Speciale: Il Mezzogiorno d'Italia
Francesco Compagna (III parte)
NAPOLI - 22.5.2008 A fronte delle istanze “panregionaliste”, incentrate sulla contrapposizione tra ente regione e Stato centrale, Compagna rivendica la centralità delle istituzioni centrali nell’interfacciarsi con gli organismi europei. La polemica diventa sempre più aspra nel momento in cui la coesione istituzionale e culturale del Paese è messa in discussione dalle proposte esplicitamente separatiste di Gianfranco Miglio, alle quali Compagna contrappone valide argomentazioni tanto sul piano politico quanto su quello economico. Le accuse di clientelismo e di privilegi a favore del Meridione legati alla Cassa per il Mezzogiorno avanzate da Miglio, sono smontate da Compagna sulla base di una lucida quanto veemente analisi, che colloca i problemi del Sud d’Italia nel contesto nazionale e nel perpetuarsi degli squilibri economici. Nella sua ultima pubblicazione, Mezzogiorno in salita, lo studioso napoletano colloca il problema della riconversione industriale del Nord e dell’ulteriore industrializzazione del Sud nel quadro più generale dell’unificazione europea. Strenuo sostenitore dell’adesione allo SME, Compagna ritiene che i rischi legati all’allargamento della Comunità europea alla Grecia, alla Spagna e al Portogallo vadano compensati da un “approfondimento” dell’Europa, attraverso un’evoluzione sovranazionale dei metodi decisionali delle politiche comunitarie. Negli ultimi anni della sua vita, Compagna si impegna con tutte le sue forze nel contestare la tesi di un presunto fallimento delle politiche di industrializzazione a fronte di una naturale vocazione agricola e turistica del Mezzogiorno. Rispetto alla presunta vocazione agricola del Meridione, Compagna osserva che le sue prospettive di sviluppo agricolo sono limitate sia dalla concorrenza degli altri paesi mediterranei sia dalle condizioni ambientali. Rispetto al problema dell’industrializzazione, Compagna fa notare che i limiti della Cassa per il Mezzogiorno sono stati dovuti maggiormente alla distorsione delle politiche meridionaliste a fronte di politiche settoriali e sindacali. Si tratta non di abolire l’ente Cassa ma di rilanciarne la funzione progettuale e coordinatrice in uno scenario di divisione internazionale del lavoro che dovrebbe indurre l’Italia a potenziare la ricerca applicata all’industria attraverso una serie di incentivazioni reali e non semplicemente finanziarie. Salvatore Lucchese
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