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Danilo Rea e Barbara Bovoli incantano Molfetta Grande apprezzamento per l'omaggio a Enrico Caruso
Danilo Rea e Barbara Bovoli
23 dicembre 2021

MOLFETTA – Dopo la pausa forzata dello scorso anno, la Fondazione Musicale “Vincenzo Maria Valente” è tornata a proporre il suo concerto di Natale, da sempre sinonimo di Arte con la “A” maiuscola.

Tradizione, questa, rispettata anche nella serata del 21 dicembre con il concerto di Danilo Rea, uno dei più talentuosi musicisti jazz del panorama musicale internazionale, come dimostrano le sue collaborazioni con Chet Beker, Steve Grossman, Phil Wood, Joe Lovano, Gato Barbieri.

Ma il suo motto è sicuramente “libertà”, la libertà di spaziare con successo tra i generi più diversi, collaborando, ad esempio, con Mina, Fiorella Mannoia, Claudio Baglioni, Gino Paoli, Beppe Servillo.

A dividere la scena con Danilo Rea, l’eclettica attrice Barbara Bovoli. Anche lei vanta collaborazioni prestigiose, come con Giuseppe Pambieri, Lia Tanzi, Virginio Gazzolo, Gianfranco D’Angelo.

La regia è stata curata dalla validissima drammaturga Alessandra Pizzi, che, peraltro, ha già portato delle sue produzioni nella nostra città. Molti lettori ricorderanno, ad esempio, lo spettacolo “Uno, nessuno, centomila”, con uno strepitoso Enrico Lo Verso.

Lo spettacolo nasce a cento anni dalla scomparsa di Enrico Caruso e a trent’anni dall’incisione del capolavoro di Lucio Dalla dedicato al grande tenore.

Nel presentare il concerto, il direttore artistico della Fondazione Valente, Sara Allegretta, ha sottolineato come Caruso possa essere considerato un “visionario” perché ha fatto qualcosa che, a quell’epoca, nessun altro artista voleva fare: registrare la propria voce. Incise alcune arie d’opera su vinile nel 1902, a Milano, nella stanza d’albergo che l’anno prima aveva visto morire Giuseppe Verdi. Il tenore è emblema di un doppio riscatto. Innanzitutto, quello di una generazione di emigranti (per i quali, pur chiedendo compensi esorbitanti dagli impresari teatrali, poteva cantare gratis), poiché egli stesso ha lasciato la sua terra ed è riuscito ad affermarsi diventando un modello per i suoi contemporanei e non solo. L’altro riscatto è quello della musica napoletana, considerata una musica popolare ma che egli fa assurgere alla dignità dell’opera lirica, incise, infatti, 12 canzoni napoletane.

Il raffinato e suggestivo concerto ha ripercorso gli ultimi tre anni di vita del tenore, dal 1918 al 1921, visti attraverso lo sguardo e le emozioni di Dorothy Park, dal primo incontro con la “voce” di Caruso incisa su un vinile della Victor all’incontro reale, dal matrimonio alla nascita della figlia Gloria. Ma la loro felicità, come nella migliore tradizione del melodramma, è destinata ad essere breve: Enrico si ammala e a nulla servono le cure. Rispettando la volontà del malato, Enrico e Dorothy lasciano gli New York per tornare in Italia, dove Caruso morirà il 2 agosto 1921.

Il grande virtuosismo di Danilo Rea ha accompagnato l’intera narrazione. Senza spartito, con una libera, personalissima rilettura di brani, ha accostato brani jazz, lirici, pop, colonne sonore e musica napoletana avendo come canovaccio il monologo di Barbara Bovoli.

Così si sono intrecciati “Caruso”, “Vecchio frack”, “Toreador” e “Habanera” dalla Carmen, il “Va pensiero” dal Nabucco, “Moon River”, “Te voglio bene assaje”, “Silent Night”, “Amazing Grace” e perfino “I sogni son desideri”, a volte intervallando, altre sottolineando la recitazione.

Particolarmente emozionante si è rivelata “E lucevan le stelle”, dalla Tosca, che evoca il dolore dei protagonisti della narrazione. Le parole dell’aria pucciniana cantate dal protagonista Mario Cavaradossi (muoio disperato e non ho mai amato tanto la vita) evoca la morte di Caruso, che tante volte lo aveva interpretato sul palcoscenico e, al tempo stesso, il dolore di Dorothy (svanì per sempre il sogno mio d’amore).

L’attrice, dal canto suo, ha rivelato grande talento toccando tutte le corde delle emozioni, narrate ora con pathos ora con leggerezza e perfino con ironia e soprattutto condividendole con il folto uditorio.

Un concerto intenso, raffinato, coinvolgente: un grande regalo per quanti hanno voluto assistervi.

Ma gli appuntamenti della Fondazione Valente non terminano qui. Come hanno confermato il presidente Marcello Carabellese e il direttore artistico Sara Allegretta è già pronto il programma per il 2022, che prevede eventi, di diverse tipologie, distribuiti in tutto l’arco dell’anno, come lo spettacolo di Peppe Servillo o il Festival di musica sacra a Pasqua.

Alla serata hanno preso parte anche il sindaco Tommaso Minervini e il vescovo mons. Domenico Cornacchia, i quali si sono complimentati per l’iniziativa (tra l’altro inserita nelle manifestazioni di Molfetta in Luce) e hanno rivolto gli auguri istituzionali alla città.

@Riproduzione riservata

Autore: Isabella de Pinto
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