Speciale: Il Mezzogiorno d'Italia
Guido Dorso e la rivoluzione meridionale (III parte)
NAPOLI - 20.7.2007 Nel 1944 Dorso riprende le sue tesi in occasione del primo congresso nazionale del Partito d’azione (nella foto, l'intervento di Ferruccio Parri al Congresso). “Questo momento – egli sostiene – è unico per definizione. Esso non si presenterà mai più. Se, nei prossimi due o tre anni, sarà consentito alla vecchia classe trasformistica di riorganizzarsi e di trionfare, l’inferiorità politica del nostro paese dovrà essere considerata come fatale, e, quel che è peggio, si sancirà anche in maniera definitiva l’immaturità di tutta l’Italia ad organizzarsi in liberi regimi. Perché – e questo devono bene intendere tutte le libere formazioni politiche del Nord – la mancata soluzione della questione meridionale porterà fatalmente con sé il ritorno alle dittature larvate, e le minoranze libertarie del settentrione troveranno sempre la strada sbarrata dall’innaturale alleanza tra la conservazione nazionale e la reazione meridionale. La questione del Mezzogiorno è, dunque, il nocciolo più dolente della questione italiana, ed i grandi partiti politici debbono convincersi che nelle nostre campagne si combatteranno battaglie decisive per fondare e collaudare il libero governo in Italia”. L’avellinese è consapevole che le élites politiche da sole non possono operare trasformazioni significative e durature senza l’appoggio delle masse. “Bisogna, quindi, rivolgersi direttamente alle masse e fare leva su di esse, poiché tutto il lavoro di sbloccamento della situazione consiste nel dare coscienza agli umili, e trasformarli da oggetto inconsapevole del vecchio baratto trasformista in soggetto della nuova politica autonomista. Questo lavoro di sbloccamento, però, non è facile. Esso deve essere compiuto prevalentemente dal basso, ed il compito dei nuovi partiti è quello di completare i risultati del Risorgimento, facendo aderire le masse meridionali allo Stato. Solo attraverso un lavoro così nobile e così fecondo sarà possibile operare la saldatura tra il primo ed il secondo Risorgimento, tra la rivoluzione nazionale e quella democratica, e pervenire ad una sistemazione politica generale che costituisca la premessa indispensabile per avviare il nostro paese a godere di tutti i vantaggi dell’autogoverno” Una lezione, quella dell’avellinese, ancora oggi di scottante attualità.. Salvatore Lucchese
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