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Domani il sindaco di Molfetta comunica la nuova giunta e la nuova maggioranza: fuori Tammacco e “Noi”, dentro Mastropasqua con delega di vice sindaco? Ma non è detto che tutto venga rimescolato in una confusione totale
L'assessore Mastropasqua con il sindaco Minervini in consiglio comunale
24 gennaio 2021

 MOLFETTA – Il cosiddetto rimpasto a Molfetta conseguente alla verifica politico-amministrativa (fuori del politichese: il cambio di poltrone e di alleanze) dovrebbe concludersi domani.

Il sindaco Tommaso Minervini, sull’esempio del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha rimescolato più volte le carte, cambiando molte volte idee, uomini e posizioni.

Gli è stato possibile grazie alla debolezza delle forze politiche, le liste civiche della sua maggioranza, fatta di gente che tiene più alle poltrone e al potere, che al destino della città. Così, all’indomani dell’elezione di Saverio Tammacco in consiglio regionale, ma all’opposizione e quindi senza posizioni di potere e influenza, “Noi” gruppo di riferimento del neo eletto ha cominciato a dividersi a cominciare dal cambio di portavoce: scaricato Pasquale Mancini si è optato per l’ex candidato sindaco Ninnì Camporeale, che ha rappresentato la lista nelle trattative.

Ora Mancini ha incalzato apertamente il sindaco: deciditi o dimettiti e andiamo tutti a casa e non si sa bene quanto questa sua dichiarazione sia stata condivisa dagli altri esponenti di “Noi”.

Fatto sta che, a leggere il sito portavoce del sindaco Minervini, questa presa di posizione precludeva ad un’uscita dalla maggioranza del gruppo. Minervini, politicamente di vecchia data ed esperto in giochi di palazzo, allora avrebbe scelto di ricucire con l’altra lista civica “Obiettivo Molfetta” che fa capo all’assessore all’Urbanistica, Pietro Mastropasqua, il quale non si è presentato alle riunioni di maggioranza per far capire allo stesso sindaco che era in dissenso, quasi un ricatto per ottenere di più, minacciando anche lui con il suo gruppo di passare all’opposizione.

Lo stesso sindaco ha stretto di più i rapporti con il Pd, sentendosi più libero dall’ombra di Tammacco, ormai non più influente con Emiliano, e cercando così una sponda col presidente della Regione, per non perdere finanziamenti pubblici, che fino ai ieri erano stati copiosi. Oggi Tammacco e il suo gruppo non servono più e quindi possono uscire dalla maggioranza, tanto c’è sempre Pino Amato, venuto in soccorso, ovviamente in cambio di qualche poltrona. Ma c’è anche Enzo Spadavecchia che aumenta il suo peso politico, eliminando il suo assessore Angela Panunzio, prendendo direttamente una delega all’interno della giunta, per contare di più e non per conto terzi.

Ma il Pd ha anch’esso problemi interni, come è emerso dalla recente assemblea, quindi diventa un mal di capo in più per Minervini.

Ecco perché il sindaco ha dovuto cambiare di nuovo direzione di marcia, recuperando Mastropasqua, lasciandogli non solo la delega all’Urbanistica che voleva sottrargli, ma concedendogli anche quella di vice sindaco, già di Sara Allegretta, anch’ella messa da parte (paga il prezzo del ridimensionamento di Tammacco, che con Fitto è divenuto scomodo a Minervini).

A confermare l’ascesa di Mastropasqua è sempre il sito collaterale al sindaco per cui questa ipotesi dovrebbe essere almeno circolata nel Palazzo. Come il nostro mestiere ci insegna, tutto è fonte, anche quella filo amministrativa, anche se qualche volta ha preso delle cantonate, come nel caso del Pd, sulla cui assemblea, “Quindici” vi ha raccontato quello che gli altri non dicono.

E la verifica si tinge di giallo, in attesa di conoscere domani le decisioni del sindaco mai così forte, ma mai così debole, proprio come il premier Conte.

C’è poi da capire che fine farà l’assessore alla polizia locale, Antonio Ancona, anch’egli in difficoltà, sia per come avrebbe gestito i vigili urbani, sia perché gli era stato promesso l’assessorato ai lavori pubblici dell’ex Mariano Caputo dimessosi dopo “Appaltopoli” e anche la carica di vice sindaco. Ma la sua fedeltà a Minervini va comunque premiata.

Insomma, più ciambotto di così, con voltagabbana e affamati di poltrone, l’amministrazione potrà tagliare il traguardo del 2022, senza rischiare le elezioni.

Dal canto suo l’opposizione di sinistra comincia a muoversi, con la proposta di Rifondazione di un’aggregazione della sinistra (senza il Pd, ovviamente) attorno al possibile candidato sindaco, il medico Felice Spaccavento che ha ottenuto un lusinghiero successo alle elezioni regionali.

L’opposizione di centrodestra tace: non sappiamo se l’ex senatore e sindaco Antonio Azzollini preferisca godersi lo spettacolo oppure se, a corto di idee e proposte, abbia scelto di starsene un po’ defilato, in attesa che la stessa maggioranza imploda. E non è detto che dopo il rimpasto questo non avvenga.

Una cosa è certa: la vantata trasparenza di Minervini ha lasciato il posto alla reale confusione che i cittadini non comprendono, soprattutto in questo momento quando l’emergenza Covid è più importante e a Molfetta la gente continua a morire, anche se il numero delle vittime non viene ufficializzato e quello dei contagi lascia molti dubbi.

Domani è un altro giorno, un’altra giunta e un altro giro di giostra.

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