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Gli 80 anni dalla morte del ten. Michele Fiorino di Molfetta, medaglia d’oro al valor militare
Michele Fiorino scrive l'ultima lettera alla moglie Rosa Girone
16 giugno 2020

MOLFETTA – Ricorrono domani gli 80 anni dalla morte in guerra del ten. Michele Fiorino di Molfetta, medaglia d’oro al valor militare.

Michele Fiorino nacque a Molfetta il 15 maggio 1912 in vico 4° Effrem da una umile famiglia, frequentò le scuole elementari presso il regio ospizio di Giovinazzo Vittorio Emanuele II. Successivamente visse nel convitto Vito Fornari, dove strinse amicizia con l’insegnate Giuseppe Binetti, lavorò prima come fattorino e poi come cameriere presso il Seminario Pontificio di Molfetta dove iniziò a studiare il latino e a formarsi da autodidatta diventando insegnante.

Dopo il servizio militare di leva si congedò col grado di sottotenente, partecipò alla guerra in Etiopia, alla guerra di Spagna, dove ottenne una medaglia d’argento.

Allo scoppio della Seconda Guerra mondiale, ormai sposato, fu richiamato nel Regio esercito nel 37° reggimento fanteria. Ferito prima a una mano e poi al petto riuscì valorosamente a combattere, ma il 17 giugno del 1940, sul fronte occidentale nei pressi di Nizza cadde sotto una raffica di mitragliatrice francese.

Un anno dopo, il tenente Fiorino fu insignito con medaglia d’oro al valor militare attualmente custodita sul labaro del Nastro azzurro di Molfetta con la seguente motivazione: “Comandante di pattuglia avente compito ardito contro munita posizione, ne guidava l’azione con tenacia e valore. Ferito ad una mano prima sua cura era di assistere alcuni feriti che erano caduti al suo fianco, quindi si medicava egli stesso sommariamente. Proseguendo nella sua missione si esponeva in punto fortemente battuto per meglio individuare la postazione di armi nemiche. Colpito una seconda volta gravemente al petto, non piegava ed ancor più si sporgeva per assolvere intero il suo compito, continuando con ferma parola ad animare i suoi fanti. Ferito una terza volta e a morte, volgeva le sue estreme energie ad accertarsi che una sua comunicazione fosse giunta al comandante la compagnia. La generosa vita chiudeva con rinnovate parole d’incitamento ai suoi e con la sacra invocazione “Viva l’Italia”. Pendici di Cima Campbell, 17 giugno 1940. R.D. 16 novembre 1940. B.U. 2° trim. 1941 pag. 4048.

La città di Molfetta intitolò a lui un tratto di via Giovinazzo e incaricò il prof. Leonardo Minervini di effigiare il giovane eroe in un quadro attualmente presente nella galleria degli uomini illustri di palazzo Giovene. Venne inoltre posizionato un cippo commemorativo nella piazzetta ubicata su Corso Fornari, unitamente alla piantumazione di un pioppo tuttora presente.   

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