Speciale: DON TONINO Vescovo di Molfetta
Don Tonino Bello, speranzoso eroe
Ieri sera conferenza di presentazione del 6° volume Opera Omnia dell'indimenticato vescovo di Molfetta
martedì 27 gennaio 2009
 

 

 

MOLFETTA - Un vescovo con il genio della comunicazione. Suona paradossale di questi infedeli tempi , affiancare l’esperienza sacrale ad un’ottima comunicatività. Ma non è difficile identificare dietro questo velo la luminosa personalità di Don Tonino Bello. L’auditorium “Regina Pacis” gremito di testimoni e nostalgici, il 26 gennaio si dipinge di ricordi ricostruendo attraverso i suoi scritti la dolce figura del vescovo di Molfetta, il vescovo d’Italia, Don Tonino. Don Mimmo, un po’ emozionato e seduto accanto ad un altro ospite il vescovo Don Luigi Martella, prende la parola per primo tra le attese, narrando il tema della serata che verte sulla comunicatività del vescovo, sottolineata dalle parole baluardo custodite nell’ultimo volume,il VI dell’Opera Omnia da lui scritta: ”Scritti vari, interviste e aggiunte”. Ma a parlarci effettivamente della cultura di pace di Don Tonino e a allietarci con un’ attenta esegesi del testo è l’ospite d’onore il Dott. Luigi Accattoli, giornalista del Corriere della sera, particolarmente affascinato dalla figura del vescovo. Nel “Regno”, rivista in cui egli ha scritto, ci dice di aver dipinto un giorno la figura di Don Tonino con semplici aggettivi, esemplari da trovare in un uomo: persona rara radicale e mite, profondo, innamorato della miseria e della povertà, giudicato superficiale e sognatore . Nei suoi occhi si costruiva parola dopo parola l’enorme stima nutrita da anni per il nostro vescovo,ma dolcemente, ogni tanto, interrompeva la sua narrazione per specificare di non avere la presunzione di conoscerlo meglio di noi, meglio di Molfetta. Con queste parole si rivolgeva indistintamente alla sala, non solo ai fratelli presenti, ma a Molfetta intera avvicinando ancora di più la figura del vescovo al cuore dei molfettesi. Racconta un aneddoto che lo vede prima abbracciato da Don Tonino in un momento di personale sconforto e poi che abbraccia lo stesso in un momento di comune sconforto: la malattia del nostro vescovo. Ed è in questo periodo, forse il periodo in cui Don Tonino fu più forte lanciandosi in marce e grida di pace, che Accattoli parlò con lui discutendo di giovani e di autenticità, discutendo di speranza. Speranza, tutto ciò in cui lui credeva, a cui lui aspirava e che lui cercava in modo assennato. Il giornalista sottolinea questo delicato punto con la frase che gli fu riferita da lui: “Ho bisogno di pezzi di speranza che io vedo ma gli altri no”. E Don Tonino Bello era un vero comunicatore perché ricercava l’interlocutore con cui scambiare le sue idee ogni giorno, quotidianamente: era questo il suo metodo raffinato”. Ho voluto bene a tutti e sempre”, frase simbolo della vita del vescovo e sottotitolo della serata, contenuta anche nel suo testamento e che riecheggia più volte come bandiera e come la frase per antonomasia del suo operato e della personalità. Un uomo, Don Tonino, vissuto nella sofferenza e innamorato della speranza che la tristezza secondo lui custodisce. Era questo probabilmente che gli fece scrivere pochi giorni prima della morte sofferente ma gioioso , come viene descritto, “è il giorno del Signore ed è bellissimo”. Il VI volume è un prezioso scritto non ricco ma colmo delle sue riflessioni , di stralci di lettere ,parole volanti, denunce contro una Puglia massacrata dalla violenza, di una chiesa colpevole di enormi delitti. Anche le testimonianze finali sono commoventi e la serata si conclude così, nel ricordo di un eroe, di un comunicatore, di un uomo e nell’ attesa come avrebbe detto lui, di nuova e genuina speranza.

Roberta Petronelli

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