Ecco le nomine all’Asm di Molfetta: tutto come previsto, con una sorpresa
Vito Paparella
22 dicembre 2017

MOLFETTA – E’ la notizia del giorno: le nomine all’Asm di Molfetta. Come “Quindici” (quello che gli altri non dicono) aveva previsto e come confermato anche da parte dell’opposizione di sinistra, le nomine politiche all’Asm di Molfetta sono arrivate puntualmente.

Al termine della farsa del bando pubblico con il diritto del sindaco di scegliere i nomi di suo gradimento (bando utile solo agli allocchi per mascherare scelte già fatte e concordate prima della campagna elettorale nella divisione degli incarichi politici delle 8 liste civiche del ciambotto: sarebbe stato più utile nominarli direttamente, senza illudere gli altri ingenui partecipanti) tutte le caselle vanno al loro posto. Al bando hanno partecipato 27 candidati: 3 sicuri e 24 ingenui. Ma la farsa serviva a mettere la foglia di fico alle nomine già decise al momento della spartizione politica. Un metodo politico che sa di ipocrisia e di inganno ai cittadini, altro che trasparenza! Per favore sindaco, ci eviti almeno la “menata”: scelti “dopo una attenta analisi dei curricula dei candidati, tenuto conto anche delle competenze tecniche ed amministrative confacenti alle esigenze dell'Ente”. Un po’ di dignità politica non guasterebbe.

Ma il sindaco Minervini non si era impegnato alla trasparenza nelle nomine con MolfettAttiva nella campagna "Sai chi voti"?

E così oggi è stato emesso da parte del sindaco Tommaso Minervini il decreto di designazione dei componenti del Cda dell’Asm. E qui c’è stata una sorpresa, non prevista nemmeno da “Quindici”: le persone designate sono Michele Palmiotti e Vito Paparella, già note e previste, ma anche Apollonia Gadaleta, il cui nome non dice nulla negli ambienti politici cittadini, se non si va ad approfondire per scoprire che si tratta della moglie dell’ex consigliere comunale Roberto la Grasta uno dei vice segretari del Pd, non rieletto alle amministrative, ma sostenitore del sindaco Tommaso Minervini con tutto il Pd denicoliano. I fortunati “vincitori della lotteria” a 27 entreranno in carica il 1° gennaio prossimo e il loro mandato durerà fino al 2020.

Non siamo a Pasqua, ma la moltiplicazione dei pani e dei pesci si può fare anche a Natale: i tre designati andranno a sostituire Nicola Massimo, amministratore unico, nominato dal commissario straordinario Mauro Passerotti. Massimo si è dimesso il 5 ottobre scorso per lasciare spazio alle nomine politiche, dopo la vittoria elettorale del destracentro.

Come fare per accontentare 8 liste civiche (anche il Pd denicoliano era in pratica una civica)? Moltiplicando le poltrone: così lascia 1 e prendono 3, ovviamente senza aumentare l’importo complessivo (c’è chi si accontenta, anche perché dividere la torta fra tante liste non è facile).

Ma la fantasia di questi nuovi-vecchi amministratori non ha limiti e si è spinta perfino – come “Quindici” ha più volte scritto - a far rinunciare alla nomina ben tre consiglieri comunali eletti dai cittadini (i già citati Paparella e Palmiotti e l’eligendo Giulio la Grasta, già assessore di Azzollini e in predicato di nomina alla Multiservizi, salvo modifiche dell’ultim’ora). Insomma, i tre consiglieri hanno fatto la campagna elettorale, hanno chiesto voti per entrare in consiglio comunale e poi hanno stracciato questi voti, alla faccia dei fessi che li hanno votati, per sistemarsi in comode e retribuite poltrone di potere (i consiglieri comunali percepiscono solo un gettone di presenza). Previsioni rispettate.

Ora si dovrà procedere alla nomina del presidente Asm che, se le previsioni che “Quindici” non ha mai sbagliato (quello che gli altri non dicono), saranno confermate, dovrebbe essere Vito Paparella, uno dei fratelli che gestiscono il Consorzio Metropolis (Aiccos, Rehabilitas, Padre Kolbe e altri) che ha vinto il bando per il secondo progetto Sprar contro la Innotec e l'Arancio soc. coperativa sociale, quest'ultima iscritta all'albo delle cooperative sociali il 10-06-2016 e sita in via Via Palmiro Togliatti c/o Palapoli, stessa sede del Ser Molfetta (come leggiamo su facebook).

L’altro consigliere è il noto politico di destra, Michele Palmiotti, anch’egli già assessore della squadra di Azzollini che fu coinvolto nel 2005, come presidente della Multiservizi, nell’operazione “By pass”, una vicenda giudiziaria che portò anche al suo arresto. Poi fu assolto e rimase fuori dalla politica fino alle ultime amministrative, quando, insieme ad altri ex sergenti di Azzollini, passò armi e bagagli dall’altra parte. E oggi incassa il suo premio elettorale. E su queste nomine si sono già scatenati i social.

Dicevamo della sorpresa della signora Apollonia Gadaleta, moglie dell’altro La Grasta, quel Roberto, eletto nella lista civica dell’ex sindaco Paola Natalicchio e da bravo opportunista politico, trasferitosi nel Pd di Piero de Nicolo. Roberto è più noto come “picconatore” politico (insieme all’altra consigliera Pd, Annalisa Altomare) della propria amministrazione di centrosinistra, fino ad arrivare alla crisi che portò alle dimissioni della stessa Natalicchio e al lungo commissariamento della città. Quella crisi politica è servita, però, a preparare il ciambottone che oggi governa saldamente la città. Un posto non si nega a nessuno, si accontentano tutti, così, malgrado le diverse formazioni e culture politiche, non c’è il rischio di litigare e si arriva felici e contenti alla fine della consigliatura, magari con la prospettiva di raddoppiare per altri 5 anni.

Era questa la novità che si è annunciata in campagna elettorale? Lo slogan della città smart. Che, per chi non conosce l’inglese, vuol dire intelligente. Indubbiamente uno slogan efficace, solo che il riferimento non è alla città, bensì alla spartizione “intelligente”.

Gli allievi di Azzollini hanno superato il maestro senatore, il quale, negli ultimi tempi, mal consigliato dalle sue pie donne (che gli hanno fatto perdere voti e consensi), aveva ristretto le prebende solo al «cerchio magico della Nutella» (copyright di “Quindici”) e quindi aveva rinunciato al manuale Cencelli, adottato in pieno da Tommaso Minervini.

“Quindici” quello che gli altri non dicono.

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