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Edilizia senza pianificazione, case invendute, stalli per falsi disabili, paletti parapedonali: il caos urbanistico a Molfetta Piccole rivoluzioni urbane crescono (ma meritano di essere accompagnate)
31 gennaio 2021

 MOLFETTA“Quindici” accoglie l’invito di alcuni lettori della rivista che ogni mese è in edicola a Molfetta, a pubblicare sul web, dopo qualche mese, alcuni degli articoli apparsi sul cartaceo, per renderli fruibili a un numero maggiore di gente, soprattutto quando i loro contenuti consentono spunti di riflessione utili alla crescita complessiva.
Lo abbiamo fatto anche in passato, lo stiamo facendo anche ora con gli articoli di Paola Natalicchio.

Riportiamo oggi l’articolo di Gianni Porta, pubblicato nel numero del mese di novembre 2020 sullo scempio edilizio, sempre di preoccupante attualità.

Negli ultimi mesi stanno sorgendo nuovi complessi residenziali nelle zone periferiche cittadine (via 25 aprile, via Bisceglie, Contrada Favale, zona stazione ferroviaria, zona Ospedale), nuovi palazzi, nuove cubature che rischiano nei prossimi anni di rimanere in parte invendute, perpetuando così la crisi del settore edilizio.

Si tratta di nuove costruzioni dopo quelle che hanno inondato il mercato edilizio locale nel periodo 2010-2013 soprattutto nei nuovi comparti di espansione alle spalle dell'Ospedale e in zona Madonna della Rosa ovvero in zona Lama Martina. Già questi piani di comparto a oggi evidenziano dei buchi nel completamento e per quanto riguarda, invece, i fabbricati realizzati a cavallo del 2010, circa dieci anni fa dunque, non sono pochi i cartelli che indicano "vendesi" e "affittasi", al punto che viene da chiedersi come mai si continui a costruire in città.

E davvero sarebbe utile che gli attori isituzionali, politici, associativi e civili si interrogassero sulla natura specifica di questo fenomeno e sull'andamento di questo mercato nella nostra città, su quali siano le motivazioni profonde che spiegano l'ansia "riempitiva" di ogni area e ogni spazio vuoto edificabile del territorio comunale. Ovviamente si tratterebbe di un lavoro non facile per cui, oltre a conoscenze generali del settore e delle sue dinamiche, servirebbe una vera e propria inchiesta sul campo, insomma, l'apertura di un vero e proprio "cantiere" di inchiesta per evitare di affidarsi ai "sentito dire", alle voci, agli schemi precostituiti e al ricorso a luoghi comuni che di solito aiutano il potere costituito a consolidarsi, nonostante alcune evidenze oggettive della sua crisi,

Pur tuttavia e nel mentre succede questo, nella stessa città si registra una piccola rivoluzione silenziosa, una rivoluzione edilizia, urbanistica e sociale allo stesso tempo. Avviene una piccola trasformazione – non da oggi a dire il vero – che riguarda alcune zone centrali della città, quelle ricomprese tra corso Fornari, via Roma e via S. Francesco d'Assisi, il reticolo che gravita intorno a piazza Paradiso e piazza Immacolata e, in misura minore, le zone comprese tra le "vie dei Capitani" (via Cap. de Candia e via Cap. Azzarita) e Corso Umberto nonché il quartiere Catecombe.

Una trasformazione graduale, lenta ma continua, inesorabile e per questo meno vistosa e a tratti impercettibile. Una trasformazione che cambia le tipologie di abitazione, trasforma il modo di vivere dei quartieri, rianima alcune zone precedentemente date per morte e porta non solo a una rivalutazione dei prezzi ma anche a una nuova vivacità fatta di tante piccole attività commerciali di vicinato che riaprono i battenti.

In cosa consiste questa piccola rivoluzione? È semplice: in questi anni moltissimi locali a piano terra delle zone nominate prima, locali che un tempo erano depositi, garage, stanze vuote sono stati trasformati in primo luogo in abitazioni, altri locali in misura minore sono stati trasformati in attività economiche e studi professionali. Si assiste a un nuovo ripopolamento di queste zone che implica anche alcuni effetti collaterali negativi per queste zone già in debito di standard. Ovvero si tratta di zone che già prima non si segnalavano per la presenza di aree a verde e aree a parcheggio.

Aumentando la densità abitativa in seguito alla trasformazione dei locali a piano terra in abitazione civile, aumentano anche le difficoltà di trovare parcheggio e aree a verde per i residenti.

Si tratta di un cambiamento che in questi anni la politica, le istituzioni, gli attori economici e le figure professionali del settore non hanno registrato adeguatamente né hanno posto a tema nell'agenda amministrativa. Crediamo che sia arrivato il momento di affrontare anche questo aspetto che riguarda la riqualificazione urbana del centro città che assiste a un ripopolamento sia demografico sia di piccole attività economiche.

È necessario affrontare la situazione per evitare che si continui a parlare come sempre di nuove espansioni urbane in periferia oppure di nuovi fabbricati per riempire ogni zona e ogni buco di suolo, anche in zone centrali (ad es. zona a mare ex Park club, zona ex mercato ortofrutticolo), per evitare di consumare suoli per abitazioni che poi rimangono in parte invendute creando un duplice danno. Perché una volta che si consuma terreno agricolo per costruire e quelle costruzioni costose rimangono invendute, si crea un danno all'ambiente trasformato e al valore medio degli immobili che si deprezzano in presenza di una aumentata disponibilità di case.

È necessario accorgersi di questi cambiamenti e regolarli, accompagnandoli con piani pubblici che creino o migliorino i servizi nei quartieri, laddove per servizi intendiamo almeno aree verdi pubbliche e parcheggi pubblici.

È necessario farlo in primo luogo, per alzare la qualità della vita dei residenti ed evitare che ognuno pensi di fare da sé, creandosi parcheggi privati, chiedendo o apponendo segnali di divieti ritagliati su misura o ottenuti grazie alla compiacenza di qualche amico che sta in qualche ufficio comunale, piantando paletti selvaggi che aumentano il disordine urbanistico.

È divenuto ormai francamente insostenibile il rilascio di stalli per il parcheggio di disabili anche a beneficio di chi non possiede i requisiti. Ottenere uno stallo per disabili richiede alcune particolari condizioni di disabilità e infermità. E invece in questi anni il rilascio dei pass è avvenuto con una elasticità che ha penalizzato non solo coloro che ne avevano effettivamente diritto ma anche i cittadini che avvertono come qualcosa non vada in queste furbate che alcuni cittadini perpetrano ai danni della collettività.

È davvero il caso che il nuovo comandante della Polizia locale avvii una verifica generale degli stalli fin qui autorizzati, così come provveda a eliminare quei parcheggi per disabili autorizzati e rilasciati ad uso e consumo eslcusivo di soggetti privati e associativi, cosa che non è affatto consentita dal Codice della strada. Un parcheggio per disabili presente in una pubblica strada o in una pubblica piazza è e deve essere a disposizione di tutti i cittadini disabili, non è e non può essere al servizio esclusivo di una società privata o di un'associazione o di un circolo ricreativo.

Così come non si può assistere al fiorire settimanale di paletti parapedonali, paletti e archetti su strada pubblica e su marciapiede, piantati da privati senza alcuna autorizzazione comunale o, quel che è peggio, anche con autorizzazione da parte di uffici comunali che non sono competenti poiché il rilascio può essere dato solo dal comando di Polizia locale con il sussistere di precisi requisiti che non sono sicuramente il volersi riservar un "parcheggio a spina di pesce" o una impropria "area di sosta" per i clienti di un'attività commerciale.

Così come è il caso che i divieti di sosta e fermata creati per attività commerciali per consentire il carico e scarico rechino gli orari di validità e che tali orari siano fatti rispettare dalla Polizia locale, sia a vantaggio degli esercenti che devono poter effettuare carico e scarico delle merci negli orari previsti dal divieto di sosta sia a vantaggio dei cittadini che devono poter parcheggiare negli orari consentiti. Si tratta di piccole grande sopraffazioni quotidiane che quando non sono affrontate implicano lo scadere del prestigio della Pubblica amministrazione e delle Istituzioni nonché il degrado della convivenza civile quotidiana. E invece certi fenomeni vanno colti sul nascere, compresi e gestiti per accompagnarne l'evoluzione in positivo.

Così come va accompagnata la piccola rivoluzione urbanistica che si sta registrando nei quartieri centrali a cui abbiamo fatto finora riferimento, una trasformazione che non è il frutto di alcuna amministrazione ma soltanto l'effetto di un fatto molto semplice che abbiamo registrato e denunciato in questi anni: la crisi dell'edilizia locale (e non solo) non è dovuta al blocco delle costruzioni nuove, non è una crisi di offerta, perché l'offerta di case nuove (e non) è ben presente in città, basti vedere i cartelli privati e di agenzie immobiliari che hanno case in vendita.

La crisi edilizia è fondamentalmente una crisi di domanda cioè il potere di acquisto di larghe fasce di popolazione, con basso reddito e lavori precari, non consente si acquistare nuove abitazioni per cui il bisogno incomprimibile di avere una propria abitazione in (molti) casi si indirizza su immobili piccoli, in zone semicentrali o soprattutto locali a piano terra che è più conveniente acquistare e ristrutturare. Questo è avvenuto e sta avvenendo in città, senza nessuna pretesa di scientificità per cui rinviamo ai tanti urbanisti, tecnici, sociologi e professionisti molfettesi, privati e non, consulenti e non delle pubbliche amministrazioni.

Intanto è cosa buona iniziare a nominare questo cambiamento e ragionarne collettivamente, insieme ai tanti piccoli e grandi problemi che trascina con sé.

Gianni Porta

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Vorrei richiamare l''attenzione dei cittadini molfettesi sullo scempio che si sta consumando sul lungomare di levante(paradosso della parola: meglio dire corta litoranea). A parte le decisioni del Comune che rilascia permessi di costruire a tutto spiano favorendo così la perdita di valore degli edifici centrali e di quelli del centro storico. Un tempo, una cinquantina di anni fa quando Minervini muoveva i primi passi nella politica dietro al suo mentore Finocchiaro,i permessi di costruire venivano rilasciati col contagocce con il risultato di favorire la speculazione edilizi e i prezzi delle case crescevano esageratamente.Generazioni di Molfettesi si sono indebitate per comprare a carissimo prezzo le case per sé e per i propri figli. Contemporaneamente modesti muratori sono diventati milionari vendendo progetti sulla carta e finanziandosi con i soldi dei compratori. Adesso succede il contrario : i prezzi delle abitazioni precipitano anche perchè il Comune concede di costruire e di conseguenza molti preferiscono comprare case nuove svuotando gli stabili del centro. Doppio danno per i Molfettesi sempre tartassati dalle decisioni del Comune che dovrebbe proteggerre la COMUNITA''. Questa comunità molfettese, a differenza delle vicine Giovinazzo, Bisceglie, Trani, Barletta,, non ha una strada litoranea, un accesso ampio e confortevole alla spiaggia per prendere aria, camminare, passeggiare e d''estate fare i bagni. Adesso lo spazio attiguo alla piscina comunale vandalizzata e in disfacimento è stato privatizzato, svenduto ed espropriato a favore di imprenditori danarosi che hanno sostenuto le campagne elettorali del sindaco. Chissà che altro prepara questo personaggio a favore dei suoi sostenitori e a danno dei citttadini che hanno la sfortuna di averlo trovato sulla loro strada. Esiste ed è diffuso un modo di dire qualunquistico: i politici sono tutti uguali, di destra o di sinistra non importa. Secondo me non conta come uno si definisce contano i fstti : questa è DESTRA la parte che favorisce i pochi benestanti contro i molti indifesi e nullatenenti.


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