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Gli anni del Centro-sinistra (I parte)
NAPOLI - 2.12.2007
Dal 1958 al 1962 la formazione di una nuova maggioranza di Centro-sinistra diviene motivo di tensioni sia all’interno della forze di governo sia all’interno degli stessi partiti. All’interno della DC il grosso del partito si oppone tenacemente alla linea del segretario Amintore Fanfani (foto). La curia vaticana dissente esplicitamente rispetto all’ipotesi di un’alleanza tra cattolici e socialisti, considerata incompatibile con i principi cristiani. Motivi di attrito non mancano all’interno dello stesso Partito socialista, in cui una forte corrente filocomunista osteggia l’orientamento autonomista di Riccardo Lombardi e di Pietro Nenni. Nel frattempo nel 1958, Fanfani forma un governo bipartito con i socialdemocratici. L’esperienza dura soltanto un anno, in quanto il tentativo di Fanfani di organizzare gerarchicamente il partito, per renderlo meno permeabile alle pressioni dei gruppi di base, fallisce per la dura opposizione all’interno della stessa DC. Nel 1959, dimessosi Fanfani sia da Presidente del Consiglio che da segretario del partito, gli succedono Segni alla guida del governo e Moro alla guida del partito. Quest’ultimo differentemente dal suo precedessore, non ostacola i gruppi all’interno della DC, anzi si pone come mediatore consentendo loro di formare delle correnti dotate di autonomi apparati organizzativi. Dopo la drammatica esperienza del governo Tambroni, Moro riesce a convincere il mondo imprenditoriale e le gerarchie ecclesiastiche che oramai i tempi sono maturi per la costituzione di un governo di centro-sinistra. Così nel 1962 nasce la prima coalizione con i socialisti sulla base di un programma caratterizzato dall’istituzione delle Regioni a statuto ordinario, la riforma della scuola media, la programmazione economica, la legislazione urbanistica e la nazionalizzazione dell’industria elettrica. Grazie ad una positiva congiuntura economico-politica, il governo riesce a realizzare quasi tutti i punti del programma. Tuttavia, il permanere di molte rivalità all’interno della DC, l’insistenza del PSI su riforme che i democristiani non possono accettare, rendono impossibile la prosecuzione dell’esperimento politico. Lo stesso PSI subisce una scissione interna, con la fuoriuscita dei filocomunisti, che fondano il PSIUP.
Salvatore Lucchese
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