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Don Tonino Bello e i temi etici, un incontro a Molfetta tra il magistrato Magrone e il prof. Palumbo
Laudadio, Magrone, Palumbo, D'Elia, don Silvio Bruno
18 marzo 2019

 MOLFETTA – E’ stato don Tonino Bello che parla di temi etici, il protagonista dell’incontro tra un magistrato e un professore all’Auditorium S. Domenico di Molfetta, una interazione etico-letteraria organizzata dal Centro Culturale Auditorium, presieduto dal prof. Damiano D’Elia, e dall’Associazione Nazionale Educatori Benemeriti (Aneb) di Molfetta, presieduta dal prof. Michele Laudadio.

La conversazione su temi etici “In memoria di don Tonino Bello” è stata battezzata dai saluti del parroco della parrocchia “S. Domenico”, don Silvio Bruno, che ha sottolineato come lo spunto di riflessione, condivisione ed attualizzazione debba portare il nostro essere ad interfacciarsi in maniera critica con il potere.

Successivamente, l’intervento del prof. Damiano D’Elia, incentrato sulla preoccupazione condivisa con don Tonino Bello, causata dalla mancanza di mediatori culturali attivi, i quali hanno il compito di sensibilizzare le coscienze della società cittadina.

In seguito, l’introduzione alla personalità poliedrica del dott. Nicola Magrone: prima avvocato, poi magistrato ed infine attuale sindaco di Modugno, è stata curata dal presidente dell’Aneb, il prof. Michele Laudadio che, in seconda istanza, ha focalizzato l’attenzione della platea più che sul termine “potere” che sulle consequenziali grosse e pesanti responsabilità che ne derivano.

Il corpo dell’interazione culturale è stato il dialogo tra il giornalista Gianni Antonio Palumbo (apprezzato redattore di "Quindici") con il dott. Nicola Magrone, magistrato e sindaco di Modugno, autore del volume “La coscienza e il potere”, in merito alle tematiche proposte dall’opera, edita da la Meridiana.

L’opera si presenta nelle forme di un agile dialogo tra Magrone stesso, Guglielmo Minervini, Clara Zagaria e don Tonino e ripropone una conversazione realmente avvenuta nel marzo del 1992.

Il punto di partenza la produzione di Ignazio Silone, scrittore caro al magistrato, le cui tematiche e produzione letteraria permeano l’intera opera. Dal momento che il letterato abruzzese aveva indagato nella sua opera la sproporzione tra l’individuo comune e la macchina statale, spesso annichilente, quanto il rapporto tra coscienza e potere, etica e struttura. Emblematici in tal direzione testi come L’avventura di un povero cristiano, dominato dalla figura di Celestino V, e La scuola dei dittatori. 

Il tema dà adito a un appassionato dialogo con don Tonino, sulle problematiche che l’inquadramento strutturale può determinare e sul coraggio, qualora essa suggerisca dettami che ripugnino alla coscienza, di “sapersi estraniare dalla struttura”.

 

La prima domanda formulata dal prof. Palumbo parte proprio da un interrogativo siloniano: “a cosa si deve obbedienza? Alla gerarchia o alla coscienza?” Don Tonino, da sempre e per sempre decretato “vescovo sui generis”, del popolo, ha rivestito il ruolo di un vescovo schiacciato dall’apparato ecclesiastico? Il ruolo del vescovo non è assimilabile a quello del magistrato nella promozione dei valori?

Il magistrato Magrone ha risposto così: “Don Tonino era un vescovo fatto di storie e gesti concreti, eventi che parlavano più del migliore tratto, faceva saltare tutte le categorie! Mi ricordo benissimo quando, in occasione di uno sciopero dei lavoratori a Giovinazzo, egli seguì la massa di operai protestanti pretendendo di farsi arrestare con loro, se avessi voluto arrestare qualcuno per la rivolta!”. La figura del vescovo Bello è stata paragonata a quella del letterato Silone, entrambe figure rivoluzionarie che puntavano sull’umanizzazione dei rapporti istituzionali.

Consequenziale, la riflessione formulata dall’umanista Palumbo sulla figura di don Tonino: “Il tema della militanza costella l’opera di don Tonino, lo stesso focalizzarsi sull’immagine di Maria vergine, presente in ogni singola donna, quindi vicina a tutti noi. Ritengo che l’intero modus operandi e, soprattutto, dicendi del nostro vescovo sia pura poesia, la realizzazione di quel sublime inferiore che non è facile da omaggiare.”

Opera di carità che non è stata compresa all’unanimità dalla struttura gerarchica della Chiesa, sorte infausta che ha colpito anche Celestino V, figura analizzata nell’ “Avventure di un povero cristiano”, sempre a cura del dottor Magrone, il quale si libera dai pesi di alcune catene per potare addosso pesi diversi di catene diverse, con l’obiettivo di riorganizzare la propria libertà.

Libertà osteggiata da un ambiente ecclesiastico troppo restrittivo, la stessa libertà che viene anche ostacolata da un ambiente politico incurante delle problematiche della popolazione, libertà propria dell’essere umano che deve essere espressa in maniera spontanea senza costrizioni mentali, dettate da coscienze pigre e/o disumanizzate. Riflessione finalizzata a sottolineare quanto la coscienza, sinonimo di umanità, non deve essere pressata da una struttura e/o un apparato di appartenenza.

In conclusione, il sindaco di Modugno Magrone, sostenitore dell’obiezione di coscienza, sottolinea come anche il rifiutare i dettami di un apparato più grande, sia fonte di educazione per una retta coscienza, che si deve muovere all’insegna della verità e della carità!

La manifestazione culturale si è conclusa con l’omaggio di una targa commemorativa dell’evento donato al magistrato Magrone e al prof. Palumbo.

 © Riproduzione riservata

Autore: Marina Francesca Altomare
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