Speciale: Il Mezzogiorno d'Italia
Dal secondo dopoguerra al centrosinistra (II parte)
NAPOLI - 15.10.2007 Le prime elezioni parlamentari dell’Italia repubblica si sono tenute il 18 aprile del 1948. A conclusione di una lunga ed estenuante battaglia elettorale si afferma la Democrazia cristiana, conquistando la maggioranza assoluta dei seggi. Alcide De Gasperi (foto) può, così, governare il paese per l’intero mandato. L’affermazione della DC si spiega sia in base all’appoggio del clero, dell’Azione cattolica e dei Comitati civici, sia in base all’aperta linea politica filosovietica del PCI e del PSI, manifestasi in occasione degli scioperi politici contro il piano Marshall. Il governo De Gasperi, sostenuto anche dai liberali, dai socialdemocratici e dai repubblicani, porta a termine la ricostruzione del Paese e vara delle misure di importanza fondamentale per il Mezzogiorno: la riforma agraria e l’intervento straordinario. Tuttavia, bisogna osservare che gli indirizzi guida della ricostruzione non solo non attenuano il divario tra Nord e Sud, ma contribuiscono anche ad aggravarlo. Pasquale Saraceno denuncia il pericolo di uno sviluppo duale del Paese, nel caso in cui, da un’ottica puramente liberista, l’industrializzazione del Meridione sia lasciata alle sole forze imprenditoriali private. L’azione spontanea del libero mercato mostra tutti i suoi limiti e all’inizio degli anni ’50 le condizioni di arretratezza del Meridione si aggravano maggiormente. Necessita, invece, secondo Saraceno, una politica di ricostruzione equilibrata, capace di porre al centro dei processi economici la coeva industrializzazione del Sud, a partire da un programma politico che la assuma tra i suoi obiettivi prioritari. Nasce, così, nel dicembre del 1946 la Svimez, ossia l’Associazione per lo sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno. Salvatore Lucchese
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