proprio come i più costosi e raffinati capi di sartoria, che differiscono in maniera sostanziale dai più economici capi prêt-à-porter. Questa estrema accessibilità alla conoscenza, lungi dall’essere un segno del raggiunto grado di democratizzazione dei nostri paesi, potrebbe rivelarsi pericolosa e dare esiti difficilmente rimediabili, se non viene accompagnata adeguatamente da adulti che sappiano ascoltare e interpretare desideri, aspettative e bisogni dei nostri ragazzi, che, in men che non si dica, saranno alla guida del nostro paese.

La difficoltà nel parlare di sesso con i giovani, oggi come ieri, del resto, sta nella comunicazione, nelle modalità con cui viene veicolato il messaggio. In generale, la tendenza degli adulti nel rivolgersi agli adolescenti, e in particolare quando si tratta di sessualità, o è quella di evitare del tutto la comunicazione oppure, tendenzialmente, è quella di adoperare un linguaggio direttivo, prescrittivo, che poggia sulla loro esperienza da adulti, per cui i giovani devono solo prestare attenzione ad ascoltare, obbedire, fare come gli si comanda. I giovani, invece, vogliono parlare, vogliono esprimere le loro perplessità in relazione ad esperienze che vogliono fare, che devono fare, per cui percepiscono come violenti e squilibrati tutti i discorsi che tendono a ridurli ad uno stato di minorità. I giovani, nel pieno della loro esplosiva vitalità, non hanno bisogno di essere considerati minori nei discorsi e nelle pratiche, ma necessitano di relazioni di equivalenza, che non significa mera uguaglianza, nel senso di una perniciosa confusione di ruoli, generando, ad esempio, ambiguità nel rapporto tra genitori e figli o tra docenti e discenti. L’equivalenza è una relazione di apertura, di ascolto, di comprensione, di empatia nei confronti dell’altro. Da questo punto di vista, la filosofia ci ha insegnato, più di due millenni fa, con Platone, qualcosa di metodologicamente interessante e cioè che si può dialogare di tutto con i giovani, che le differenze di posizione, di ruolo, possono essere momentaneamente sospese all’interno del dialogo e adoperare l’esperienza e la conoscenza degli adulti per attivare nei giovani la curiosità necessaria per elaborare risposte individuali a problemi e bisogni universali, come se fossero dei perfetti abiti di sartoria.

Il progetto SexTeen, che nasce dall’esperienza sul campo di un centro educativo di Trissino in provincia di Vicenza, gestito da Anna Ferrari, psicologa, e Daniela Ferrari, educatrice, nella pletora di materiale disponibile sul web sull’argomento della sessualità, si prefigge l’obiettivo di mettere provvisoriamente a disposizione degli adolescenti, ma non solo, pillole di sapere, di informazioni, che possono anche essere le misure di un abito cucito sulle singole individualità, di tutte quelle che vorranno eventualmente rivolgersi in maniera del tutto anonima allo sportello di ascolto attivato attraverso il relativo sito web.

Ma il progetto SexTeen non è solo questo, è un contenitore che dal Veneto si irradia in tutta Italia e coinvolge personalità che sanno ascoltare i giovani e intendono mettere a loro disposizione le proprie conoscenze per fornire un ventaglio multidimensionale di informazioni su diversi argomenti riguardanti la sessualità. Temi che vanno dal sexting all’identità di genere, dalla pornografia all’omosessualità, dall’importanza del bacio a quella della prima volta sono affrontati, per il momento, sotto la lente indagatrice della filosofia da Michele Lucivero, docente di scuola secondaria a Molfetta, in provincia di Bari, sotto il profilo estetico dagli storici dell’arte Michele Bruno, molfettese trapiantato in Lombardia, e Marco Vinetti, lombardo da sempre, entrambi cineasti in onda quotidianamente sul canale televisivo Vimarte, sotto l’aspetto medico da Riccardo Federle, uno dei pochi ostetrici di sesso maschile in Italia, operante a Bassano del Grappa, ma anche sotto il profilo più strettamente legale, con l’apporto dell’avvocato calabrese Antonio Bianchi, già presidente della Camera minorile di Castrovillari, linguistico con Emily Cogo e squisitamente psicologico-educativo con le dottoresse Viviana Corponi, Anna Ferrari e Daniela Ferrari.

Il progetto, ambizioso e aperto ad ulteriori collaborazioni, si presenta, al tempo stesso, come una sfida e una scommessa. La scommessa è quella di poterlo presentare nelle scuole di tutta Italia, per poi far sì che le singole professionalità restino dei punti di riferimento costanti per qualsiasi ulteriore approfondimento, nella consapevolezza che ormai le distanze geografiche non costituiscono più un problema insormontabile. La sfida si presenta, per tutti i partecipanti, sul fronte linguistico e comunicativo, poiché si ha la chiara percezione che parlare di sessualità agli adolescenti significa attivare strategie in grado di coinvolgere soggetti che appartengono, a cominciare dagli stili di vita, dalla musica, dagli interessi, da ciò che leggono, ad una cultura altra. Da questo punto di vista, la percezione che si ha, navigando sul sito www.progettosexteen.it e tra i video caricati dai vari professionisti sul canale youtube dedicato, è quella di assistere ad un autentico progetto di carattere interdisciplinare e interculturale.

Michele Lucivero

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