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Due vittime nella Giornata Mondiale per l’eliminazione della violenza sulle donne: la violenza non ha calendario Sale a 93 il numero delle donne uccide da inizio 2020 in una Italia in semilockdown; anche a Molfetta c’è chi agisce e fa educazione per contrastare il fenomeno
25 novembre 2020

Aycha El Abioui e Loredana Scalise
vi ricordano qualcuno?

Forse per chi leggerà questo articolo non credo ma sono rispettivamente la 92° e 93° vittima di femminicidio, le prime avvenute proprio oggi 25 novembre, giornata mondiale contro la violenza sulle donne.
Il primo caso è avvenuto a Cadoneghe nel Padovano dove il marito Abdelefettah Jennati, un magazziniere di 39 anni, l’ ha uccisa a coltellate e poi ha avvisato i Carabinieri. Un mese prima la giovane trentenne aveva denunciato le violenze del marito perchè in passato c’erano state querele ma poi ritirate.

Il secondo in Calabria dove un uomo è stato sottoposto a fermo del pm perché ritenuto l’autore dell’omicidio della donna di 51 anni, il cui cadavere è stato trovato nascosto tra gli scogli a Staletti (Catanzaro)

Aycha e Loredana oggi rappresentano, a loro malgrado, assieme a tutte le morti avvenute da inizio gennaio 2020 l’ennesima vita umana distrutta dalla violenza maschile, da una cultura misogina che genera uomini capaci di annientare l’esistenza di chi nel tentativo di fuggire, costruirsi una vita senza soprusi, senza violenza fisica e psicologica, di denunciare le violenza ricevute, cercare riparo presso un’anima, o parente o un centro anti violenza, o semplicemente far rispettare i propri diritti di persona alla pari, non accetta il ruolo di soggetto passivo, oggetto nelle mani di qualcun altro.

Vittime in un’Italia patriarcale che da gennaio oscilla tra il lockdown completo e parziale, dove la quarantena ha generato condizioni di convivenza forzata un aumento pari all'11% - dei procedimenti iscritti per maltrattamenti contro familiari e conviventi catalogabili come violenza, dell’ 119% dei contatti al numero verde dedicato.

Aycha e Loredana sono soltanto l’ultimo nome, il cui volto in questi minuti è comparso o comparirà senza la propria volontà in un articolo di giornale, in un servizio di pochi minuti sul tg locale o nazionale, così come successo a tutte le altre donne uccise a sangue freddo in tutta Italia.

Carla Quattri - Bossi Concetta - Di Pasquale Jennifer - Francesca Krasniqi - Fausta Forcina - Maria Stefania Kaszuba - Ambra Pregnolato - Francesca Fantoni - Rosalia Garofalo - Fatima Zeeshan - Rosalia Mifsud - Monica Diliberto - Speranza Ponti - Laureta Zyberi - Anna Sergeevina Marochkina - Zdenka Krejcikova - Larisa Smolyak - Barbara Rauch - Bruna Demaria - Rossella Cavaliere - Lorena Quaranta - Gina Lorenza Rota - Viviana Caglioni  - Maria Angela Corona - Alessandra Cità - Stefania Maria - Rosa Dusi - Marisa Pireddu - Zsuzsanna Majlat - Maria Drabikova - Lucia Caiazza - Mihaela Apostolides - Gerarda Di Gregorio - Rubina Chirico - Giuseppina Ponte - Cristina Messina - Paola Malavasi - Morena Designati - Elena Bressi - Nunzia Compierchio - Romana Danielova - Anastasia Rossi - Eufrosina Martini - Grazia Sicilia - Manuela Alves Rabacchi - Maria Adalgisa Nicolai - Emanuela Urso - Caterina Di Stefano - Sabrina Beccalli - Francesca Galatro - Luana Rainone - Claudia Corrieri - Marinella Maurel - Maria Masi - Mina Safine - Alessandra Perini - Vera Mudra - Concetta Liuzzo - Barbara Gargano - Aurora Accastello - Maria Tedesco - Viktoriia Vovkotrub - Loredana Scalise - Aycha El Abioui

Questi i loro nomi, ormai senza ricordo se non per i propri familiari e amici che le compiangono o accendono un lumino presso la propria abitazione o vicino al luogo del delitto.

Questi i nomi racchiusi in poco più di 200 battute ma che nascondono dietro di sè sogni, speranze, desideri, passioni, futuro spezzati definitivamente e ora cancellati tra i rotocalchi.

Dopo 21 anni dalla istituzione della ricorrenza dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, tramite la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999, dopo 60 esatti dal ritrovamento del corpo dell'attivista dominicana Minerva Mirabal insieme a due delle sue sorelle, Patria e María Teresa, e l'autista del veicolo, Rufino de la Cruz, famose per il coraggio dimostrato nell’opporsi alla dittatura Rafael Leonidas Trujillo, a Santo Domingo, lottando in prima persona per i diritti delle donne, siamo ancora qui a fare la conta dei morti in questa guerra di genere lunga e piena di vittime (3.346 nelgi ultimi 20 anni) in Italia.

Allora quali sono gli interventi, strumenti da cui ripartire affinchè non avvenga più tutto questo, dove una Nazione non viene unita dalle morti e dalle violenze delle donne?

I Cav e Case rifugio
I Centri antiviolenza e le Case rifugio costituiscono il fulcro della rete territoriale della presa in carico delle donne vittime di violenza. Si tratta di servizi specializzati che lavorano sulla base di una metodologia dell’accoglienza basata su un approccio di genere e sui principi della Convenzione di Istanbul.
Sono complessivamente 338 i centri e i servizi specializzati nel sostegno alle donne vittime di violenza (272 le case rifugio dai dati del Dipartimento per le pari opportunità), ai quali si sono rivolte almeno una volta in un anno 54.706 donne; di queste il 59,6% ha poi iniziato un percorso di uscita dalla violenza.

Le operatrici che lavorano nei Centri antiviolenza sono 4.494, di cui 2.492 (55,5%) impegnate esclusivamente in forma volontaria e 2.002 retribuite.

A Molfetta è attivo dal 14 giugno 2019 il Centro Anti violenza “Annamaria Bufi” in Piazza Rosa Luxemburg e gestito dall’associazione Pandora, che ha operato sul territorio dal 2013 presso il palazzo Turtur, nel centro antico di Molfetta.

Lo sportello, dopo cinque anni di attività, si è trasformato in centro antiviolenza ed è divenuto un ente a tutti gli effetti acquisendo una veste istituzionale.

Proprio di ieri è la notizia dell’inaugurazione dello sportello nella sede del Comune di Giovinazzo, realizzato e gestito dal Cav di Molfetta, la cui Presidentessa è l’ Avv. Valeria Scardigno, nell’ambito territoriale Molfetta-Giovinazzo.

Il numero per contattare il centro antiviolenza è 39368137712 e 0805675384

1522

È stato attivato nel 2006 dal Dipartimento per le Pari Opportunità con l’obbiettivo di sviluppare un’ampia azione di sistema per l’emersione e il contrasto del fenomeno della violenza intra ed extra familiare a danno delle donne.

Così come si può leggere sul sito dedicato, “il numero di pubblica utilità 1522 è attivo 24 ore su 24, tutti i giorni dell’anno ed è accessibile dall’intero territorio nazionale gratuitamente, sia da rete fissa che mobile. L’accoglienza è disponibile nelle lingue italiano, inglese, francese, spagnolo e arabo. Le operatrici telefoniche dedicate al servizio forniscono una prima risposta ai bisogni delle vittime di violenza di genere e stalking, offrendo informazioni utili e un orientamento verso i servizi socio-sanitari pubblici e privati presenti sul territorio nazionale ed inseriti nella mappatura ufficiale della Presidenza del Consiglio – Dipartimento Pari Opportunità”.

Sensibilizzazione ed Educazione

Sono tantissimi i progetti realizzati a livello istituzionale e che intervengono principalmente all’interno della scuola dell’obbligo.

Menzioni particolari per la Ong Amnesty International Italia e, a livello locale, del Liceo Classico “Leonardo Da Vinci” di Molfetta, che nel suo 8° anno consecutivo, ha promosso iniziative per dire No alla violenza sulle donne.

L’Associazione non governativa nazionale con la campagna #iolochiedo invita il Ministro della Giustizia Alfonso Boanfede a fare una revisione dell’articolo 609 – bis del codice penale affinchè qualsiasi atto sessuale non consensuale sia punibile, adottando un modello che valorizzi l’elemento del consenso della persona offesa e non la violenza o la minaccia.

L’Appello è possibile firmarlo attraverso questo link: https://bit.ly/3nTNPE9

A Molfetta invece, partire da lunedì 23 novembre sull’inferriata della sede storica a Corso Umberto sono stati collocati alcuni grandi pannelli. Su due di essi sono composte 124 foto di alunne ed alunni del triennio che ognuno ha scattato a casa, mostrando un foglio con un’affermazione contro la violenza o per la parità di genere e un diverso modo di intendere le relazioni uomo-donna. Fra le foto anche quella della Dirigente scolastica, prof.ssa Giuseppina Bassi, cha ha sostenuto con forza l’iniziativa.

Accanto alle composizioni fotografiche, altri pannelli: un decalogo rivolto alle donne che si trovano intrappolate in relazioni malate, perché la protesta si deve accompagnare all’azione di cambiamento; uno stralcio dalla Medea di Euripide, una delle prime ‘denunce’ della condizione di inferiorità e di subordinazione della donna all’interno della famiglia e della società greca; ed, infine, un testo di forte denuncia dell’emergenza nazionale dei femminicidi che, nello stesso tempo, afferma la necessità di un’alleanza tra famiglia, Stato, scuola e organi di informazione per determinare il cambiamento.

Chiunque potrà ‘visitare’ questa installazione, in sicurezza, camminando lungo la inferriata.
Oggi alle ore 17 si terrà una cerimonia simbolica. Alla presenza della Dirigente Scolastica, del DSGA, del Sindaco, delle assessore alla Cultura e alle Pari opportunità, della presidente del Centro antiviolenza “Annamaria Bufi” e della Consulta femminile, dopo il suono della sirena, l’allarme che denuncia l’emergenza, i due alunni rappresentanti di istituto, Marica Petruzzella e Enrico Camporeale, srotoleranno il panno rosso che ha sempre accompagnato le manifestazioni del 25 novembre, a simboleggiare l’inarrestabile scia di sangue versato dalle donne vittime di violenza.

Aycha El Abioui e Loredana Scalise, due donne che non si conoscevano, di due parti opposte della Nazione, unite oggi dalla violenza e morte.

Così come scrive giustamente il Direttore di LA 7 Enrico Mentana su Instagram “la violenza non ha calendario”, è anche vero che ogni giorno può e deve essere la giornata contro la violenza sulle donne, di sensibilizzazione, di azione e prevenzione. Di educazione e cultura.
Perchè solo attraverso educazione e cultura potremo finalmente trasformare una giornata di mobilitazione in una ricorrenza superata.

Gabriele Vilardi

Fb: vilardi.gabriele

Instagram: gabriele_vilardi

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