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Fatto a pezzi il pino di Piazza Moro a Molfetta. Discutibile la gestione del verde pubblico
Il pino della stazione fatto a pezzi (foto Gianni Visaggio)
24 febbraio 2020

 MOLFETTA – Fa discutere, non poco e non a torto, la politica e soprattutto la gestione del verde pubblico a Molfetta. E’ noto a tutti lo spreco di denaro pubblico che viene realizzato in questo settore con risultati disastrosi: si piantano molti alberi, poi seccano e vanno ripiantati. Anche perché la manutenzione non viene fatta a dovere e forse perché le piante non sono adatte e vengono scelte con poca competenza?
Non si comprende questo “orgasmo” da verde pubblico, quest’ansia di piantare alberi e piante dappertutto, ma, visti i risultati, ci chiediamo: non sarebbe il caso di affidare ad altri la gestione del verde dopo i fallimenti di questi mesi?
A questa logica di superficialità nella gestione del verde non è sfuggito nemmeno il pino di piazza Moro, prima potato, poi abbattuto e fatto a pezzi, con l’ennesimo disastro operato da chi punta ad ottenere il riconoscimento di Molfetta capitale italiana della cultura.

A protestare contro questo scempio, che potremmo definire “annunciato”, sono gli Attivisti 5 Stelle di Molfetta e l’Associazione Legambiente.

Ecco il loro inutile grido di dolore, perché il pino è stato fatto a pezzi ed è finito, come tanti altri, come legna da ardere: «È durato poco più di un anno il Pino di pregio storico presente in Piazza Aldo Moro, a Molfetta – scrivono gli Attivisti 5 Stelle -.

Un pino deturpato e capitozzato, sopravvissuto negli anni alle intemperie più dure, si è dovuto arrendere al tarlo più pericoloso: l'uomo. Prima della potatura, checché se ne dica, il pino si presentava verde e rigoglioso. Dopo la capitozzatura l'albero, indebolito e spoglio, è morto ed ha iniziato a scorticarsi divenendo un pericolo per l'incolumità dei passanti e degli automobilisti.  

Tra il 17 e il 24 febbraio sarà definitivamente abbattuto (in realtà l’abbattimento è avvenuto prima, magari per evitare che la protesta montasse, utilizzando la scusa di una presunta pericolosità, ndr). L'epilogo di una storia figlia dell'incompetenza. Crediamo e vogliamo sperare che qualcuno possa fare tesoro dell'esperienza di quanto accaduto e che si possano riconsiderare gli interi interventi di manutenzione del verde cittadino: il verde pubblico e la natura vanno amati e rispettati, non deturpati».

 Ci chiediamo: quando verrà privilegiata la competenza nella gestione del verde cittadino?

Intanto leggiamo cosa scrive Marco Di Stefano, presidente del circolo Legambiente di Molfetta “Giovanna Grillo” nel comunicato “Il Pino della Discordia”.

«Il recente taglio del Pino d’Aleppo della stazione, uno dei pochi esemplari di valore storico – paesaggistico rimasti nella nostra città, è la degna conclusione di una storia fatta di ignoranza, pressappochismo e scarsa sensibilità – accusa Legambiente -.

A seguito della “potatura di risanamento”, effettuata il 26 ottobre 2018, è stata subito evidente la sofferenza dell’albero come i mesi successivi hanno confermato. Solo la pronta segnalazione di un cittadino, successiva l’intervento, ha portato l’Amministrazione ad incaricare un agronomo affinché relazionasse sulle condizioni del Pino.

Appare chiaro a tutti come l’intervento di un tecnico qualificato debba essere preliminare rispetto ad un’operazione così invasiva su un albero dall’elevato valore storico, ma così non è stato.

L’agronomo ha concluso che l’albero, dopo una fase temporanea di apparente declino vegetativo, avrebbe recuperato e migliorato le sue funzioni con lo svilupparsi di nuova vegetazione a seguito del taglio cesorio effettuato.

L’abbattimento dell’albero, avvenuta, martedì 18 febbraio, smentisce completamente questa previsione.

Riecheggiano invece, sinistramente, le parole conclusive della relazione che dicono testualmente: “Risulta evidente come la potatura di risanamento attuata, nonostante la sua rilevanza, rappresenta il miglior punto di incontro tra il mantenimento delle funzioni paesaggistiche del verde urbano e la salvaguardia della pubblica incolumità che ogni P.A. deve garantire ai propri cittadini”.

Quindi, il timore di un fantomatico cedimento del Pino è stato il vero motivo che ha portato ad un intervento improvvido da parte della ditta cui sono stati appaltati i lavori di riqualificazione di Piazza Moro e Corso Umberto, senza alcuna preventiva valutazione fatta da un tecnico qualificato per accertare l’effettiva condizione dell’albero e definire gli eventuali interventi necessari ad assicurare la sua stabilità. Tale intervento, evidentemente scorretto, ha portato alla morte e al successivo abbattimento dell’albero monumentale, arrecando un danno alla città.

Citando lo slogan della campagna di comunicazione ambientale che il comune sta promuovendo in questi mesi, se questa “Molfetta mi sta a cuore”, l’Amministrazione dovrebbe dedicarle maggior cura e averne rispetto. Ci auguriamo che il verde non sia considerato un elemento secondario della nostra cultura e speriamo che l’ingloriosa fine del Pino della stazione sia il capitolo finale del difficile rapporto tra questa Amministrazione e il nostro patrimonio arboreo e l’inizio di una maggiore consapevolezza della fragilità del territorio e della necessità di una cura continua e competente. Auspichiamo che venga immediatamente piantato un nuovo albero, al posto di quello tagliato nell’area verde oggi vuota, che possa svolgere in piena efficienza le medesime funzioni di quello abbattuto. Chiediamo anche, a questa Amministrazione, la redazione di un piano del verde pubblico e privato che preveda la corretta manutenzione delle specie arboree ed il coinvolgimento di tecnici e ditte qualificate».

Per il verde pubblico l’amministrazione comunale non può certo andare fiera, anzi dovrebbe vergognarsi di sprecare con tanta superficialità il denaro pubblico, cioè i soldi dei cittadini.

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