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Speciale: Il Mezzogiorno d'Italia
Gli anni del Centro-sinistra (II parte)
NAPOLI - 7.12.2007
Il governo Moro (foto) si trovò nell’impossibilità di attuare le riforme, in quanto dovette fronteggiare sia l’insorgere dell’inflazione, sia la crescita del deficit della bilancia dei pagamenti. Le misure restrittive proposte per risolvere i problemi finanziari e monetari non furono accettate dal PSI, che ritirò la fiducia al governo. Nel mese di luglio si costituì un secondo governo Moro con la partecipazione dello stesso PSI, che nel timore di un imminente colpo di Stato preferì appoggiare un governo moderato piuttosto che affrontare una seria emergenza democratica. Nel 1970 si avviò l’ordinamento regionale con l’elezione dei primi consigli delle neoistituite Regioni a statuto ordinario. Nel frattempo, l’Italia era attraversata da un lungo e trasversale ciclo di contestazioni e conflitti sociali, nonché da attentati terroristici compiuti sia da formazioni di estrema destra sia da formazioni di estrema sinistra. All’inizio della quinta legislatura si ebbero le prime manifestazioni del movimento studentesco, che si diffuse rapidamente in tutte le università italiane. Dalla contestazione del potere all’interno delle accademie ben presto si passò alla contestazione del potere a livello nazionale e mondiale, con le ferrate critiche nei confronti delle politiche imperialistiche dei paesi occidentali e delle multinazionali interessate a rafforzare forme di neocolonialismo economico. Veri e propri miti divennero Mao in Cina, e Castro e Che Guevara a Cuba per le loro lotte contro il sistema imperialistico. Il 12 dicembre 1969 iniziò la lunga stagione delle stragi e degli attentati terroristici con l’attentato alla Banca Nazionale dell’Agricoltura di Milano. Dopo un periodo di intenso e lungo sviluppo economico, esplose nel 1969 il cosiddetto autunno caldo, caratterizzato dalle rivendicazioni operaie attraverso le loro organizzazioni dirette i CUB. E’ in questo clima che i Sindacati ufficiali ottennero l’abolizione delle “gabbie salariali”, che segnavano le differenze retributive tra Nord e Sud. Nel maggio del 1970 venne approvato lo statuto dei lavoratori. Ma nel frattempo l’aumento dei salari e la crisi petrolifera del 1973 concorsero ad aggravare la crisi dell’economia italiana, che perse lo slancio degli anni precedenti. A fronte delle agitazioni, delle lotte, delle proteste, nonché delle pressioni provenienti delle organizzazioni di parte e delle consorterie clientelari, il sistema politico perse un disegno generale di riferimento per schiacciarsi su concessioni significative a tutti i gruppi coinvolti, senza preoccuparsi delle conseguenze per il futuro del Paese.
Salvatore Lucchese
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