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Gianni Porta (Rifondazione): solida cultura trasformista a Molfetta (al servizio dei più forti com'è ovvio)
29 settembre 2018

MOLFETTA – Il consigliere comunale dell’opposizione di sinistra Gianni Porta replica al sindaco di Molfetta Tommaso Minervini accusandolo di trasformismo: «Il sindaco Minervini, dopo la vergognosa condotta nel consiglio comunale di giovedì, afferma "di avere una solida cultura costituzionale".

Talmente "solida" è la sua cultura costituzionale da aver taciuto in Consiglio comunale rispetto alla proposta di zittire l'opposizione non discutendo le sue proposte.

Talmente "solida" è la sua cultura costituzionale da preferire i convegni in cui si dicono tanti bei pensierini a costo zero sulla libertà e la democrazia, anziché dare concreta attuazione alla Costituzione antifascista anche attraverso i regolamenti comunali, come hanno fatto ultimamente altre città (ad es. Bologna).

Talmente "solida" è la sua cultura costituzionale da respingere anche la nostra proposta di modifica del Regolamento per la tassa sull'occupazione di suolo pubblico contro il lavoro nero.

Talmente "solida" è la sua cultura costituzionale da essere favorevole a concedere aree pubbliche anche a chi è stato condannato per il mancato rispetto delle norme e degli obblighi di natura retributiva, contributiva e di sicurezza del lavoro.

Talmente "solida" è la sua cultura costituzionale da farsi dettare la linea dalla destra presente nella sua maggioranza.

Talmente "solida" è la sua cultura costituzionale da non aver mai risposto alla richiesta di apporre una targa al campo sportivo dedicata a Benedetto Petrone - giovane antifascista ammazzato dai fascisti - come deliberato anni fa dal sindaco Finocchiaro.

Talmente "solida" è sempre stata la sua cultura costituzionale da non preoccuparsi di cambiare bandiera a seconda delle convenienze politiche del momento, prima con la destra di Fitto e di Fini, poi con la sinistra di Vendola, poi con il centrosinistra di Emiliano, domani chissà con chi altri.

Un pessimo sindaco per la città, un cattivo maestro per le giovani generazioni, un fulgido esempio di atavico trasformismo delle classi dirigenti meridionali».

 

 

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