Speciale: Il Mezzogiorno d'Italia
Francesco Saverio Nitti (I parte)
NAPOLI – 26.3.2007 Il dibattito meridionalistico di fine Ottocento ed inizio Novecento trova in Francesco Saverio Nitti (1868-1953) uno dei suoi maggiori esponenti. Diversamente dai meridionalisti di scuola liberale, Nitti evidenzia i fattori di trasformazione che attraversano il Mezzogiorno rispetto agli elementi di immobilità. Nel saggio Nord e Sud (1900) attraverso una minuziosa ricerca statistica, lo studioso lucano dimostra che in proporzione alla sua ricchezza il Meridione paga più tasse del Settentrione: la perequazione dell’imposta fondiaria, i criteri di ridefinizione catastale, la diffusione dei borghi contadini sono solo alcuni degli esempi di scelte politiche in campo fiscale che si ritorcono contro le regioni meridionali. Inoltre, il Nord risulta favorito anche nella distribuzione territoriale della spesa pubblica. Le spese e gli investimenti per caserme, scuole, ferrovie e giustizia – osserva Nitti – si sono concentrate prevalentemente nel Settentrione. Di conseguenza, la spesa per i vari servizi dipendenti dal ministero dei Lavori pubblici, sia in rapporto alla popolazione sia rispetto alla superficie territoriale, nel Sud è stata di gran lunga inferiore rispetto al Nord. Il trasferimento della ricchezza monetaria da Sud a Nord non è stato favorito soltanto dalla politica fiscale ma anche dalla politica demaniale, dalle vicende del debito pubblico e dalla politica doganale. Dalla ricerca di Nitti emerge chiaramente che il drenaggio di capitali e la concentrazione dei flussi di spesa pubblica hanno favorito le regioni settentrionali, contribuendo ad aggravare le condizioni di relativa arretratezza delle regioni meridionali, accusate in modo infondato di assorbire in modo eccessivo le risorse pubbliche. Tra il 1901 e il 1902 Nitti pubblica due libri – La città di Napoli (1901) e Napoli e la questione meridionale (1902) – in cui i problemi del Meridione non sono più considerati in relazione alle campagne ma soprattutto rispetto alle città. E’ una rivoluzione prospettica strategica, in quanto il volano di sviluppo del Sud non viene più indicato nell’agricoltura ma nell’industria. Si apre la stagione politica delle leggi speciali atte a favorire durante l’età giolittina l’industrializzazione del Sud. Salvatore Lucchese
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