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CRONACHE DAL CORONAVIRUS. Più importante il business o la salute? RESTATE INFORMATI MA RESTATE A CASA. Continua l’iniziativa dei giornalisti di “Quindici” a Molfetta
Tommaso Gaudio di "Quindici"
10 aprile 2020

MOLFETTA – Nell’ambito dell’iniziativa “RESTATE INFORMATI MA RESTATE A CASA” avviata dai giornalisti di “Quindici” a Molfetta per sensibilizzare i cittadini a restare a casa ad informarli pensiamo noi, pubblichiamo le CRONACHE DAL CORONAVIRUS, riflessioni del nostro redattore Tommaso Gaudio.

 

Da alcuni giorni i 'segnali' che gli esperti leggono nei dati dell'epidemia in Italia, giustificano un moderato, moderatissimo ottimismo. Non siamo ASSOLUTAMENTE fuori dall'emergenza; siamo solo in una fase che indicherebbe, se confermata, che le misure drastiche, le limitazioni adottate, i sacrifici richiesti e subiti, verosimilmente anche più stringenti di quelle per un conflitto armato, confermano le scelte fatte.

Qualche giorno fa, avevo concluso una mia riflessione con una frase banale?, di quelle "fatte"?: ..."nessuno si salva da solo!"
Insieme: Governo, Enti locali, Organizzazioni sociali, Cittadini, tutti abbiamo capito che la situazione non è solo grave, può, se non gestita a dovere, diventare irreversibile, catastrofica! Dunque, CHIUSURA TOTALE PER EMERGENZA.

Tutti abbiamo collaborato; si contano migliaia di vittime, migliaia di contagiati, con epicentro più virulento, in alcune Regioni del Nord. Danni all'economia già ingentissimi, inquantificabili. Per effetto del flebile miglioramento del trend, si è cominciato a 'parlare di "fase 2"'. Che sarebbe poi una prudente, non generalizzata riapertura delle attività; una cosa RAGIONATA SCIENTIFICAMENTE.

È bastato questo per scatenare il caos. Le Regioni del Nord dove, come detto, ancora i dati sono bi-univoci, cosa che forse altera statisticamente anche la 'statistica nazionale', e le Organizzazioni imprenditoriali, forti del fatto che rappresentano circa la metà del P.I.L. e della ricchezza nazionale, in controtendenza con la prudenza di CONFINDUSTRIA centrale, avrebbero chiesto senza se e senza ma di riaprire tutto (con alcuni, fondamentali crismi dell'emergenza).

Le Opposizioni, LEGA in testa, hanno appoggiato la tesi, cosa che destabilizza il quadro della gestione dell'emergenza che è ancora di là da essere chiaro. Vedremo come finirà.

In un momento come questo, di transizione di un'emergenza, aprire fronti DIVERSI da quello sul quale Governo, circa 60 milioni di Cittadini, chi più, chi meno, stanno combattendo, con migliaia di vittime, centinaia di eroici caduti fra medici e personale sanitario in generale, può significare ben più che la perdita di ulteriori "punti di PIL", tanto cari a coloro che rivendicano una primazia sulle scelte strategiche che non competono solo a chi detiene il "bastone" della 'metà della produzione di ricchezza nazionale', ma solo ed esclusivamente a chi ha la responsabilità della gestione del quadro d'insieme dell'emergenza "biblica" che sta affliggendo l'Umanità intera.
Se si rompe l'incanto, definisco così quanto, con sofferenza di tutti, stiamo subendo, dimostrando davvero che l'Italia è una, dalle Alpi a Lampedusa e che se sta male un Lucano o un Abruzzese, in queste condizioni, non è detto che un Piemontese o un Lombardo potrebbe passarsela meglio, almeno finché VIGE IL CONCETTO DI NAZIONE, i danni materiali, istituzionali, politici e sociali non si limiteranno SOLO a qualche punto di PIL, ma si minerà l'intero SISTEMA.

Sono un modestissimo 'osservatore', ma persino dal basso della mia incompetenza percepisco che, nelle condizioni descritte, potremmo pagarla davvero cara. Ma, come già detto altre volte, io sbaglio spesso le mie diagnosi e, stavolta spero proprio di mantenere la posizione.

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