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Domani al Carro dei Comici di Molfetta presentazione del libro “Di versi diversi”
08 maggio 2018

MOLFETTA – Domani, mercoledì 9 maggio alle ore 19 al Teatro del Carro a Molfetta, sarà presentato il libro di racconti e poesie di Alessandro Cobianchi, “Di versi diversi”.

Interverranno, oltre all’autore, Elvira Zaccagnino, direttore generale Edizioni La Meridiana e Alessio Di Modica, cuntastorie.

 (Gaia Ricci, Edizioni Di Pagina articolo per Arcireport)

Questo è un libro di versi e di diversi. I versi, quelli che in tanti hanno scritto almeno una volta nella vita, per abbandonarli poi nell’ultimo dei cassetti, si animano e dopo qualche decennio chiedono al loro autore di essere trasformati. L’autore all’inizio è spaesato, addirittura dubbioso, infine si convince e accetta la sfida. I versi diventano così racconti e, trasformandosi, acquistano più leggerezza e ironia. L’adulto che racconta non è meno disincantato del ragazzo dei versi, mantiene la stessa curiosità. Ha solo imparato che la paura non deve ingenerare la rabbia fine a se stessa. Esistono altre armi – meno cruente e più efficaci – per continuare a lottare contro i soprusi e le angherie. Sembra quasi riconoscersi in una frase che ebbe a dire, in un’intervista tv, il noto disegnatore Mordillo: «l’umorismo è la tenerezza della paura».

Così i suoi personaggi – persino i più cinici – conservano l’ironia necessaria ad affrontare le cose con meno cupezza. Qualcuno persino in punto di morte. Spesso l’ironia si nasconde dietro il sarcasmo, a volte è così ben celata da sembrare oscurata dalla tristezza,può essere incomprensibile o persino irritante, ma ognuno si sceglie la difesa che può. Nel libro c’è un’avversione – nemmeno tanto nascosta – al facile manicheismo che divide il mondo in fessi e furbi, gradassi e timidi, vincitori e vinti o – ancor più insopportabile – in buoni e cattivi.

L’unica distinzione che si accetta in queste pagine è quella fra oppressi e oppressori. Agli oppressi non resta che il rifiuto – «preferirei di no», ci insegna Bartleby – oppure l’ironia della parola che colpisce il tiranno più di una pietra.

Nei racconti di questo libro i personaggi non sono maistatici, cioè nel corso delle pagine sono capaci di cambiare idea, persino quando è troppo tardi per farlo.Non c’è mai la concessione alla tragedia anche quando è tale e nemmeno la “lettera scarlatta” che marchia per sempre. Perché,fin dall’inizio di ogni storia, i personaggisono destinati ad esseretrasformati, decisi a sfuggire ad ogni fotografia. Diventano adulti come Mustapha o muoiono con l’ultima pillola di saggezza come il notaio Brambilla. Il caso più emblematico dell’oppressore che diviene oppresso.

Nessuno di questi individui – come accade spesso nella vita reale – si può definire del tutto buono o cattivo. Nella storia che chiude il libro, il gioco dei ruoli si completa e finiremo per parteggiare per colui che ci sembra “scorretto”, perché le buone intenzioni dell’altrodivengono noiosa ostentazione.

Qualche personaggio, proprio come il pedante politically correct dell’ultimo racconto, assomiglia all’autore, ma questo non è un libro autobiografico, semplicemente qualcuno di questi ha assorbito le stesse atmosfere, gli stessi luoghi e le esperienze di chi lo ha scritto.

 Alessandro Cobianchi

Avvocato, formatore, operatore sociale, una vita nell’associazionismo. Impegnato su temi come partecipazione, carcere, educazione alla legalità democratica, sia in Italia che all’estero.

Ha curato saggi, ricerche e dossier sui temi dei rifugiati e richiedenti asilo, dell’antimafia sociale, dei beni confiscati e ha collaborato alla produzione di documentari sui temi dell’identità, della radicalizzazione e dell’immigrazione.Un suo racconto, “Primavera”, è stato pubblicato nella raccolta “Non a caso”, Edizioni La Meridiana, 2017.

“Di versi diversi” è il suo primo libro di racconti.

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