Speciale: Il Mezzogiorno d'Italia
Francesco Compagna (II parte)
NAPOLI - 18.5.2008 Al fine di affrontare adeguatamente i problemi della depressione regionale, Compagna propone un nuovo concetto di regione, che, superando l’ambito meramente geografico, contempli anche gli aspetti di economico, sociologico ed amministrativo, in modo tale da porre le condizioni per realizzare adeguate linee di intervento sul piano organizzativo. Contrariamente alle posizioni di altri regionalisti, lo studioso napoletano non ritiene che le regioni debbano essere in contrapposizione alla Cassa per il Mezzogiorno, ma sostiene che essa debba continuare ad avere una funzione perequatrice tra regioni del Nord e regioni del Sud. Tornando ad interessarsi della questione urbana, egli coglie nella formazione delle megalopoli centro-settentrionali – Roma, Milano e Torino – un ulteriore pericolo di impoverimento per le città meridionali, attraverso un processo di concentrazione della classe dirigente nelle nuove realtà metropolitane, che contribuirebbe a depauperare ulteriormente il Mezzogiorno di forze, energie ed intelligenze necessarie al suo sviluppo. Onde evitare ciò, secondo Saraceno, bisognava favorire la formazione di un’asse metropolitano tra Roma e Napoli, da cui potrebbe propagarsi l’industrializzazione in tutto il Mezzogiorno. Convito sostenitore della svolta di centro-sinistra, Compagna inizia la sua carriera parlamentare in una fase storica di grave crisi nazionale ed internazionale, che rendono impossibile il disegno riformatore del grande meridionalista meridionale. Ne Il Mezzogiorno nella crisi del 1976, Compagna denuncia la politica del governo di centro-sinistra appiattitasi su una semplificazione classista, populista e settoriale che ha tralasciato i problemi strutturali del Mezzogiorno. Tuttavia, nei confronti della degenerazione della conduzione della Cassa per Mezzogiorno, Compagna non ne propone affatto l’abolizione, ma il cambiamento e la correzione delle linee guida di conduzione. Salvatore Lucchese
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