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Speciale: Il Mezzogiorno d'Italia
Francesco Saverio Nitti (IV parte)
NAPOLI - 13.4.2007
Nel 1910 Nitti pubblica il saggio
Inchiesta sulle condizioni dei contadini in Basilicata e in Calabria
, in cui afferma che il problema del Mezzogiorno agrario non consta nel ridistribuire la ricchezza attraverso una revisione dei contratti agrari, ma risiede nell’attivare una politica di sviluppo capace di promuovere un processo di modernizzazione produttiva delle campagne meridionali. Le cause strutturali dell’arretratezza, secondo Nitti, sono da ricercare nel dissesto idreologico-geografico, che, a sua volta, ha alimentato una serie di processi negativi tanto sul piano economico quanto su quello sociale. Solo l’accentuarsi dei flussi migratori, osserva lo studioso lucano, hanno prodotto degli effetti positivi: l’aumento dei salari; le rimesse dall’estero; l’estinzione dei debiti; l’aumento dei consumi; la formazione di una piccola proprietà terriera. “L’emigrazione ha fatto scomparire gran numero di coloro che un tempo accettavano i patti angarici, ha indebolito e modificato questi patti a favore di quelli che sono rimasti in patria, trasferendo ricchezza dal proprietario al coltivatore non già a credito, ma in proprietà; essa infine ha cominciato a fare refluire quel capitale circolante, che rappresentava la prima condizione di fatto per la moderazione del saggio dell’interesse. Più che ricorrere al credito, il contadino, col ricorrere dell’emigrazione, ha oggi la possibilità di formarsi in piena proprietà il piccolo capitale circolante che gli occorre, ed in caso di bisogno può rifornirsene riemigrando. Si è così perfino rimpicciolita la sfera attuale di applicazione del credito agrario, e non è da far meraviglia se le dotazioni delle casse di credito agrario siano oggi in massima parte inoperose”. Da qui il superamento dell’impostazione sonniniana di revisione dei patti agrari e il suggerimento di una linea politica incentrata sull’intervento diretto dello Stato per riqualificare il territorio attraverso la costituzione sia di un demanio forestale sia di un demanio pubblico delle acque. Quest’ultimo affiancato da aziende private per curare la produzione e l’utilizzo dell’energia elettrica. Nitti riesce a gettare le basi per la realizzare del suo progetto tra il 1911 e il 1917 in qualità di ministro dell’Agricoltura prima e di ministro del Tesoro poi. L’avvento del fascismo lo costringe a rifugiarsi all’estero dove volge tutte le sue energie a contrastare il regime mussoliniano. Tornato in patria dopo la seconda guerra mondiale non si riconosce più nel nuovo sistema politico fondato sui partiti organizzati.
Salvatore Lucchese
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