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Cala S. Andrea, alle spalle del Duomo
24 agosto 2020

Ieri mattina in spiaggia, a Molfetta - per chi la conosce, sui frangiflutti alle spalle del Duomo - sono stata molestata. Sono stata molestata da un branco - perché di animali si trattava - di 6-8 uomini tutti sulla sessantina.

Il primo di loro, che avevo già visto nei giorni scorsi, si è piazzato a meno di due metri da me. Appena è arrivato ha iniziato a richiamare l'attenzione dei suoi amici, che stavano più lontani, tutti con le loro mogli: "Venite, venite a vedere lo spettacolo!".

Hanno iniziato ad avvicinarsi lentamente, io li percepivo alle mie spalle, li notavo con la coda dell'occhio. Alcuni di loro - tre o quattro - hanno iniziato a tuffarsi in acqua e a circumnavigare a bracciate lo scoglio sul quale mi trovavo, a pronunciare battute squallide e volgari in dialetto, con quel tono tipico delle mie parti composto più che da parole articolate da soni gutturali tipici di chi sta un paio di gradini indietro nella scala evolutiva rispetto al Sapiens. Si chiamavano l'un l'altro, ridacchiavano, indicavano.

La mia "colpa" era quella di essermi messa al sole in topless, su uno scoglio più lontano dagli altri, per rilassarmi e godermi la giornata e abbronzarmi come avevo voglia di fare.

Sono stata accerchiata da un branco, molestata verbalmente e con atteggiamenti disgustosi da uomini che erano al mare con le loro compagne e che non li hanno fermati; e non per gelosia, ma per incapacità di capire cosa i loro uomini e i padri dei loro figli stavano facendo a un'altra donna.

Nel frattempo scrivevo al mio compagno cosa stava succedendo, lui mi ha chiamato infuriato e preoccupato. Io l'ho rassicurato sul fatto che me la sarei cavata, li avrei ignorati o a un certo punto avrei reagito. Gli ho detto al telefono, alzando la voce, che avrei chiesto l'intervento dei Carabinieri se fosse stato necessario. L'ho detto a voce molto alta, in modo che sentissero, ma sempre dando loro le spalle, perché nessuno ha visto il mio seno nudo, ma solo la mia schiena e i miei glutei in un perizoma nero.

Questa mattina sono stata molestata da OTTO UOMINI, IN PIENO GIORNO, IN PIENO CENTRO, IN UNA SPIAGGIA PUBBLICA, A MOLFETTA. Perché prendevo il sole a seno scoperto, nel 2020.

Io non mi sono mossa di un metro, non ho indossato il pezzo mancante del costume nemmeno per tuffarmi in mare. Non mi sento scossa, sono solo incazzata. Sono incazzata per il fatto che questi luridi porci vadano in giro, con i loro decenni di vita sulle spalle, mogli e figlie e magari nipoti, a molestare delle donne. Perché se lo hanno fatto stamattina, lo hanno già fatto e lo rifaranno.

Da Molfetta, città turistica, A.D. 1250, è tutto. Stamattina in spiaggia, a Molfetta - per chi la conosce, sui frangiflutti alle spalle del Duomo - sono stata molestata.

Sono stata molestata da un branco - perché di animali si trattava - di 6-8 uomini tutti sulla sessantina. Il primo di loro, che avevo già visto nei giorni scorsi, si è piazzato a meno di due metri da me. Appena è arrivato ha iniziato a richiamare l'attenzione dei suoi amici, che stavano più lontani, tutti con le loro mogli: "Venite, venite a vedere lo spettacolo!".

Hanno iniziato ad avvicinarsi lentamente, io li percepivo alle mie spalle, li notavo con la coda dell'occhio. Alcuni di loro - tre o quattro - hanno iniziato a tuffarsi in acqua e a circumnavigare a bracciate lo scoglio sul quale mi trovavo, a pronunciare battute squallide e volgari in dialetto, con quel tono tipico delle mie parti composto più che da parole articolate da soni gutturali tipici di chi sta un paio di gradini indietro nella scala evolutiva rispetto al Sapiens.

Si chiamavano l'un l'altro, ridacchiavano, indicavano. La mia "colpa" era quella di essermi messa al sole in topless, su uno scoglio più lontano dagli altri, per rilassarmi e godermi la giornata e abbronzarmi come avevo voglia di fare.

Sono stata accerchiata da un branco, molestata verbalmente e con atteggiamenti disgustosi da uomini che erano al mare con le loro compagne e che non li hanno fermati; e non per gelosia, ma per incapacità di capire cosa i loro uomini e i padri dei loro figli stavano facendo a un'altra donna.

Nel frattempo scrivevo al mio compagno cosa stava succedendo, lui mi ha chiamato infuriato e preoccupato. Io l'ho rassicurato sul fatto che me la sarei cavata, li avrei ignorati o a un certo punto avrei reagito. Gli ho detto al telefono, alzando la voce, che avrei chiesto l'intervento dei Carabinieri se fosse stato necessario.

L'ho detto a voce molto alta, in modo che sentissero, ma sempre dando loro le spalle, perché nessuno ha visto il mio seno nudo, ma solo la mia schiena e i miei glutei in un perizoma nero.

Questa mattina sono stata molestata da OTTO UOMINI, IN PIENO GIORNO, IN PIENO CENTRO, IN UNA SPIAGGIA PUBBLICA, A MOLFETTA. Perché prendevo il sole a seno scoperto, nel 2020. Io non mi sono mossa di un metro, non ho indossato il pezzo mancante del costume nemmeno per tuffarmi in mare.

Non mi sento scossa, sono solo incazzata. Sono incazzata per il fatto che questi luridi porci vadano in giro, con i loro decenni di vita sulle spalle, mogli e figlie e magari nipoti, a molestare delle donne.

Perché se lo hanno fatto stamattina, lo hanno già fatto e lo rifaranno.

Da Molfetta, città turistica, A.D. 1250, è tutto.

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